Racconti

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Una canzone

di Maria Vittoria Morokovski

 

Me ne sto curva sul mio computer come ogni sera, sono stanca eppure continuo a picchiettare sui tasti, la schiena mi duole, dovrei sdraiarmi, stendermi sul letto e vuotare la mente, liberarmi dall’assurda competizione che ho ingaggiato con le mie forze ed il tempo, forse mi sto drogando di computer, lavoro e sigarette.

Lento suicidio che t’impedisce la consapevolezza della tua esistenza, finisci una cosa e pensi all’altra che ti sei imposto di realizzare.

Che cosa succederebbe se un giorno, non facessi tutte le cose che mi sembrano indispensabili per mettere a posto la mia coscienza, per poi crollare stremata, convinta, che non avrei potuto fare di più né meglio?

So benissimo che non è così, che questa corsa affannosa non mi porterà da nessuna parte, che la schiena farà ogni giorno più male, che lavorare quando si è stanchi non è produttivo, ma devo tacitare i miei fallimenti e non mi permetto un attimo per considerarli, non ho capito perché tutto d’un tratto mi sembra diverso, perchè i rapporti con le persone, sono altro da quello che vorrei, mi domando perché quando amo vengo respinta e se non amo sono apprezzata, perché non importa assolutamente a nessuno della mia esistenza.

Neanche quello che faccio, pare, serva a qualcuno, meno che meno a me stessa, allora perchè insisto?

Per quanto riguarda gli altri, oramai non mi chiedo neppure se è colpa mia o loro, so che quando vorrei che i rapporti fossero sereni e assecondo le necessità altrui è la volta che vengo decisamente fraintesa, se mi chiudo a riccio tutto sembra funzionare meglio, so di diventare peggiore, che l’altruismo che mi contraddistingueva e mi faceva sentire migliore è stato catalogato come debolezza o peggio delirio di onnipotenza, che qualche mia ribellione è stata interpretata come arroganza, che le mie preghiere non sono mai state esaudite ed i tentativi di chiarimenti spesso ignorati, derisi e travisati.

Succede anche agli altri o succede solo a me?

Alla fine per non perdere le persone care ti isoli e cerchi di non voler bene per non soffrire.

Mi è successo con gli uomini, poco male, quante persone sbagliano partner!

Allora come mai quando mi affeziono ad un bambino i genitori pensano che voglia togliere loro il suo affetto ed evitano di farmelo incontrare?

Va peggio se il bimbo i genitori non li ha, allora qualcuno dice che lo uso per avere compagnia, poco importa se gli ho dedicato tempo ed amore.

E gli amici? Agli amici non devo abituarmi troppo, non devo creare consuetudini, arrivano e scompaiono senza un apparente motivo, poi magari riappaiono ed io resto sbigottita ed attonita e smetto di domandarmi cosa li abbia fatti avvicinare, allontanare e tornare.

Poco importa, ho i miei pensieri, il mio computer, il mio scrivere.

La televisione accesa mi tiene compagnia, non la guardo mai, a volte l’ascolto, anche questo di rado, perché non mi compro una radio?

Costerebbe meno e farebbe lo stesso rumore, non darebbe in continuazione notizie di orrori che oramai si susseguono con una rapidità vertiginosa per cui non si fa a tempo di riprendersi da un dolore che se ne prova un altro maggiore.

Vorrei anche capire perché alcune cose terribili mi scivolano addosso ed altre mi turbano il sonno, come mai una notizia orribile stimola solo il mio cervello ed un’altra mi fa piangere, qualcuno direbbe: “senza motivo”.

Sembra anche strano piangere per i dolori del mondo, per l’assenza di Dio.

Penso che, se siamo fatti a sua immagine, non abbia proprio di che vantarsi, questo povero Dio dimenticato troppo spesso, e ricordato solo per fare del male o per chiedere soluzioni che non sappiamo trovare da soli.

Ecco che ricomincio a pensare, invece non dovrei, sono stanca e la schiena duole sempre più, ogni tanto si aggiunge qualche altro doloretto e qualche altro pensiero di difficile interpretazione.

