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San Gennoir e il Maschio Angioino di Gennaro Chierchia
Ci sono giorni che non dimentichi, che non puoi dimenticare, per una serie di motivi: perché hai incontrato la ragazza dei tuoi sogni e ti ha fatto capire che le piaci, perché hai ottenuto una promozione sul lavoro, o perché ne hai ottenuto uno a cui tanto ambivi, perché ti è nato un figlio e proprio non te l’immaginavi che sarebbe stato così bello e piacevole stringerlo tra le tue braccia, perché hai capito cosa veramente conta nella vita, perché per la prima volta non hai mandato a ’fanculo qualcuno ma ci hai riso su, guadagnandoci tre volte. Il 30 novembre 2006 è stato per me un giorno da non dimenticare. Perché ho visto realizzato un progetto, a cui ho lavorato per mesi, ho visto un libro farsi carta, crescere a mano a mano proprio come un figlio. Nell’affascinante cornice della Sala della Loggia del Maschio Angioino, quel giorno, ho visto la passione farsi materia, e le passioni degli altri unirsi e farsi una sola. Se San Gennoir è il libro che conosciamo, lo devo alle persone che hanno permesso la sua realizzazione, gli autori innanzitutto, che ci hanno messo la materia prima: i racconti; l’editore, senza la cui audacia questo progetto non sarebbe mai stato possibile pensarlo, né tanto meno realizzarlo; chi Homo Scrivens l’ha fondato e fatto crescere, che mi ha dato l’opportunità, e la fiducia, di intraprendere il duro lavoro di curatore di un’antologia di racconti. È stata dura, sì, ma non ci sono parole per dire il piacere che si prova quando tutto va in porto, e si risolve nel migliore dei modi. Allora tutte le difficoltà affrontate addietro (e ce ne sono state, credetemi) sono cancellate, come ombre sulla sabbia spazzate via dal vento. Tutto è stato parte di un lavoro, il percorso in salita di qualcosa in cui credevi, perché è questa la chiave di tutto. Credere nel proprio lavoro. Se al Maschio Angioino c’era tanta gente, se tanti autori sono venuti da lontano per presenziare alla “nascita” delle loro opere, allora vuol dire che c’è qualcosa di forte, sotto, che li accomuna, che ci accomuna: ed è la passione. Il credere in qualcosa, che in questo caso è la scrittura, ma uno può credere in tante cose, l’importante è che abbiano un senso per lui e per chi gli sta intorno. Se dovessi dire perché ha un “senso” per me la scrittura dovrei dilungarmi troppo, perciò dico solo che essa è una rappresentazione della vita, e noi abbiamo bisogno di rappresentarla, la vita, per indagarla, per riderci su, per coglierne i difetti e migliorarla, per piangere, per sorridere. San Gennoir, nonostante il genere affrontato, non è la solita raccolta di racconti “forti” fini a se stessi; una volta chiuso il libro si capisce che c’è un mare di cose su cui riflettere, perché non mi stancherò mai di dirlo che la scrittura ha come compito principale quello di portare alla riflessione, come lo ha l’arte in generale d’altronde. Allora si può fare scrittura di intrattenimento, ma non perdendo mai di vista questo “dovere”, così è stato per San Gennoir. |
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