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Simona Vassetti su “Pensieri di vetro”.
a
cura di Gennaro Chierchia
Perché questo titolo per la tua seconda raccolta di racconti?
Perché questa raccolta contiene nove racconti con analoghe caratteristiche: sono
storie che raccontano d’uomini e donne, tutti fotografati in un momento cruciale
della loro vita, che reagiscono ai mille pensieri che affollano le loro menti,
pensieri che risultano fragili, delicati, struggenti, osceni.
In apertura c’è una citazione di Raymond Carver: quanto ha influito il celebre
costruttore di short story sulla tua scrittura?
Nonostante sia una lettrice instancabile, l’incontro col maestro americano è
stato sconvolgente. Ho sempre amato scrivere racconti, anche brevissimi, per la
loro velocità di arrivare al lettore. Da quando ho letto Raymond Carver poi,
credo che il mio modo di scrivere sia mutato. Le mie storie intimiste
istintivamente si sono trasformate e sono diventate storie ordinarie che spero
coinvolgano il mio lettore proprio come i racconti di Carver hanno coinvolto ed
affascinato i suoi.
…che anche il mio lettore resti quel paio di momenti in silenzio a riflettere...
La prefazione è del sempre più quotato Maurizio de Giovanni, un nome che si sta
facendo rapidamente strada nell’odierno panorama letterario: come è avvenuto
questo “contatto”?
Il nostro primo incontro è stato un sorriso.
Entrambi finalisti nell’antologia Vedi Napoli e poi scrivi ed. Kairós,
(che poi l’ha visto vincitore nella sezione racconti brevi), abbiamo avuto modo
di conoscerci ai vari incontri ed alle presentazioni della succitata antologia
curata da Aldo Putignano, coordinatore di Homo Scrivens di cui faccio parte.
Desideravo fosse un uomo a leggere i miei racconti perché spesso sono degli
uomini ad essere i protagonisti delle mie storie, volevo che lo facesse uno
scrittore di cui ho stima e che non fosse influenzato dal genere e dallo stile
di scrittura da me utilizzati. Che lui abbia accettato con gioia è stato un
chiaro segnale di una profonda amicizia.
L’uscita del libro è stata preceduta dal “singolo” Matricole, distribuito
gratuitamente dalla casa editrice. Come è andata questa iniziativa?
Trovo
che l’iniziativa delle editrici di Scrittura&Scritture, Eliana e Chantal
Corrado, possa essere un esempio di come una giovane casa editrice inviti i
giovani alla lettura ed anche alla scrittura. La distribuzione è stata ben
accetta presso le facoltà di Lettere Antiche e di Legge e presso le numerose
librerie di via Mezzocannone. I ragazzi sembrano aver gradito l’iniziativa, non
solo perché l’impaginazione del racconto era accattivante, un vecchio libretto
universitario, e perché il racconto fosse breve e si parlasse proprio di una
fila all’Università, ma perché chi studia letteratura ama anche scrivere e
confrontarsi. Inoltre sapere che esistono case editrici che leggono
gratuitamente i manoscritti è uno stimolo maggiore per provarci. Inoltre l’idea
è ottima anche dal punto di vista pubblicitario e non va trascurata in un
panorama letterario ottuso e fomentato solo dai suggerimenti preconfezionati
dalla televisione o dai giornali.
Qual è il racconto di cui sei più orgogliosa e perché?
I racconti sono stati scritti in periodi diversi e li ho amati tutti
profondamente. Però direi l’ultimo che ho scritto in ordine cronologico, Una
scomoda eredità, perché è un rapporto complesso tra una madre ed un figlio
adulto. Buona ambientazione, dialoghi serrati, ritmo coinvolgente.
Analizzando il racconto so che è nato in seguito all’elaborazione di un lutto, e
all’idea che, come madre, si possa fallire nel difficile compito di rendere un
figlio una persona adulta, indipendente, intraprendente.
Una riflessione temibile per ogni genitore: “Mio figlio era vissuto senza che
né io né suo padre gli avessimo insegnato ad amare, e lui era cresciuto pensando
di essere stato amato dalle persone sbagliate e per le ragioni sbagliate. Per
questo era fuggito, perdendoci di vista, ed ora eravamo degli estranei in
maniera profonda, impenetrabile.”
Che progetti letterari hai per il futuro?
Sto revisionando il mio primo romanzo sperando venga pubblicato, ma non
prendermi per una che si è montata la testa se ti dico che sarebbe la trama
ideale per un film di Ferzan Ozpetek.
Sognare è una cosa bellissima che nessuno ci può impedire, e poi il sogno sta
stimolando molto l’attuale fase di revisione.
Intervista rilasciata
il 26 aprile 2007 |