Interviste

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Simona Vassetti

a cura di Elena Liguori

 

Ha pubblicato il racconto “Lontana dal cuore”, inserito nella raccolta “Bambine cattive”, il libro sul fumetto “Diabolik”, la monografia su “K. Kieslowski”, entrambi con l’editore Tesauro, la raccolta di racconti “Controtempo” edito dalla Montedit, il racconto erotico “Dietro il sipario”, della collana Raccontando della Effe2 di Piacenza. Fa parte della compagnia di scrittura Homo Scrivens, di cui hanno pubblicato il libro di riscritture letterarie “Faximile”. Collabora con riviste e siti letterari, scrivendo recensioni cinematografiche e letterarie.

 

Ha sempre avuto come aspirazione quella di scrivere?

 

Sono sempre stata attratta dalla penna, dalla matita, dai pennelli… La verità è che ho cominciato con i diari.

 

Perché scrive?

 

Non posso farne a meno, è un’esigenza fortissima.

 

Cosa la spinge a farlo?

 

Il desiderio puro di esprimere idee, condividere esperienze, cercare di regalare emozioni.

 

Cosa prova quando scrive?

 

Un senso di libertà e di immensa serenità; mi sento piena.

 

Come ha cominciato a scrivere?

 

Una poesia ascoltando la canzone “Luna” di Gianni Togni.

 

È stata lei a scegliere, in “Faximile”, di voler riscrivere un racconto di Marcel Proust? Se sì, perché?

 

Concordemente con il coordinatore dell’antologia, Aldo Putignano. Desideravo cimentarmi in una riscrittura di Carver, ma Proust è un autore che ho molto amato al liceo e poi è francese…

 

Si è subito sentita a proprio agio quando ha avuto a che fare con il modo di scrivere di un altro autore o ha provato disagio all’inizio?

 

Devo dire che mi sono sentita a mio agio, forse perché conoscevo l’autore anche se non i suoi racconti. Lo stile però mi era noto e la storia decisamente mi piaceva, da cui l’idea della riscrittura come continuazione del racconto.

 

Quali sono i suoi autori preferiti e perché lo sono?

 

Attualmente Carver, maestro indiscusso delle short story perché adoro il suo stile e i suoi finali, Paul Auster soprattutto per le sue storie noir, Stefano Benni scanzonato ed ironico autore italiano, la Allende fino al romanzo “Paula”, il grande Marquez per le sue splendide storie, l’attualissimo John Fante, l’incomparabile Kafka con i suoi racconti e romanzi, Josephine Hart perché è l’unica autrice che mi mette la pelle d’oca, Kundera per la sua leggerezza nel trattare temi “pesanti”, ed in ultimo la new entry Michael Cunningham, il suo “Le ore” è la migliore riscrittura che abbia mai letto e poi di Virginia Wolf.

 

C’è un libro in particolare che significa molto per lei? Se sì, quale e perché?

 

“Da dove sto chiamando”, antologia dei racconti di Raymond Carver, e “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Kundera, letto durante un viaggio in Francia la Borgogna, e che ha ispirato un racconto a cui tengo molto, “Appunti di viaggio”, inserito nella raccolta “Controtempo”.

 

Come è nato “Controtempo”?

 

Dalla partecipazione ad un concorso. Ho ricevuto un premio dalla giuria e mi è stata offerta la pubblicazione. Ai racconti inviati ne ho aggiunti altri. Mi sono tormentata all’idea che spesso l’amore tra due persone non si viva nello stesso tempo. Sono storie che hanno seguito un periodo della mia vita molto delicato dal punto di vista sentimentale e proprio l’ultimo racconto della raccolta, “Appunti di viaggio”, l’ho voluto inserire per donare un po’ d’ottimismo a tutte le altre. Non a caso é stato scritto pochi mesi prima del mio matrimonio.

 

Qual è stata la prima cosa che ha pensato quando le hanno proposto di pubblicare il suo libro?

