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Nel faro abbandonato di Biancamaria Massaro (racconto che ha partecipato al concorso letterario Noir Story)
I
Credo di essermi spezzato un paio di dita: dare pugni al muro non è stata una buona idea. Per fortuna ha guidato sempre Luca, mio fratello. Siamo arrivati quasi all’alba e adesso sono solo, con sufficiente acqua e cibo per rimanere nascosto qualche giorno. Luca ha fatto in modo che non sembri che nel vecchio faro sia entrato qualcuno. Ha rimesso tutto come era prima, inchiodando nuovamente le assi che da trent’anni impediscono al vento di far sbattere la porta. Nessuno si accorgerà di me, nemmeno i pochi pescatori che ogni tanto si spingono fin qui. Si sta facendo notte. Per fortuna le batterie della mia lampada tascabile sono quasi nuove e ho anche qualche candela. Mi annoio, qui c’è ben poco da fare. Posso solo scrivere sul bloc-notes da cui non mi separo mai. Mi serviva per appuntarci idee per nuovi racconti, adesso è diventato il mio diario. Luca ormai sarà arrivato a casa. Parlerà con Lisa e sistemerà ogni cosa. Non le permetterà di andare da Spartani e accusarmi di essere l’assassino che ha terrorizzato il paese per tutta l’estate. Dimostrerà la mia innocenza. Non mi abbandonerà.
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Il cibo è finito quasi subito (era meno di quanto credessi), l’acqua lo farà stasera, anche se l’ho razionata il più possibile. Le batterie della torcia si sono esaurite e ho consumato l’ultima candela. Luca non è più tornato. Non può avermi tradito, o sarebbero già venuti ad arrestarmi. Ma allora perché non si è fatto più vedere? Forse sa di essere sorvegliato e non vuole rivelare dove sono nascosto. Per me però sarebbe meglio finire in galera, piuttosto che morire di fame, di sete e di solitudine. Sì, perché anche di solitudine si può morire, sicuramente impazzire. Nel buio comincio a vedere cose strane, a udire voci che accusano, che ingannano. Poco fa don Gino mi ha ordinato di inginocchiarmi e implorare tramite lui l’assoluzione divina. Ho sentito la pressione della sua mano sulla mia spalla, come quando da bambino a messa mi costringeva a piegare le gambe durante la Consacrazione. So che non può essere vero, ma ormai non riesco quasi più a distinguere la ragione dalla follia, la realtà dalla menzogna.
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Ho perso il conto dei giorni. Non sento più nemmeno la fame, il mio unico desidero è placare la sete. Ho la gola inaridita e le labbra screpolate. Farei qualsiasi cosa per un sorso d’acqua, ho bevuto perfino la mia urina. Sono stanco, riesco a malapena a scrivere. I pescatori in tutto questo tempo non si sono mai avvicinati e non so che fine abbia fatto mio fratello. Sono disperato e solo, solo in compagnia dei miei fantasmi. E del mio coltello mille-usi, con il quale ho provato a scardinare la porta. Mi è sfuggito di mano e mi sono tagliato il braccio sinistro. Mi sono lasciato ipnotizzare dal sangue che sgorgava dalla ferita e l’ho bevuto. Per un po’ l’arsura è diminuita. In compenso è aumentata la debolezza. Un altro taglio mi sarà fatale, lo so, lo sento. Non voglio uccidermi, però la sete è tanta. Troppa. Non la sopporterò a lungo.
II
In paese dicono tutti che Marco sia fuggito, da quel gran vigliacco che si è sempre dimostrato. In realtà è solo un idiota, un grandissimo idiota. Lisa lo ha sposato per i soldi, per l’eredità che nostro padre ha lasciato quasi per intero al suo primogenito. Se fosse stato più equo, se avesse diviso in parti uguali la proprietà, io non avrei mai odiato mio fratello a tal punto da andare a letto con sua moglie, né avrei fatto in modo che ci scoprisse. È accaduto due settimane fa. Lisa non ha sentito la porta di casa che si apriva, nemmeno i passi del marito sulle scale. Io sì: non aspettavo altro. Non appena è entrato nella stanza, mi sono staccato da Lisa, ho recuperato i pantaloni e mi sono allontanato. Credevo che avrebbe reagito in modo violento, da moderno Otello, invece si è messo a dare pugni al muro, piangendo e gridando. Non potevo perdermi la scena, così sono tornato indietro. Quando sono rientrato in camera da letto, Lisa stava telefonando: non si preoccupava di fermare il marito e voleva chiamare i carabinieri. Quando se ne è accorto, Marco le ha strappato la cornetta dalla mano, poi l’ha gettata sul letto, le è saltato addosso e ha iniziato a stringerle il collo con il filo del telefono. Soddisfatto di aver avuto la mia vendetta, potevo permettermi il lusso di mostrarmi generoso e intervenire, impedendo che mio fratello si trasformasse in assassino. Non potevo immaginare che Lisa mi avrebbe dato la possibilità di ottenere molto di più. Mia cognata infatti ha accusato il marito di essere il maniaco che ha ucciso già tre donne del paese, tutte bionde e sposate come lei, usando proprio il filo del telefono che tenevano sul comodino. Detto questo, si è barricata in bagno, urlando che sarebbe uscita solo dopo che ce ne fossimo andati entrambi. Se quella sera non lo avessi fermato io, Marco avrebbe ucciso almeno una volta, anche se sarà sempre improponibile come serial killer. Con la testimonianza della moglie però rischia lo stesso la galera. A meno che qualcuno non deponesse a suo favore, spiegando ai carabinieri come si sono svolti i fatti… sì, dopo essere stato il bastardo che gli aveva scopato la moglie sotto gli occhi, mi sono offerto di essere il suo salvatore.
