|
Panicocoli, undici storie di provincia
raccontate da Antonio Cacciapuoti
a cura di Fiorella Franchini
Panicocoli
è l’antico nome di Villaricca, piccolo comune dell’hinterland napoletano, di
quella periferia di cui si ricordano solo le cronache violente di una città
“perduta”.
Il toponimo è recente, risale al
13 maggio 1871, quando fu cambiato l’antico nome di Panicocoli in Villaricca.
L’antica denominazione, presente ancora nel dialetto “panecuocole”, rinvia
al latino mediovale panicoculus, fornaio, formato da panis, pane e dal tema
di coquere, cuocere. Lo stemma del paese raffigura in alto una coppa tra due
spighe con un pezzo di pane.
Antonio Cacciapuoti racconta
undici storie nelle quali i protagonisti “sono vissuti come se non avessero
mai avuto una storia”. Undici esperienze di vita quotidiana per descrivere
un comune destino di stenti, di superstizioni, di fatalismo. Gente umile,
dimenticata, senza volto, spesso segnata da un nomignolo che, evidenziando
una caratteristica personale, si sostituisce al nome anagrafico. Vinti
“trascinati da un destino ineluttabile, accettato con cieca rassegnazione”
li definisce con amarezza Maurizio Sibilio nella Prefazione, la cui grama
esistenza ha intessuto, durante il periodo compreso tra il fascismo, la II
guerra mondiale e il dopoguerra, le vicende di un Sud sopraffatto
dall’ignoranza e dalla miseria.
- Perché anche nei piccoli luoghi
c’è la storia e il libro di Cacciapuoti rappresenta la volontà di scoprirla”
– ha dichiarato Dora Amato, presentando la raccolta nella saletta della
Libreria Edicolè di Piazza Municipio.
Il territorio risultava già
abitato in epoca remotissima: alcune tombe, rinvenute nel 1955 con relativi
corredi funerari, fanno supporre una presenza umana già migliaia di anni
prima di Cristo. Nel VI-V secolo d.C. cominciò a costituirsi il villaggio
vero e proprio. La particolare struttura quadrangolare dell’antica area
abitata fa supporre che sia stato un accampamento militare romano.
Un passato che costituisce
l’osservatorio più valido per capire il presente, le anomalie che
sconquassano la società civile. Nei racconti di Antonio Cacciapuoti c’è un
mondo irrimediabilmente perduto, fatto di situazioni toccanti e
appassionate, di credenze e superstizioni, di emergenze irrisolte, di parole
e modi di dire appartenenti ad una lingua fascinosa; c’è un retroterra
culturale e sociale che non può essere messo da parte se si vuole evitare la
ghettizzazione e la violenza che da essa scaturisce.
Con sagace ironia e una soffusa
piètas l’autore dà voce agli emarginati di questo territorio. Un libro
scritto con rispetto per le persone e per i luoghi senza dimenticare la
tensione narrativa. Cacciapuoti tiene desta l’attenzione del lettore
anticipando con discrezione la fine di ogni storia. Un espediente che non
infastidisce, anzi crea una particolare suspance. Il ricordo del passato,
inoltre, aziona un altro meccanismo, quello della nostalgia, che
rappresenta, sottolinea Giovanna Mozzillo, uno degli ingredienti più
suggestivi della narrazione.
Racconti da leggere o da
ascoltare come storie di un tempo che fu per riconoscere, con un sorriso e
una lacrima , la nostra realtà. |