 

Che l’avrebbe letto qualcuno, in particolare l’uomo che aveva ispirate alcune storie, ma poi non è andata proprio così.

 

Com’è stato vedere il suo nome sul suo libro?

 

Avendo già avuto delle precedenti pubblicazioni non è stato il leggere il mio nome sulla copertina ad emozionarmi, ma il fatto che la raccolta conteneva storie che mi rendevano vulnerabile; c’ero io lì dentro.

 

C’è mai stato un momento nella sua vita in cui lei ha pensato di lasciar perdere la scrittura? Se sì, perché?

 

Di proposito non c’ho mai pensato, ogni cosa che mi colpisce profondamente, una frase di una canzone, una melodia, una storia reale mi viene di manipolarla – riscriverla – in una storia, una poesia. Però è accaduto che, durante il primo anno di vita di mia figlia, non abbia scritto.

 

Cosa significa scrivere per lei?

 

È sempre un piacere, come ho già detto, ma adesso è anche impegno; infatti scrivo anche delle monografie e delle recensioni. Non nascondo che vorrei farlo come mestiere.

 

C’è un consiglio che si sente di dare agli scrittori esordienti?

 

Di non avere fretta, anche perché essere famosi e saper scrivere non sempre sono situazioni che vanno di pari passo. Credo molto all’esercitazione, ma anche al fatto che il talento si ha oppure no.

 

Come si vede tra dieci anni?

 

Con le rughe… Mi auguro di avere sempre la stessa voglia di vivere, di dire, fare, parlare, scrivere. Certo se qualcuno m’intervistasse per la pubblicazione di un mio romanzo sarei davvero in estasi.

 

Ha un sogno nel cassetto?

 

I sogni li ho sempre fatti ad occhi aperti, anche quelli hanno stimolato la fantasia e creato storie. Nei cassetti ho i ricordi della vita vissuta. Comunque sì, ne ho un paio che nei cassetti proprio non ci stanno…

 

Nella scrittura preferisce variare o tende a trattare più o meno lo stesso genere? E nella lettura?

 

Nella scrittura amo sperimentare: dalla poesia sono passata ai racconti brevi, poi ho provato a scriverne di più lunghi, infine sono giunta ad un romanzo breve ancora da pubblicare; vario anche i generi, adoro comunque i finali “senza un lieto fine”… Nella lettura vario tantissimo, mi impongo di leggere anche ciò che non amo per avere un quadro completo ma non chiedetemi di leggere John Grisham…

 

La soddisfa il tempo che la gente dedica alla scrittura e ai libri o crede che serva molta più attenzione a quest’ultimi?

 

In Italia si legge poco e male: se poi si vende la serie completa dei libri dei comici di Zelig, è un affare per la sua casa editrice, ma non certo per la letteratura. Desidererei che le case editrici maggiori, cercassero talenti non solo tra i giornalisti, i casi umanitari, politici ed i raccomandati. In Italia ci sono molti esordienti che scrivono bene ma che non hanno la possibilità di giungere a loro e questo è vergognoso. In America esiste una rivista seria che pubblica i migliori talenti emergenti almeno per ciò che concerne il racconto, da noi anche questo è una farsa, dietro ci sono sempre conoscenze e corsi di scrittura a pagamento. Credo che “Faximile” sia stato un ottimo esperimento e sono orgogliosa di essere riuscita a farvi parte.

 

Ha qualche altro progetto in cantiere per il momento?

 

Vorrei scrivere un romanzo che ho in testa da quattro anni, ho solo abbozzato qualche capitolo, ma non trovo il tempo per completarlo. È una storia sulla verità, o meglio sulla varie versioni che può assumere la verità. È anche un viaggio, un dialogo tra un padre ed una figlia, due modi diversi di vivere la realtà, la versione dell’uomo deluso e della giovane con tutta una vita davanti… Ovviamente il titolo è già rigorosamente pronto, spero di farvelo leggere un giorno non molto lontano.

 

Intervista rilasciata il 5 settembre 2005.


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