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Libri mon amour – parte prima

di Gennaro Chierchia

 

In questo intervento parlerò degli scrittori coi quali sono cresciuto, cioè di quegli scrittori e di quei libri che mi hanno «formato» (se così è stato), prima ancora che cominciassi a pubblicare racconti, prima, insomma, che facessi della mia scrittura qualcosa di concreto. Perché quegli scrittori che ho assaporato allora, hanno tutt’ora un gusto unico, quello della «scoperta» della narrativa (è più appropriato che dire «letteratura»), arte di raccontare storie molto diversa dal cinema, che è stata la mia prima passione, prima ancora della scrittura e della lettura di libri. Ho cominciato a leggere (ovvero a leggere libri diversi dai testi scolastici), relativamente tardi, intorno ai 16 anni, e questo perché prima le storie le guardavo sul grande e sul piccolo schermo, essendo il cinema la mia passione più grande. Io volevo fare il regista, ma non avendone i mezzi economici, mi sono ritrovato a fare lo scrittore, per «mettere in scena» le mie storie. Però è grazie al cinema che mi sono avvicinato alla lettura: infatti compravo «l’Unità» quando uscivano le videocassette in allegato e, assieme a questi, i romanzi da cui erano tratti. Una formula davvero innovativa, e dal costo contenuto. Due titoli su tutti che ho «visto» e «letto»: «Tom Jones», di Henry Fielding e «Picnic a Hanging Rock», di Joan Lindsay. Il romanzo fiume di Fielding fu una vera e propria rivelazione per me, il suo humour inglese, la sua padronanza della scrittura, la sua inventiva, forse è stato proprio questo romanzo a farmi venir voglia di scrivere una storia; tra quelle pagine mi ci perdevo, avevo sempre voglia di continuare a leggere, pur essendo il libro un bel «mattone». Il romanzo della Linsday invece aveva il sapore della cronaca, essendo ispirato a una storia vera, ma proprio per questo era affascinante: ricordo le testimonianze dei personaggi coinvolti nella vicenda della sparizione delle ragazze sulle rocce, i dettagli come l’orologio che improvvisamente si fermava… Sono stato fortunato a cominciare a «leggere» con questi due libri, perché mi hanno emozionato, così come i film che avevano ispirato, con una netta preferenza per il film di Peter Weir, «Picnic a Hanging Rock», appunto, che «visivamente» è qualcosa di eccezionale, ed è inquietante e delicato allo stesso tempo, insomma un capolavoro dell’arte cinematografica. Un altro libro fondamentale per me è stato «Jack Frusciante è uscito dal gruppo», di Enrico Brizzi, che ho apprezzato per l’inventiva della scrittura più che per la storia in sé, anche se questa mi ha «preso» molto, perché in pratica avevo la stessa età di Alex («lo sbarbo» protagonista del romanzo), quando l’ho letto. Ma più del «Jack» mi è piaciuta la seconda prova dello scrittore bolognese, e cioè «Bastogne», che oltre a essere una sorpresa per tutti, lettori e giornalisti, poiché non aveva niente a che vedere con l’amore e le turbe adolescenziali del primo romanzo, si trattava di una storia «cattiva», raccontata in modo adrenalinico, e soprattutto strafottente. Leggendo «Bastogne» pare di leggere un fumetto, forse è proprio per questo che ne è stato tratto uno ultimamente. Approfitto della scia rimasta dal «Jack» per citare il libro culto di Anthony Burgess «Arancia meccanica», che mi è piaciuto talmente che ne ho fatto una riscrittura sotto forma di puzzle, presente in «Faximile, 49 riscritture di opere letterarie». Anche in quest’opera c’è sfacciataggine, c’è strafottenza, anche linguistica; ma il paradosso è che nonostante l’abbondanza di sesso e di violenza si tratta di un’opera «morale», almeno non ho ancora letto un romanzo che abbia un significato profondo quanto quello che lancia «Arancia meccanica». Tra i primi libri che ho letto figurano anche i romanzi-capolavoro di Alessandro Baricco: «Oceano mare», «Castelli di rabbia» e «Seta», opere che mi hanno conquistato per la «facilità» e la bellezza della scrittura, per ciò che dicevano e che non dicevano, risultando al fine di grande fascino; mi spiace che molta critica si accanisca sempre più contro Baricco, e davvero non lo capisco, per esempio il suo ultimo «Questa storia» è un bel libro. A proposito di Baricco, concludo questa prima parte dedicata ai primi libri che ho letto e che ho apprezzato, citando uno spettacolo che ho visto in videocassetta: «Totem 1» e «Totem 2», in cui Alessandro Baricco, Gabriele Vacis, Stefania Rocca e altri, leggono (e interpretano) brani tratti da romanzi famosi, il tutto accompagnato da musiche. Ci tenevo a citare questo spettacolo perché se avrete modo di vederlo vi accorgerete quanto amore e passione per la letteratura esso è in grado di sprigionare e di donare.


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