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Niente canzoni d’amore
di Charles Bukowski
a cura di Gennaro Chierchia
A
spingermi a leggere Charles Bukowski è stato dapprima lo scrittore caivanese
Giuseppe Bianco paragonando il mio racconto “Pusher” a certe storie di sconfitti
raccontate dallo scrittore americano di origini tedesche, infine l’articolo di
Giulio Serafino a lui dedicato apparso sul numero quattro della rivista
telematica “L’emergente sgomita”. Il giorno appresso sono andato in libreria e
mi è capitato tra le mani questo “Niente canzoni d’amore”, di cui non sapevo
praticamente nulla ma che era firmato Charles Bukowski. Non sapevo nemmeno che
si trattava di una raccolta di racconti ma cadeva a fagiolo volendo appurare
quello che mi aveva detto il Bianco a proposito del mio racconto. Così l’ho
divorata in due giorni e non c’è piacere maggiore che leggere qualcosa che ti
prende sul serio e per cui non fai fatica a sfogliare le pagine. Ventuno
racconti brevi, storie che narrano di pugilato, di corse di cavalli, di partite
di baseball ma anche di scrittori, di attori, di operai e di barboni. Tutte
accomunate dalla miseria; quella miseria che è la vita e che Bukowski descrive
con inappuntabile lucidità. A partire dal racconto che apre la raccolta, “Figlio
del demonio”, che è di gran lunga il più cattivo e pesante da digerire; un vero
e proprio pugno nello stomaco perché la cattiveria del ragazzo protagonista e
dei suoi due amici che per divertimento impiccano un loro coetaneo è un lungo ed
insopportabile incubo alla luce del sole, un po’ come i film di David Lynch;
soprattutto ciò che stupisce è che l’autore non spiega il motivo della violenza,
ce la narra e basta.
Al mondo dei barboni
sono dedicati “Vita di un barbone” e “La vendetta dei dannati”; quest’ultimo
l’ho trovato molto originale ed intriso di quell’ironia che Bukowski
approfondirà nei racconti successivi: in sostanza si narra di una cinquantina di
barboni che invadono un grosso magazzino alla moda e si impossessano della merce
senza che nessuno riesca a fermarli semplicemente perché sono in troppi. Il
messaggio è evidente.
“Giornata” parla del
deprimente lavoro in fabbrica – ora sono io che paragono il Bianco a Bukowski –,
“Azione”, di uno scrittore parecchio indebitato che scommette sulle corse dei
cavalli. Il “Fantino” cade da cavallo e litiga con la propria moglie. In “Camus”
si racconta di un improbabile professore universitario che si esprime a male
parole, fa a botte con i propri studenti e accetta le avance delle studentesse
in cerca di voti facili. “Fama” di un attore che mal sopporta di essere
riconosciuto dalla gente dovunque vada e che alla fine viene ammazzato da un fan
svitato.
“Volare senz’ali” e
“Una nottataccia” sono sicuramente i racconti più spassosi della raccolta; nel
primo un uomo che vuole imparare a volare – si sottintende con l’aereo – si
sente dire da uno sconosciuto che egli ne è capace e a tal proposito gli
racconta strani aneddoti riguardanti una mosca e una partita di football in cui,
improvvisamente, si è alzato in volo come se avesse auto le ali sulla schiena;
nel secondo un uomo passa la notte a telefonare alle prostitute e si trova nei
guai quando una di esse si presenta a casa sua.
“Portami il tuo
amore” di un uomo che va a trovare sua moglie in manicomio dove è rinchiusa
perché ossessionata dall’idea che il marito vada a puttane – cosa che nel finale
si rivelerà vera. Due “Scrittori” di poesie passano il tempo a sparlare di uno
scrittore che chiamano Fottowski, che scrive robaccia ma che guadagna un sacco
di soldi mentre loro non vedono il becco di un quattrino. Ne “Il blocco” uno
scrittore che non ha più idee va dal dentista dove immagina una storia da
scrivere e, senza accorgersene, diventa egli stesso il protagonista della
storia, con conseguenze disastrose. In “Niente canzoni d’amore” uno scrittore
deve inviare un racconto ad una rivista ma non rispetta la scadenza e gliene
manda uno sottoforma di lettera. In “Eliminato”, “0,191” e “Comprami biscottini
e noccioline” si narra dei problemi di coloro che fanno parte del mondo del
baseball. In “Solo sulla vetta” un uomo della malavita decide della morte dei
suoi scagnozzi. Un bel racconto, molto ben scritto è “Il vincitore”, in cui un
pugile che sembra stia per perdere fa una gran rimonta e mette a tappeto il suo
avversario. Molto triste “Il mondo dello spettacolo” dove un comico in declino è
prima sbeffeggiato infine picchiato dal pubblico.
Chiude la raccolta il
racconto più autobiografico, “Pazzo abbastanza”. Il protagonista, Chinaski –
alter ego di Bukowski – guarda la prima americana del film tratto da un suo
romanzo e sbraita contro gli attori che secondo lui non sono bravi a recitare.
Concludo questa
recensione con alcune frasi tratte dalla raccolta. Da “Azione”: “Sulla via per
l’inferno c’è sempre un sacco di gente, ma è comunque una via che si percorre in
solitudine”. Da “Camus”: “Il problema della storia dell’uomo è che non porta da
nessuna parte se non verso la morte sicura dell’individuo, e questa è una cosa
brutale e monotona, una semplice questione di nettezza urbana”. Da “Una
nottataccia”: “Woody aveva sempre guai con le donne. Però tutte le sue donne
erano belle e intelligenti e avevano sempre il tempo di fare lunghe passeggiate
nel parco e simili. E Woody aveva il suo bravo lavoro ben pagato e quando si
trovava nei pasticci con una donna bella e intelligente non faceva altro che
andare al telefono e chiamare un’altra donna bella e intelligente. Milioni di
uomini desideravano avere i guai con le donne che aveva Woody Allen”. |