Nerone oltre la leggenda
di
Guglielmo Natalini
a
cura di Enrico Pietrangeli
La
Ugo Magnanti editore è una piccola casa editrice presente sul territorio
pontino e dedita a stampe rigorosamente limitate e molto curate. Anzio,
città natale del più discusso imperatore romano, è anche lembo costiero che
si approssima all’editore della contigua Nettuno attraverso una complessa e
tuttora avvincente ricerca che viene condotta sull’argomento. Yves Perrin,
segretario della Sociètè Internazionale D’Etudes Nèroniennes, nella
prefazione chiarisce subito che “esistono due Neroni, quello degli studiosi
e quello dei non specialisti”. L’immagine convenzionale è quella di un
“folle dedito alle orge, spietato matricida e uxoricida”. In queste pagine
emerge una figura contrastata, denigrata ed esaltata, amata e odiata,
fintanto da rendere la stessa storia più umana; frutto di ricerca ed
imparziale dedizione vissuta con autentico pathos. Dopo la morte dell’ultimo
dei Giulio-Claudi, Tacito osserva che “era stato reso pubblico un segreto di
Stato: potersi creare un imperatore fuori di Roma”. Per molti anni furono in
tanti a crederlo ancora vivo e pronto a tornare, diversi furono coloro che
presero il suo nome in prestito o a pretesto. Di fronte all’evidenza della
sua morte, c’è chi non rinunciò a credere che un giorno sarebbe persino
resuscitato rendendo a tutti giustizia. Di giustizia a lungo si occupò in
vita Nerone, determinato nel consolidare un potere assoluto, di svolta per
quel che sarà la successiva iconografia del tardo impero, sempre più
minacciato tanto nelle sue faccende interne quanto nelle pressioni esterne
esercitate sui confini. Tra i vari filoni etimologici sulle leggende
divampate, ci si addentra in due tradizioni pagane, l’una favorevole e
l’altra contraria a Nerone. Postuma è quella avversa dei cristiani,
sviluppatasi nel corso del III secolo, che lo presenta come un persecutore
in una fosca visione apocalittica. Inoltre sussiste un’ulteriore tradizione
ostile di stampo giudaico, che si origina intorno alla distruzione del
tempio di Gerusalemme. Con l’umanesimo e la proiezione interpretativa della
verosimiglianza storica, l’argomento s’inizia a discernere più attentamente.
Taluni studiosi contemporanei giungeranno alla conclusione che i primi
cinque anni del regno furono un modello di saggezza, umanità e lungimiranza.
Politica estera di mantenimento, garantismo ante-litteram, riforme fiscali
ed economia programmatica caratterizzarono questo periodo nonostante i
prevedibili crescenti conflitti tra il monarca e l’apparato aristocratico
senatoriale. Gerolamo Cardano, autore de L’Elogio di Nerone, resta un
opportuno esempio tra quanti, su questo fronte, si sono spinti anche oltre.
Tra le probabili cause dell’incendio di Roma, risaltano le condizioni di
sovraffollamento urbano, l’impegno di Nerone a condurre i soccorsi in prima
persona, il fanatismo di taluni cristiani che vedevano nella libertina Roma
dei tempi la bestia dell’apocalisse da estirpare nei flagelli della
carestia, della morte e del fuoco. Di fatto Nerone, al contrario di certi
successori, non mise mai in atto una politica anticristiana limitandosi a
processare le frange ritenute colpevoli del solo incendio. Paolo di Tarso,
già presente a Roma e noto alle autorità, non venne neppure inquisito. Un
imperatore amato dalla plebe romana ma anche nell’antica Lione, ovvero
Lugdunum, per la ricostruzione avvenuta dopo l’incendio. A proposito di
ricostruzioni, la Domus Aurea resta d’esempio, nelle descrizioni tramandate,
non solo per gli sfrenati e dispendiosi lussi, ma anche per la modernità e
le soluzioni integrative. L’artista Nerone esordisce in pubblico a Napoli,
coronando poi le sue ambizioni durante il lungo e dispendioso soggiorno in
Grecia, dove finirà col distogliersi completamente dalla realtà politica.
Lungo spazio è lasciato alle congiure che si susseguiranno, fallendo anche
ingenuamente, nel volgere al termine del regno, a cominciare da quella di
Pisone fino all’ascesa di Galba, avvenuta imprevedibilmente nell’ormai
critica ed irreversibile situazione di dispendio e declino psicofisico di
Nerone. L’ultimo capitolo è un excursus sulle messe in scena nel corso dei
secoli, ma qui, probabilmente, occorreva scrivere un secondo tomo. Un
imperatore la cui sensibilità artistica non ha giovato molto e a cui la
creazione artistica, indubbiamente, sembrerebbe essersi pressoché
ininterrottamente ispirata. In sostanza, se già il persistere troppo
nell’arte non conduce mai, bene che vada, a proficui frutti, dovendo gestire
un potere, non può che condurre ad enormi sciagure. |