Racconti

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Una strana settimana

di Maria Vittoria Morokovski

 

Valeria era una bella donna di trentacinque anni, all’apice della sua femminilità e della carriera, stava per sposarsi, credeva di aver raggiunto tutti gli obiettivi che si era prefissata, aveva lavorato sodo e riteneva di essersi meritata il benessere e la felicità.

Non aveva fatto i conti con la volubilità maschile e quando il suo fidanzato decise di tornare a stare con la prima moglie tanto vituperata fino a quel momento per Valeria era stato molto doloroso e inatteso.

Tutte le sue certezze vacillarono, seguì un lungo periodo di solitudine, lasciò il lavoro e gli amici e per molto tempo nessuno riuscì né a vederla né a sentirla.

Quel giorno però Valeria aveva deciso di dare un colpo di spazzola ai suoi ricordi e di fare una pazzia, dopo essersi vestita con cura, aver cambiato tinta e pettinatura, era entrata nel concessionario di auto di lusso davanti al quale, spesso, si era fermata per ammirare le splendide vetture esposte.

Valeria aveva messo da parte del denaro per il figlio che aveva sperato avere da lì a poco e, con un gesto inconsueto per lei, sempre così ragionevole ed accorta, come a seppellire le sue speranze, acquistò un’auto vistosa e costosissima.

Il cuore le batteva forte, mentre firmava quel folle assegno, ma il suo viso non dava segni d’emozione e la mano non tremò.

Per lei quel gesto era come seppellire una parte di sé, l’inizio di una nuova vita, un’auto non era un uomo da amare, né un figlio da crescere, ma era libertà, inconsapevolezza, avventura.

Tutte cose che, fino a quel momento, s’era negata.

Quando il giovane che la guardava da un po’ le si avvicinò, Valeria sobbalzò, mostrando per un attimo la reale tensione di quel momento.

Ma il sorriso di quel ragazzo era rassicurante, si stava complimentando con lei per la scelta fatta, le stava mostrando l’auto che aveva comprato lui e la stava invitando a festeggiare i loro acquisti insieme.

Valeria accettò, il giovane si era presentato come il proprietario di un elegante negozio di pelletteria del centro, negozio che lei conosceva e dove aveva acquistato spesso oggetti per regali importanti, non c’era motivo di rifiutare ed era un’occasione per non pensare ed iniziare ad avere nuove conoscenze.

L’aperitivo fu piacevole, Claudio le raccontò la storia della sua famiglia e com’era giunto a dirigere l’azienda a soli 27 anni, ora ne aveva 32 e sembrava contento del suo lavoro e della sua posizione, poi le aveva parlato delle prestazioni delle loro automobili; all’aperitivo seguì un ottimo pranzo in un costoso ristorante alla moda; il giovane sembrava brillante e discreto e non le chiedeva nulla, Valeria gliene era grata, le impediva di pensare e ricordare e quando le propose di fare un week-end con degli amici, si sorprese di aver accettato, prima ancora di averci pensato.

Il pomeriggio fu altrettanto gradevole, una serie di presentazioni a giovani e ricchi imprenditori o artisti alla moda; nessuno le chiese nulla, tutti parlavano di lavoro, viaggi e conoscenti, un po’ come se lei non ci fosse.

Non fu sorpresa il giorno dopo quando il fioraio le portò uno splendido mazzo di fiori bianchi, né le orchidee del giorno che seguì.

Valeria si meravigliava solo di se stessa, non si conosceva così, un po’ superficiale, un po’ troppo disponibile, un po’ avventata.

Claudio non le piaceva fisicamente, la lusingava, le ridava fiducia nel suo fascino, ma qualcosa non la convinceva, era gentile, ma andare con lui a fare una vacanza, da gente che non conosceva?

Una cara amica di sua madre le consigliò di accettare, non era più una bambina, il giovane era conosciuto e sembrava una persona a modo, era ora che trovasse un altro compagno, chiodo schiaccia chiodo, ed altre argomentazioni del genere, finirono con avere la meglio sulle sue reticenze.

Arrivò il giorno della partenza, Claudio giunse sulla sua costosissima auto nuova, era elegante, ma sobrio, né lui, né l’auto erano vistosi; Claudio sembrava non voler ostentare la sua agiatezza.

Era un punto a suo favore e Valeria si accomodò più rilassata sul sedile a fianco al suo; Claudio guidava bene e, quando non parlava di lavoro, era taciturno, la cosa non le dispiaceva, le dava modo di osservarlo meglio: non era certo un adone, non molto alto, un viso irregolare, un sorriso non coinvolgente, buon gusto, eleganza e buone maniere però, sopperivano alla carenza di fascino.

