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Presentati agli utenti di GCwriter.com.
Ciao, sono Stella.
Cosa fai per vivere?
Rubando spietatamente il copyright di questa affermazione posso dire che non
vivo: sopravvivo.
So che la scrittura è una tua grande passione.
Ah,
e chi ha fatto la spia?
Cosa hai pubblicato?
Una
raccolta di poesia, “Ho smesso di scrivere poesie”, per Il Foglio nel 2004, un
e-book sempre di poesia, “Poesie il cui tema è una rovina”, scritto a quattro
mani con il poeta Roberto di Pietro per Kult Virtual Press nel 2006 e, da
qualche mese, è uscita la raccolta di racconti di autori vari da me ideata e
curata, “Tempo scaduto, 12 racconti per un anno disallineato”, per Eumeswil
Edizioni. Altre cose fluttuano nella rete o sono sparpagliate in antologie e
riviste poetiche o di narrativa.
Parla di “Tempo scaduto, 12 racconti per un anno disallineato”, l’antologia di
racconti che hai curato per le edizioni Eumeswil.
Il
tema della raccolta parte da una mia “fissazione”, se così si può dire, sul
tempo. Cos’è, dove va, perché esiste e come. Così ho chiesto anche ad altri di
raccontarmelo. In quarta di controcoperta ho scritto che gli autori parlano del
nostro tempo, ma l’idea non era quella di fornire uno spaccato dell’epoca
contemporanea: ho chiesto di raccontare il sentimento del tempo e di
riflesso è venuto fuori un ritratto del nostro tempo, delicato e malinconico.
Chi sono gli autori e come li hai “scovati”?
“Tempo
scaduto nasce” da una costola di “Dammi spazio”, l’antologia che nel 2003 ha
tenuto a battesimo la collana omonima de Il Foglio curata da Alberto Ghiraldo.
Parallelamente Alberto aveva aperto un blog su cui la maggior parte degli autori
(Fernando Bassoli, Giuseppe Mauro, Stefano Lorefice, Fabio Beccaccini, Simone
Ciclitira, Andrea Malabaila, Gabriele Dadati, Gianluca Mercadante, lo stesso
Ghiraldo) si ritrovavano per scambiarsi opinioni. Gettai la proposta di
realizzare un calendario letterario per conoscersi meglio e questi autori
l’accolsero con entusiasmo. L’idea del calendario si è poi evoluta col tempo,
anche se ha mantenuto alcune caratteristiche, come il tema e il numero dei
racconti, appunto. La squadra si è poi completata con autori come Marco Nardini
e Gianmichele Lisai provenienti da un altro progetto importante, “Semi di
ficodindia”, un’altra antologia uscita nel 2005 per Nuovadimensione che aveva
chiamato in causa alcuni dei “miei” stessi autori quasi contemporaneamente. È
stato un po’ come scegliersi a vicenda. Abbiamo, poi, anche un esordiente
d’eccezione, Marco Costantini, al suo primo racconto, ma con anni e anni di
esperienza e successi cantautoristici.
Da curatore a curatrice: quali difficoltà hai incontrato durante
l’“assemblaggio” del libro?
Mah, nessuna direi. Gli autori sono stati molto disponibili sia dal punto di
vista professionale che da quello umano. Hanno lavorato e collaborato con grande
dedizione ed entusiasmo.
Quali le soddisfazioni?
Quella di aver “confezionato un prodotto” di qualità.
Hai già in mente altri progetti da curare?
Ovviamente sì, ma non te li dico. Un po’ per scaramanzia, un po’ perché sai
com’è: da curatrice a curatore…
Se non erro hai un romanzo nel cassetto. Di cosa parla e perché un editore
dovrebbe pubblicarlo?
E
chi non ha un romanzo nel cassetto? Per quanto mi riguarda credo che sia
prematuro parlarne, non solo per le motivazioni di cui sopra.
Perché un editore dovrebbe pubblicarmi? Ah, guarda, non ne ho idea, il mio
lavoro è “scrivere”.
Cosa pensi della scrittura su internet?
La
rete è sicuramente uno dei più diffusi strumenti di ricerca degli ultimi tempi.
Credo che ogni autore faccia bene a crearsi uno spazio autogestito in cui
mostrare ciò che produce e confrontarsi con i “lettori”. Ma deve essere appunto
una vetrina.
La
letteratura, quella, è un’altra storia.
Intervista rilasciata il 12 giugno 2007 |