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Non ti muovere Tra moglie e marito non mettere... di Margaret Mazzantini // Sergio Castellitto a cura di Simona Vassetti
Timoteo ricostruisce quanto gli è accaduto quindici anni prima, l’età di sua figlia Angela, sperando che separandosi dal doloroso ricordo della donna amata e perduta, la figlia possa salvarsi. Ad Angela confessa l’amore travolgente ed istintivo per Italia, una prostituta dalla salute malferma e precocemente invecchiata, che aveva incontrato in un misero quartiere di periferia durante particolari circostanze. È da quella donna che avrebbe desiderato un figlio, è per quella donna che avrebbe lasciato lei e sua madre; una donna così diversa dalla moglie e così lontana dal loro ambiente borghese e ricco. Descrive l’inizio della relazione, cominciata casualmente ed esternatasi con una violenza ed una brutalità di cui poi si vergognerà; relazione stessa che si trasformerà da violenta e saltuaria, ad intensa e profonda. Timoteo più volte nel romanzo si paragona ad una bestia, per il suo modo di fare nei riguardi sia della famiglia che dell’amante, ed in questo sembra che l’autrice giudichi, ammonendo attraverso quell’uomo, tutti gli uomini. In tal modo non sembra che la Mazzantini sia riuscita nell’intento di penetrare la coscienza maschile, piuttosto che abbia forzato la mano sull’autocommiserazione di Timoteo, seduto al capezzale della figlia. Inoltre, mancano dei riferimenti chiari che rendano comprensibile al lettore la presenza/assenza di Timoteo nella vita affettiva familiare; lui stesso dirà: “la mia vita è stata piena di piccoli segni che mi vengono a cercare”, ma procedendo nel romanzo, sembra che Timoteo corra forzatamente dietro ad un ricordo impossibile fatto di un amore improbabile, da cui l’esito scontato e fin troppo comodo per l’epilogo del romanzo, sia la morte di Italia. È un romanzo dal ritmo rapido e scorrevole, tuttavia c’è troppo sentimento ed un ricorrere morboso al ricordo, tale da non ingannare il lettore su chi scriva realmente la storia.
È una pellicola piena, insolita, visivamente emotiva ma, se vogliamo proprio sottilizzare, si potrebbe dire che è un’opera un po’ troppo lunga ed anche un po’ narcisistica, visto che il novanta per cento dello spazio scenico è occupato dall’attore/regista/cosceneggiatore Sergio Castellitto.
Sul Web:
http://www.cafeletterario.it/226/cafelib.htm una recensione al romanzo;
http://www.edscuola.it/archivio/antologia/recensioni/mazzantini.htm un articolo che critica circa il premio Strega ottenuto dall’autrice;
http://www.stradanove.net/news/testi/libri-02b/lapic2708020.html un’altra recensione del romanzo. |
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