Era un bravo ragazzo concluse Valeria, quello che ci voleva in un momento come quello, dopo essere stata brutalmente lasciata da un uomo, certo più affascinante e magnetico, ma ben poco sensibile e certo non innamorato.

Dopo aver valutato il suo compagno Valeria pensò a se stessa, di sé le piacevano gli occhi grandi, i capelli mossi e la statura, non era contenta delle sue gambe, un po’ troppo tornite, i denti avrebbero dovuto essere più bianchi e dritti, ma il naso era perfetto e, Valeria pensò, che nel complesso, Claudio non avrebbe fatto un cattivo affare, mettendosi con lei.

Lui non l’aveva mai parlato d’amore, non ancora, ma era certa che lo avrebbe fatto…Valeria non aveva dubbi.

Avevano lasciato Milano alle spalle e si stavano dirigendo verso il mare, la giornata era tersa e tiepida, come solo alcune giornate primaverili sanno essere, Valeria, per interrompere quel silenzio un po’ troppo lungo, tentò di fargli qualche domanda sulla sua famiglia, ma le risposte furono laconiche ed evasive, allora passò a domande generiche sulle sue preferenze musicali, ma a Claudio, la musica sembrava non interessare molto; quando finalmente si fermò in una piccola osteria dopo aver fatto una lunga salita su per gli Appennini, il suo volto sprigionava, finalmente, entusiasmo e soddisfazione.

Era felice come un bambino cui avevano appena regalato un giocattolo tanto desiderato: l’osteria era davvero particolare, il paesaggio era splendido, il cibo semplice ma gustoso e difficilmente reperibile altrove, il vino di primissima qualità.

Il ghiaccio si sciolse ed entrambi godettero di quel pranzo e del momento sereno, chiacchierando finalmente, come vecchi amici, del più e del meno.

Quando parlarono di moda, Valeria fu divertita e sorpresa, che, per l’intimo maschile, fossero tornate di moda le camicie da notte, il suo grande infelice amore non aveva mai indossato altro che la sua pelle abbronzata per andare a letto e Valeria rise di gusto pensandolo con una camicia da notte, anche se firmatissima.

Claudio, magrolino e pallido, le sembrava forse più adatto all’indumento, tuttavia non poteva trattenersi dal ridere immaginandolo, magari, con una papalina.

Dopo averlo visto quasi offeso per la sua ilarità, Valeria si ricompose, si stava facendo sera e ancora non sapeva quale fosse la loro destinazione finale, dei fantomatici amici poi non si vedeva neppure l’ombra.

Valeria non si sorprese quando Claudio le confessò, arrossendo, che l’invito degli amici era stato uno stratagemma per stare con lei, né s’imbarazzò più di tanto vedendolo parcheggiare nel parco di un magnifico albergo.

Previdente, Claudio aveva prenotato una suite, così non si pose il problema della camera singola, matrimoniale o a due letti.

Valeria, più che emozionata, era curiosa di vedere come sarebbe andata a finire quella bella giornata, e decise di non prendere posizioni ed aspettare le mosse di Claudio, che sembrava imbarazzatissimo.

Valeria indossò una bellissima camicia da notte, ordinata a Firenze, in occasione delle nozze mancate, non senza una certa tristezza, che respinse decisamente pronta ad affrontare il nuovo amante e a cercare di dimenticare il passato.

Sapeva di essere molto carina, si spazzolò con cura i capelli e s’infilò nel grande letto con vista panoramica; non era mai andata a letto con uno quasi sconosciuto che non le aveva mai parlato d’amore, ma questa volta era meglio così, si disse, e aspettò gli eventi.

Claudio emerse dal bagno profumato ed agghindato con un pigiama a pantaloncini corti, Valeria lo immaginò con la camicia da notte, la papalina ed una retina per tenere in ordine i capelli e fece molta fatica a non ridere di sé e della situazione in cui si era cacciata.

Educato e gentile, lui le chiese se poteva dormire con lei, Valeria sorrise, forse era timido, forse era troppo innamorato per osare, forse era solo molto bene educato, era questo che le piaceva di lui, oltre all’ottima colonia.

Quando lui le si sdraiò accanto, Valeria, per un attimo, avrebbe voluto fuggire e non essere lì, ma quando lo vide inforcare gli occhiali e mettersi a leggere il giornale chiedendole se le dava fastidio la luce, si tranquillizzò, seppure meravigliandosi un po’.

Dopotutto, forse era meglio così, poco dopo si addormentò serena e contenta.