Alla televisione cantano una canzone, la conosco, non è una delle mie preferite, non mi ricorda notti appassionate o balli voluttuosi, ma è dei miei tempi, dei tempi in cui amavo ascoltare canzoni, da sola, con gli amici, mi ricordo persino che spesso cantavo, avevo amici che suonavano la chitarra ed io li accompagnavo, ma quando accadeva tutto questo?

L’ho forse sognato?

Da quando non ascolto più una canzone con qualcuno?

E da sola?

Chi ha portato via le mie canzoni?

È forse stato il primo amore?

No, dopo di lui ho ballato ancora!

Mentre scrivo, cerco di ricordare: era il tempo di Fabrizio De Andrè, lo avevo anche conosciuto, c’eravamo incontrati in un ristorante cinese, lui era con la moglie ed io non ero più con il primo amore, ma abbiamo cantato insieme, ricordo, era un mio compleanno!

Chi era con me allora?

Un caro amico, con lui cantavamo canzoni sudamericane, i suoi compaesani assicuravano che mi muovevo come una di loro, quando ballavo le loro struggenti melodie.

Che fine avrà fatto anche lui, sembrava innamorato, forse lo era, non me lo ha mai detto, un giorno è sparito ed ha portato con se i suoi ritmi e le sue note.

Il grande Amore forse, è stato lui a portarmi via le mie canzoni?

Anche se lo avesse fatto n’avrebbe portato via solo tre, da allora non le ascolto più, ho paura che possano fare male.

Allora chi?

Non certo l’amico con cui sperimentavo il napoletano, lui cercava d’insegnarmi il dialetto ed io mi vendicavo con le canzoni di Edith Piaf e le romanze russe, quante serate passate con gli amici disturbando i vicini con dischi e chitarre.

Neppure la solitudine mi ha portato via la musica, ricordo quando scrivevo allora, tanto tempo fa, avevo bisogno d’atmosfera ed ascoltavo complessi di cui non ricordo il nome o meglio, temo di non saper scrivere.

Mia madre forse?

Neppure lei che mi ha fatto crescere con Chopin, Verdi e Rachmaninoff, mi raccontava di avermeli fatti ascoltare anche quando non ero nata, qualcuno le aveva assicurato che ai feti bisogna mostrare cose belle e far ascoltare buona musica, molti l’avevano presa in giro per questo, ma aveva ragione.

Chissà perché quando si fanno cose meravigliose spesso si è derisi?

Allora chi mi ha tolto la gioia di ascoltare musica, perché non lo faccio più?

Forse tu, ultimo, amore mio?

Sbagliato, feroce, cattivo, con la tua indifferenza, quante canzoni mi hai fatto ascoltare?

Troppe, amore mio, talmente tante, che ogni canzone che sento mi parla di te, anche se non l’abbiamo mai ascoltata insieme, tu non mi hai portato via solo il desiderio, la gioia, la speranza, la passione, l’attesa, l’esaltazione, la disperazione, la realtà e la fantasia, quello che mi hai portato via e che forse fa più male è la voglia di sentire canzoni.

Per cancellare te ho eliminato i libri ed i film che parlano d’amore, non frequento coppie, per non sentirmi sola, e… non ascolto più musica.

In macchina ho ancora le nostre due cassette preferite ed in cantina ho ancora il disco che ascoltavamo senza posa, facendo l’amore, le cassette in macchina a volte le ascoltavo, mi riempivano il cuore di emozioni ed era come se corressi da te e dovessi vederti apparire al primo semaforo a chiedermi un passaggio, io però sbagliavo strada e non t’incontravo mai.

Non ho più neppure la segreteria, prima quando sul nastro trovavo una canzone sapevo che eri tu, ora la segreteria non c’è, non so se l’ho tolta per non sentirti più o per paura che tu non vi registrassi più canzoni per me.

Stasera ho deciso, anche se, a volte, non potrò non fare i conti con il tuo fantasma, cercherò di riappropriarmi della musica, proverò ad ascoltarla senza piangere o diventare più triste, cercherò di non pensare a te e forse ci riuscirò.


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