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Non c’è cosa più brutta che leggere un libro che non ti piace di Gennaro Chierchia
Sì, è proprio così. È irritante, frustrante leggere un libro che non ti piace. Se un libro ti accorgi che non ti piace istantaneamente dovresti chiuderlo e non riprenderlo più in mano, ma non è un peccato? A parte i soldi che uno ha speso per comprarlo, è un peccato anche non finirlo. È come il pane che non si butta, come la pasta che non si lascia nel piatto. Non si mangiucchiano i libri e poi li si butta così, come fossero carta straccia. Mi è capitato di recente di leggere brutti libri uno dietro l’altro, con effetti catastrofici sul mio stato d’animo. È stato per me come perdere la bussola, ero disorientato. Ogni libro che toccavo mi deludeva, al punto che me la prendevo con me stesso per non essere bravo a sceglierli i libri da leggere. E in effetti dopo questa brutta esperienza, ho premuto il tasto di reset e ho cominciato a scegliere i libri con maggiore oculatezza, leggendo di essi tutto quello che si poteva leggere in una libreria: dalla copertina alla quarta alle bandelle alle prime righe. Sono diventato spietato. I libri che acquistavo “dovevano” piacermi, per forza. Perché non c’è cosa più brutta che leggere un libro che non ti piace. Mentre un film puoi vederlo distrattamente, perfino andare di là in cucina a prendere qualcosa da mangiare, perfino andare in bagno, un libro deve coinvolgerti fino al midollo per farti arrivare alla parola fine. Perciò il libro deve piacerti al cento per cento, se no fai fatica a finirlo o peggio ancora non lo finisci. Il libro non è un film, non è una canzone che ascolti mentre lavori o porti la macchina. Al libro ci devi dedicare tutta la tua attenzione, per farti prendere, per capirlo e comprendere. Ma se hai fra le mani un brutto libro hai ininterrottamente il desiderio di metterlo da parte, perché capisci che ti stai impegnando per parole che non ti soddisfano. |
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