La mattina dopo il sole era splendido, la colazione fu abbondante e buonissima, Claudio sembrava molto felice e affettuoso, le fece dei complimenti e le promise di portarla in posti che, sicuramente, lei non aveva mai visto e mantenne la parola.

Ottimo pilota, attento ai particolari, sensibile ai paesaggi, raffinato conoscitore di cibi e bevande, troppo serio e maturo per la sua età, Claudio cominciava a piacerle e ad incuriosirla.

Quando andarono a salutare un suo amico pittore fu davvero una bella serata.

Il pittore era alto, aveva lunghi capelli mossi e nerissimi come i sui occhi, un fare da maschio ed un abbigliamento un po’ effeminato, che creava un contrasto interessante, portava attillati pantaloni rossi con una strana larga camicia orientaleggiante, faceva discorsi da uomo vissuto, raccontava le sue esperienza di viaggio in modo coinvolgente.

I due dovevano conoscersi da qualche tempo ed essere intimi amici, cosa che sorprendeva molto Valeria, che non riusciva a trovare alcun’affinità tra loro.

Il sospetto che potessero essere amanti la sfiorò, ma perché presentarla?

Il pittore poi era stato gentilissimo e sembrava contento di vederli insieme, se fossero stati intimi, la sua cordialità avrebbe avuto qualche venatura di non autentico e Valeria pensava di conoscere abbastanza gli uomini, per accorgersene.

Valeria dimenticava come avesse capito poco del proprio uomo, ma, in quel momento, Claudio era riuscito a non farla pensare al passato.

Valeria stava iniziando ad apprezzarlo sempre più a trovare la sua tattica intrigante e intelligente.

La sera, in un altro albergo, altrettanto bello, anche se senza parco, lui la invitò in un locale notturno, ma non la fece ballare, eppure tutti lo conoscevano e doveva essere un cliente abituale.

Valeria si sentiva un po’ esibita e pensò, che se Claudio era gay, forse voleva mostrarsi in giro con una donna per motivi suoi, ma non finì di pensarlo che lui le stava offrendo dei fiori e le stava dicendo che non era mai stato così bene con nessun’altra.

La notte fugò ogni dubbio, Claudio seppe proporsi e fu un tenero appassionato amante.

Valeria era stordita, a letto non aveva certo partecipato con il trasporto e con la passione di prima, ma si era sentita amata e desiderata ed aveva risposto con sincera gratitudine e “quasi” amore.

Tra loro si stava creando un’intimità rara, semplice e naturale, senza parole e senza smancerie, gesti mirati, attenzioni, fiducia e un po’ di complicità.

Fu lei a cedere e a raccontargli molto di sé, lui seppe ascoltare, dire la parola giusta, accarezzarla e farla stare bene, tanto che al terzo giorno Valeria cominciò a sperare che la cosa potesse durare e crescere, Claudio iniziava a sembrarle una persona straordinaria e, anche se lui non gliel’aveva mai detto, si sentiva di appartenergli un po’, inoltre, visto che il tutto era partito da lui, dava per scontato che lui si sentisse legato a lei.

Così volò un’intera settimana, quando Claudio la lasciò sotto il portone di casa sua, salutandola con un casto bacio, Valeria non chiese neppure quando si sarebbero risentiti.

Era scontato che sarebbe stato presto…

Erano scontati anche i fiori che arrivarono poco dopo…

Quello che non era scontato fu il silenzio successivo, Valeria pensò che avesse del lavoro arretrato, ma una telefonata non gli avrebbe fatto perdere troppo tempo...

Dopo qualche giorno decise di passare per il suo negozio, sfortunatamente non c’era.

A malincuore, decise di telefonargli, e le rispose una voce gentile e distaccata, che sosteneva d’avere molto da fare.

Valeria non si arrese, tornò al negozio, vi trovò anche il pittore, sentì che organizzavano una vacanza in Brasile, propose di andare con loro, le risposero che era un viaggio di soli uomini, furono tutti molto gentili; Claudio le regalò anche una bella borsetta; fu congedata con garbo e cortesia.

Certo l’avrebbe richiamata…

Non fu così…Valeria si domanda ancora cosa abbia voluto significare quella settimana in cui stava per innamorarsi ed affezionarsi ad un ragazzo che sembrava troppo serio per la sua età, che diceva di indossare volentieri le camicie da notte, che aveva molti amici maschi, che organizzava viaggi per soli uomini e che, in fondo, non le aveva raccontato nulla di sé.

Era gay? Era un pedofilo? Era uno strano?

O semplicemente si era stancato di lei?


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