| Interviste | |
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Maurizio Di Credico a cura di Gennaro Chierchia
Si occupa di scrittura creativa, collabora con alcune riviste telematiche per la stesura e la correzione dei testi. Nel 2003 la sua poesia “Dissezione di un amore” si classifica al terzo posto nel concorso nazionale “Parole per comunicare”. Il suo racconto “Le coincidenze di una foglia” è pubblicato sull’antologia del Premio Letterario Internazionale “Angela Maria Mastromattei”. Il suo racconto “Benvenuti a Castelville” riceve una recensione positiva sul numero 52/53 della rivista letteraria “Storie”. Nel 2004 il suo racconto “Polpettone e pizza senza acciughe” è pubblicato nella raccolta “FiumIdee” edita dal circolo letterario Lessico Brutio. Cura per l’editore “Liberodiscrivere” la raccolta noir “donne delitti serpenti” che, oltre alla sua prefazione, contiene il suo racconto “Niente colpi bassi”.
Come si è avvicinato alla scrittura?
Per gioco, nel vero senso della parola. Da bambino mi divertivo a inventare storie, le trascrivevo su di un quaderno e a volte mi piaceva anche illustrarle. Poco importa se il più delle volte si trattava di involontarie rielaborazioni dei romanzi che leggevo, dopotutto non era che un passatempo innocente, il gioco di un bambino che metteva alla prova la fantasia, la creatività e, forse, la voglia di essere altrove. Oggi le cose non sono cambiate di molto, il gioco è lo stesso, la voglia di raccontare è la stessa, ho soltanto messo da parte i personaggi degli altri, per iniziare a giocare con i miei.
Ha un genere letterario preferito?
Mi piacciono le storie, le trame ricche d’intreccio e le invenzioni originali. Quanto al genere ho una spiccata predilezione per il noir, meglio se arricchito da una buona dose di ironia, un cocktail agrodolce che non smette di solleticare il mio palato letterario.
Mi parli del modo in cui costruisce una storia.
In genere una mia storia, racconto o romanzo che sia, nasce dall’incontro con un personaggio, un colloquio informale e, sia chiaro, assolutamente immaginario, quando non decisamente onirico. Lui, il personaggio voglio dire, mi entra in testa con una certa spocchiosa prepotenza, e ci rimane dentro finché non riesco a buttarlo fuori a colpi di carta e inchiostro – ebbene sì, nonostante l’indubbia utilità del pc mi ritrovo spesso a scrivere con la penna! – Talvolta, a invadere i miei sensi mai troppo quieti è una “situazione”, un’inquadratura, un fermo immagine, e allora mi capita di vedere un tizio chiuso in una stanza con le mani e i piedi legati, oppure un detective che parla con un fantasma, o un leone accucciato in un soggiorno. Io parto da lì, da quelle immagini congelate, e cerco di “liberare” i personaggi dalle situazioni, spesso alquanto scomode, in cui si sono cacciati. A volte ci riesco, a volte… Be’, mettiamola così, non tutti i miei personaggi sono contenti di come li tratto, diciamo che ho la mano un po’ troppo pesante!
Cosa la spinge a partecipare ai concorsi letterari?
In genere partecipo ai – pochi – concorsi letterari che mi colpiscono per le tematiche affrontate, devono stimolare la mia fantasia, e, soprattutto, devono essere nelle mie corde. Non riuscirei mai a scrivere storie che non mi appartengono, ed è per questo che non vedrete mai il mio nome tra la lista dei partecipanti a un concorso per romanzi rosa!
Come le è venuta l’idea di curare la raccolta di racconti noir “donne delitti serpenti?”
