Racconti

http://www.gcwriter.com

 

Lollo

di Alessandro Maiucchi

 

Carlo è un bambino dall’aspetto curioso...

Fisico cicciottello, anche se agile tanto da poter giocare a pallone con bambini che pesano la metà di lui e non perdere mai; occhi stanchi e sonnacchiosi, ma una notevole intelligenza, che lo porta ad essere considerato più maturo dei suoi coetanei.

Emilio invece è un bambino stupido e cattivo...

Lo so che non si dovrebbe parlar male di un bambino di otto anni, ma gli farà bene sentirselo dire, onde poter crescere sano e socievole.

Emilio è una persona che si fa abbindolare con poco, basta raccontargli una storia.

«Emilio, ho sentito da mio cugino una storia davvero impressionante», gli fa Carlo con la faccia seria.

«Uh, davvero?». La lenza comincia a muoversi, il pesce sta cominciando a spiluccare il suo vermetto.

«Una storia triste, non so se vorrai sentirla, oggi è anche lunedì...», butta lì Carlo, per dare una possibilità di fuga all’ingenuo amichetto...

La storia di Lollo è di quelle fatte per commuovere le masse – televisive, soprattutto – e la maestria di Carlo nel raccontarla è pari solo alla sua faccia tosta... Lollo è un bambino cresciuto in prigione, ma non una prigione vera...

Il racconto che Emilio beve come una bottiglia di aranciata nel deserto è di quelli che ti prendono dal primo istante. Insomma, il cugino di Carlo aveva visto qualcosa che lo aveva incuriosito, su un muro vicino casa. Una scritta semicancellata dalla pioggia e dallo smog, ormai di un grigio scuro che andava sparendo dal marmo bianco di quel palazzo in fondo al viale, prima del bivio.

«Lollo libero», disse Carlo.

Il cugino registrò il significato della scritta in un angolo dei suoi pensieri, mentre l’area di memoria principale era occupata dalla preoccupazione per il mazzetto di figurine perso a scuola in uno di quegli stupidi giochi...

Ma avrebbe dato il tormento alla madre finché non gliene avrebbe comprate altrettante, se lo riprometteva da quando aveva ancora nei palmi sudaticci quelle facce con le magliette colorate sotto...

Fu il giorno dopo, quello in cui sentì il rumore, lo strusciare di piedi, e fu quello seguente, quello in cui si fermò per capire se era un rumore umano, mentre era accosciato con la mano su quella scritta misteriosa...

«Aaaah...». Un mugolio uscì dalle grate, dal buio in cui era immerso quel vano tipo cantina, come ce ne sono un mucchio nei centri storici delle città. Piero si avvicinò al rettangolo sbarrato, ma poi corse via ripromettendosi di tornarci col cugino Carlo, meno fifone di lui...

Erano tornati il pomeriggio seguente dopo la scuola. Si erano avvicinati, e non avevano sentito nulla... Carlo tratteneva a stento le risa: «Te l’avevo detto, fesso! Fifone!...». Aveva ancora il vento delle effe che usciva dalla bocca, quando dimostrò di essere fifone come il cugino, non per nulla erano parenti...

«Aaaah...». Ma stavolta erano in due, e capirono prima di scappare la vera ragione di quel verso, e così rimasero lì. Era uno sbadiglio.

Si avvicinarono alle sbarre impolverate, e attesero affinché i loro occhi si abituassero alla semioscurità dell’antro...

La stanza non aveva che una porta, ovviamente chiusa, e la finestra da cui loro sbirciavano all’interno. Dentro c’era un uomo di mezza età, magro come un reduce dalla prigionia, che si stiracchiava alzandosi da un giaciglio di fortuna.

Dalla finestra si alzava uno strano odore, dolciastro ma nauseante.

Cibo per gatti... Quell’uomo si cibava di carne di dubbia provenienza, quella che le “gattare” portano ai loro amici felini. Parlava in un modo strano, come un computer... Non nel tono, che era chiaramente umano, ma nell’organizzazione del discorso, nella scelta delle parole, assolutamente fuori luogo.

«Ciao vecchio mio, come stai?». A quella domanda i due bambini si guardarono attoniti. «Sa che ore sono?». Carlo stava per rispondere, quando quello continuò «La seconda a destra, dopo il semaforo».

Era pazzo! Avevano disturbato il sonno di un pazzo!

Ma non lo era. I due cugini cominciarono a prendere coraggio, e tornarono sempre più spesso da quello strano essere, ma fu solo la settimana successiva che riuscirono a capire il suo nome: Lollo.

Ecco chi era! I racconti della zia di Carlo presero d’un tratto una luce inquietante... Lollo... Vai a scuola, sennò ti porto da Lollo!... e quella scritta “Lollo libero”...

Erano passati anni... Il cosiddetto “Movimento per la liberazione di Lollo”, era durato un paio di giorni... Qualcuno era venuto a sapere della tremenda storia, aveva portato i giornali, e delle piccole tv locali... Un fabbro aveva provato a tagliare le inferriate, ma senza successo. Per il giovedì seguente avevano organizzato la liberazione in diretta, ma poi c’erano stati un paio di arresti eccellenti alla Regione, e le tv locali campano su queste cose...

Il cameraman si era affezionato, era tornato il giorno dopo, aveva promesso che avrebbe risolto lui le cose, ma passò una settimana, poi un mese...

Degli sforzi fatti per liberare Lollo, rimaneva quella scritta e una sbarra danneggiata.

Erano riusciti, seppure a fatica, a ricostruire le vicissitudini di quell’essere... Un bambino di due anni sfuggito alla governante, la donna che per inseguirlo va sotto una macchina e muore, il bambino che per fuggire al rimorso si infila a forza tra le sbarre e cade nell’antro, in quella vecchia cantina... E resta lì, crescendo a stento, disputandosi con i gatti il cibo delle vecchiette che a volte i felini portano giù, udendo brani di conversazione ma non potendo dar loro senso compiuto, li impara ma non può comunicare in alcun modo la sua terribile storia.

Tanti bambini lo conoscevano, certo, era come il babau per loro, uno strano essere che li spaventava dal buio, ma che in fondo era buono, con un pezzo di cioccolata o mezzo sacchetto di patatine te lo facevi amico... Qualche bambino lo aveva raccontato alla zia o alla maestra, ma chi crede ad una storia del genere? E Lollo era ancora lì, sepolto sotto la coscienza della città...

Se vedi una vecchia con un pezzo di carta maleodorante, pensa che potrebbe non essere un gatto il destinatario di quel gentile omaggio...

Emilio era affascinato... Una storia del genere era davvero il massimo... Non vedeva l’ora di raccontarla a qualcun altro... È così che si propagano le leggende metropolitane, il passaparola sussurrato, mi ha detto mio cugino che...

Ma la storia di Lollo è vera. Io sono Carlo, e Lollo è mio cugino.


 Stampa questa pagina

 Segnala questa pagina a un amico