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Libri mon amour – parte seconda di Gennaro Chierchia
In questo intervento parlerò esclusivamente di Andrea De Carlo, credo che lo meriti. Questo scrittore l’ho scoperto mentre facevo il militare, ricordo di avere comprato «Di noi tre» in edizione tascabile mentre facevo il CAR, e che l’ho letto nei momenti di pausa tra una marcia e l’altra. Ma la folgorazione vera e propria l’ho avuta con «Due di due», scritto prima di «Di noi tre», e che molti lettori reputano il capolavoro indiscusso dello scrittore milanese, io compreso. È davvero un romanzo intenso, pieno di passione, che tocca le corde sentimentali giuste, che fa commuovere, che ti fa entrare nei panni dei due amici protagonisti, così veri. Altro romanzo che ricordo volentieri è «Treno di panna», il primo libro di De Carlo, che l’ha imposto come nuovo autore nel panorama letterario dei primi anni Ottanta, incoraggiato nientemeno che da Italo Calvino. La storia è quella di un ragazzo in terra americana, con i suoi problemi lavorativi (ricordo che lavorava come uomo-sandwich e che non gli piaceva per niente). Altro libro importante è «Macno», una storia «filmata» più che raccontata, nel senso che sembra che ci siano le telecamere a riprendere quello che leggi, ovviamente una tecnica narrativa dello scrittore. E come non citare «Uto», questo ragazzo che ne combina di cotte e di crude innestandosi in una tranquilla famiglia americana, e sconvolgendola. Ancora, «Pura vita», anche qui un esperimento letterario, essendo il romanzo praticamente un dialogo ininterrotto tra padre e figlia, mentre sono in viaggio verso la Francia. Ultimo libro letto, e apprezzato, è «Giro di vento», dove un manipolo di «cittadini» si ritrova bloccato in montagna, ed è costretto a rimettere in discussione se stesso, tema, questo della contrapposizione città-campagna, sempre molto presente nell’opera decarliana. De Carlo narra di amori e di amicizie, di metropoli e di natura, di sogni, illusioni. È un narratore del nostro tempo, nel senso che sa cogliere alla perfezione quelli che sono gli aspetti più contradditori della nostra società, e lo fa con un linguaggio che non è mai di cattivo gusto, e che ha fatto scuola. De Carlo ha il dono della scrittura, nel senso che ha uno stile tutto suo, un linguaggio ricco, corposo ma che si legge tutto d’un fiato, che non annoia nonostante la grande quantità di parole e di informazioni; De Carlo è un sezionatore della vita, la indaga attraverso l’osservazione e i sensi e la riversa così com’è sulla pagina, e non è che la distorce col suo punto di vista, la riporta tale e quale, fa un copia e incolla e perciò la realtà delle cose ci appare ancora più squallida e contraddittoria di quel che è. Egli non dà giudizi ma i limiti dell’uomo appaiono chiari attraverso le azioni dei suoi personaggi, in perenne lotta con se stessi. È raro trovare uno scrittore capace di coniugare sentimento e degrado dei valori umani. |
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