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Quattordici tracce di amore disperso
di Antonio Mocciola
a cura di Monica Florio
Caso
anomalo di libro stampato in proprio, privo di editore, “Quattordici tracce
di amore disperso” di Antonio Mocciola è una raccolta di racconti brevi,
spesso scritti in prima persona e caratterizzati da atmosfere cupe e
claustrofobiche.
L’esordiente Mocciola, firma del free-press
“Il brigante”, tenta una disamina spietata delle relazioni umane, di coppia
e familiari, votate entrambe al fallimento per l’incapacità di chi le vive
di amare senza soffocare l’altro.
Vittime predestinate di queste relazioni
sbagliate sono in particolare i bambini, costretti a seguire le orme dei
genitori e a subire gli effetti di un sentimento che, anche quando è
presente, è solo distruttivo (“Come foglie”).
Storie a volte toccanti (“Il quarto vuoto”)
per come dipingono l’amarezza di chi non ha ricevuto affetto, popolate da
personaggi affetti da turbe psichiche o semplicemente votati al male come il
prete di “In memoria di me”, giallo atipico dal finale spiazzante.
Inevitabile approdo di questi amori sbagliati
o non vissuti è la morte che consente all’individuo scisso nella personalità
di prendere il posto di chi, in apparenza, appare a lui antitetico (“Chi è
felice ha ragione”).
Ne scaturisce un libro inquietante, quasi
minimalista, efficace rappresentazione di una sofferenza mai urlata,
trattenuta, testimonianza di una rabbia inesplosa che degenera presto in
apatia e rassegnazione.
Per chi volesse acquistarlo è in vendita alla
Libreria degli Inediti, presso il teatro “Il pozzo e il pendolo”, in piazza
San Domenico Maggiore, 3 (Napoli). |