“donne delitti serpenti” è stato il classico fulmine a ciel sereno, un progetto nato dalla comune passione per le storie “nere” che mi accomuna a Paolo Coppo, l’altro curatore della raccolta. Inizialmente avevamo in mente un progetto a quattro mani – mi piace pensare che l’idea sia solo rimandata – poi la cosa è “lievitata”, e sulla mitica strada della carta ci siamo imbattuti in altre abili penne del noir. Un’occhiata d’intesa, una stretta di mano – rigorosamente virtuale – e la combriccola dei “serpenti” era pronta a partire per una meta comune. In effetti “donne delitti serpenti” è diventato un libro perché molti di noi avevano voglia di leggere un libro come quello. Di necessità virtù. La lungimiranza di Antonello Cassan, nostro editore e nume tutelare, ha poi reso possibile l’impresa consegnando agli scaffali delle librerie una raccolta noir abbastanza “fuori dal coro”. Come disse qualcuno “scrivere è umano, editare è divino”.
Come ha proceduto alla sua realizzazione?
La realizzazione della raccolta, al di là delle considerazioni divertite e divertenti che spesso mi concedo, è stata un’avventura esaltante e allo stesso tempo faticosa. Un percorso ad ostacoli fatto di pagine – molte pagine – da scrivere, e altre – moltissime! – da leggere, rileggere, correggere. Siamo arrivati alla bozza definitiva in un tempo relativamente breve, ma solo perché avevamo volontà e passione, e un briciolo di folle incoscienza che ci teneva svegli anche quando avremmo dovuto dormire.
Cosa pensa della letteratura su internet?
Credo che internet abbia affiancato, se non sostituito del tutto, le spesso asfittiche scuole di scrittura. Un sito letterario, talvolta, diventa una palestra per aspiranti scrittori – ma anche per scrittori già “aspirati” – , un luogo di incontro, a volte di scontro, dove il popolo della penna e del mouse ha la possibilità di confrontarsi, di migliorare le proprie abilità – ammesso di averne – e di far conoscere le proprie “creature”. La diffusione, poi, della letteratura in formato digitale sta lentamente prendendo piede, e non è raro di imbattersi in lavori molto validi pensati e prodotti esclusivamente in forma di e-book. Sono e rimango un cultore della pagina stampata – ah, l’odore della carta! –, ma ho la certezza che le nuove forme di fruizione della parola scritta daranno grosse sorprese in futuro, specie se si considera la difficoltà dei nuovi – e non di rado talentuosi – autori di farsi notare.
L’ultimo libro che ha letto. Me ne parli.
L’ultimo libro che ho letto è “Duel e altri racconti” di Richard Matheson, ma se proprio devo parlare di un libro che ha lasciato da poco il mio comodino, allora non posso che citare “Come una bestia feroce” di quel geniaccio cattivo di Mr. Edward “Blue” Bunker, appena passato a miglior vita – non mi è difficile immaginarlo mentre cerca di scassinare i cancelli del paradiso! Si tratta di un romanzo acido, tagliente e disperato, dove la redenzione di un fuorilegge – Max Dembo – è improbabile, impraticabile, impossibile, e la volontà paga il dazio alla consuetudine e ai preconcetti. Una storia di eroica disperazione fatta di rapine, inseguimenti, omicidi, e con un finale col botto, di quelli che ti fanno venire voglia di leggere ancora, o di scrivere, per chi ama giocare al mio stesso gioco.
Prossimi progetti letterari?
Mentre si vocifera di una nuova edizione di “donne delitti serpenti”, la mia ultima fatica letteraria – fatica?! – dovrebbe essere pubblicata a breve da Liberodiscrivere editore. Il titolo è “Benvenuti a Castleville”, ed è una raccolta di storie allucinate e surreali – noir, ovviamente – che nel complesso costituiscono un romanzo, un progetto suggestivo, “succoso” e, mi auguro, accattivante per gli amanti del genere – e non solo per quelli. Ma la carne sul fuoco è tanta, e altri lavori sono in predicato di prendere la via della carta: un romanzo surreale dalle tinte vagamente “Verghiane” – “L’onore dei pesci” –, una raccolta di racconti horror in cui i “beniamini” dei nostri incubi formato Hollywood si sono dati appuntamento – “Oggi mostri” –, e l’epopea del mio “Nero, il detective dei morti”. Spero che tutti i progetti vadano in porto, nel frattempo io continuo a giocare…
Intervista rilasciata il 9 agosto 2005. |
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