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Da casa di Marco al faro si impiega non più di mezz’ora. Il doppio, se si deve tranquillizzare un fratello isterico mentre si pensa al miglior modo per sbarazzarsi di lui. Mi è bastato assicurargli che avrei convinto io i carabinieri della sua innocenza, facendo ritirare a Lisa la denuncia di aggressione, che aveva di sicuro già fatto. Mi avrebbe aiutato don Gino, ben felice di ricordare a un’adultera che solo perdonando per prima avrebbe potuto a sua volta essere assolta dal suo peccato. Ci sarebbe voluto un po’ di tempo, durante il quale mio fratello doveva stare ben nascosto. Guai infatti se lo avessero preso mentre si pensava che fosse lui lo Strangolatore! In paese c’è ancora la tendenza a farsi giustizia da soli: i panni sporchi si lavano in casa, non c’è bisogno di scomodare polizia o carabinieri. Come quando anni fa ritrovarono nel fossato il cadavere completamente nudo del figlio minore di Barra, il farmacista. Un paio di giorni dopo scomparve il vecchio Beppe, quello che offriva sempre il gelato ai ragazzini che giocavano a pallone nell’oratorio. Non si è saputo più nulla di lui e alla fine anche i carabinieri hanno smesso di cercarlo. Perfino il prode e valente brigadiere Maurizio Spartani che, fresco di nomina, aveva promesso al Sindaco di trovare l’assassino del piccolo Samuele: ha dovuto capire in fretta come funzionano le cose qui da noi. Ho ricordato l’episodio a mio fratello, così si è lasciato chiudere nel faro senza protestare. Io sono tornato subito da Lisa perché volevo scoprire quali fossero le sue intenzioni. Mia cognata non aveva perso tempo per mettere in atto il suo piano personale per fregare il marito. Aveva perfino cancellato ogni prova del suo adulterio, lavando le lenzuola, il copriletto e il materasso. In questo modo avrebbe potuto dimostrare che Marco aveva tentato di strangolarla senza motivo e ottenere un divorzio che l’avrebbe resa ricca e libera. Per fortuna non lo aveva ancora denunciato, così ho potuto ucciderla.
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Anni di film polizieschi non sono serviti a nulla: c’è ancora chi non si insospettisce vedendo che un ospite si tiene i guanti dentro casa. Lisa mi ha dato perfino le spalle, permettendomi di strangolarla con il filo del telefono in cui erano rimaste ben impresse le impronte del marito. In meno di cinque minuti ho trasformato Marco nello Strangolatore, liberandomi anche dell’unica persona che poteva frapporsi tra me e l’eredità di mio padre. Quattro vittime non sono poche, soprattutto in tre mesi, perciò in paese sono arrivati giornalisti e grandissimi esperti, tutti pronti a evidenziare come Marco già da tempo progettasse di uccidere la moglie: si è infatti accanito contro giovani donne sposate che le assomigliavano, finché questo non gli è più bastato e ha sentito il bisogno di eliminare l’originale. Ragionamento perfetto, lineare, avvalorato perfino dal fatto che mio fratello è fuggito. Un suo suicidio sarebbe il finale ideale di tutta questa storia. Domani tornerò al faro e provvederò. Dopo il primo delitto, il secondo mi sarà più facile.
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È andato meglio del previsto: Marco si è tagliato le vene, impazzito per la solitudine o perché incapace di razionare l’acqua e i viveri. Mi è bastato lasciare la porta aperta e aspettare che i pescatori trovassero il suo cadavere. Si è ucciso per il rimorso, lo penseranno tutti, cominciando da Spartani, che fino all’ultimo ha seguito altre piste: non riusciva proprio a immaginarsi Marco che ammazzava le mogli di amici e conoscenti. Adesso però sarà costretto a ricredersi e stasera verrà a raccontarmi le sue conclusioni. È tutto a posto, devo solo riuscire a recitare la parte del bravo ragazzo per qualche altro giorno, poi il caso sarà chiuso e l’eredità passerà interamente in mano mia.
III
Appena arrivato in paese, pensavo che mi sarei occupato solo di ruba-galline e ubriachi che picchiavano le mogli. I polli però qui sono ben protetti e le donne maltrattate vanno sempre e inutilmente a lamentarsi dal parroco. Mi sono invece ritrovato subito alle prese con un pedofilo omicida, anche se allora si parlava più in generale di un mostro che aveva assassinato un bambino. Inorridito da un crimine così odioso, promisi al Sindaco di arrestare al più presto il colpevole. Era stato il carrozziere Monti Giuseppe, quello che era sempre presente dove c’erano ragazzini e che aveva perfino donato all’oratorio due porte nuove per giocare a pallone. Andai subito ad arrestarlo. Non lo trovai a casa né in officina. Non lo rividi mai più. Era scomparso e (con pacche amichevoli sulle spalle e sorrisi, mai con minacce dirette) mi fu spiegato che era molto meglio così, non dovevo preoccuparmi. Qui i criminali e le persone poco gradite scompaiono nel nulla, è sempre stato così. Sottoterra i primi, mentre agli altri è fatto capire che è il caso di trasferirsi altrove. A volte basta bucare le gomme della loro macchina, più spesso occorre bruciarla, comunque alla fine se ne vanno tutti. E noi carabinieri stiamo a guardare o guardiamo da un’altra parte, che poi è la stessa cosa. Lo Strangolatore perciò deve essere uno di fuori, uno che non conosce le nostre Leggi. Di certo non è stato Platani Marco: non è capace di fare del male a nessuno, lo so. Me lo ricordo da ragazzo, quando si faceva picchiare dagli altri bambini perché non ha imparato mai a difendersi da solo. Non riesco a vederlo mentre si introduce all’interno delle case di belle donne bionde, afferra il telefono e le strangola: è una scena da film americano, non da paesino italiano, figuriamoci se può avere come protagonista uno che non va nemmeno a pescare perché gli fa impressione infilzare i vermi! È possibile però che in un momento di follia abbia ucciso la moglie, magari dopo aver scoperto che lo tradiva. La bella Lisa infatti prima delle nozze si è portata a letto mezzo paese e ha soddisfatto l’altra metà sui sedili delle macchine parcheggiate di notte sul lungomare. Si è data una calmata giusto il tempo per far credere di essere cambiata, ma dopo il matrimonio ha ripreso le vecchie abitudini. Avrà spinto il marito a ucciderla? Non posso averne la certezza. Se almeno Marco non fosse fuggito! Farebbe meglio a venire da me, così potrei aiutarlo. Certi tribunali italiani oggi sono ancora comprensivi con un uomo che uccide la moglie adultera e il paese tutto, con in testa don Gino, testimonierebbe in suo favore.
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È finita, Marco si è tagliato le vene nel faro abbandonato dove si era nascosto nelle ultime settimane. Suicidio per rimorso, è chiaro, ma per quanti delitti? Sto andando sul posto a indagare. Ho promesso che in serata sarei passato a raccontare a suo fratello quanto ho scoperto, ma non ci andrò: so bene che è tutto contento di mettere le mani sull’eredità del vecchio Platani e le lacrime che verserà per Marco saranno finte.
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Domani c’è una nuova udienza per il processo a Platani Luca e io dovrò testimoniare. Cosa dirò? La verità: nella tasca posteriore destra dei jeans di Platani Marco ho rinvenuto un bloc-notes che mi ha rivelato tutto quello che c’era da sapere. Be’, non proprio tutto, il resto me lo ha confessato la sera stessa suo fratello. Era convinto di aver messo in atto un piano perfetto e che la fortuna gli avesse dato una mano. Le cose sono andate diversamente da come aveva previsto e l’ergastolo adesso non glielo leva nessuno. E lo Strangolatore? Non ha più colpito, ha agito solo quell’estate. Si è trattato di un turista, di un assassino di passaggio. Adesso starà uccidendo altrove, magari fuori i confini italiani. Qui con la bella stagione arrivano un sacco di stranieri: inglesi, tedeschi, perfino i nuovi ricchi russi. Come sono venuti, a fine stagione se ne vanno, lasciando a volte tracce del loro passaggio. In questo caso tre cadaveri. Almeno questa è la versione ufficiale, quella che abbiamo concordato con l’approvazione del sindaco e di tutta la giunta, senza bisogno di indire un’assemblea ufficiale. Don Gino è scomparso e nessuno sa dove sia finito. Indagini? Nessuna, sembra che neanche la Curia le voglia. Ha mandato un nuovo parroco, poi non si è fatta più sentire. Don Gino devo dire che non manca a nessuno. È stato da noi poco tempo, però si è dato molto da fare. Grazie ai suoi cristiani consigli, il sacro vincolo di molti matrimoni non è stato spezzato, anche se il farmacista non ne poteva più di vendere antidolorifici e pomate per far sparire in fretta i lividi, lividi che puntualmente ogni sabato sera ricomparivano. Sì, don Gino non manca a nessuno, soprattutto non manca alle donne sposate più giovani, quelle che, a differenza delle loro madri, non sopportano più in silenzio i tradimenti e le botte dei mariti. Quelle che sono pronte a ribellarsi e a chiedere il divorzio, fatto considerato ancora scandaloso in paese e sacrilego per la Chiesa. Don Gino non poteva permetterlo. Meglio perdere il corpo che l’anima di una donna, avrà pensato, mentre strangolava le sue vittime, impartendo loro l’Estrema Unzione. Dove è sepolto adesso, non pensa più. |
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