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Le quasi poesie
di Massimo Elia
a cura di Gennaro
Chierchia
Le
quasi poesie è una raccolta di liriche in versi sciolti che parlano innanzitutto
d’amore e si interrogano sul senso della vita. In esse l’acqua e la donna (e
l’amore) hanno il potere di lavare via, di eliminare il male, le brutture dal
mondo e dalla gente. Ne sono esempi i componimenti Donna, Me ne vado
al mare, Guarda («Lava i tuoi occhi»), Ancora un po’ d’acqua
(«Ho male alle mani le devo bagnare, / han trattenuto senza dare»), Sguardo
(«Ma l’acqua dov’è?») e Venere. L’amore è sempre impossibile, sofferto, e
si conclude sempre con un abbandono come accade in Me ne vado al mare,
Spina, Le parti («Andare o guardare, / due colori da sentire») e
Non si può («Non c’è più traccia di te / rimane il silenzio… / ma non è muto
/ questo silenzio urla / disperati lamenti»). In altre si analizzano, piuttosto
sinceramente, stati d’animo spesso ansiosi e intrisi di disagio, che
preferiscono la solitudine alla vita, come si legge in Momento («Inspiro
vita profonda / e rimando espirando rifiuti»), Sperando («Sogni che
abbracci e scaldi te / con le sue mani, / qualcuno che ti fa parlare / e vede
dentro / quel tuo male che fa male […] E mangio sigarette, perché con altro /
non mi voglio più saziare»), Dentro una finestra («Perché non sei fuori
in mezzo alla gente / non chiami un amico che non hai cercato, / aspetti un
impegno che ti sia capitato / ti muovi soltanto per un già vissuto / …e resti
soltanto con vecchie situazioni protette / Svivendo evitando nuove emozioni»),
La porta («Davanti allo specchio / mi guardo negli occhi / cercando
presenza»), Fuori, Ansia («Scatti di vita bloccata […] Accendo
sogni che si spengono») e Certi giorni («Qualunque cosa a smuover le
acque / qualunque cosa che non sia già ora»). In altre ancora ci si interroga
sul senso della vita: L’erba, Vita o morte e Passaggio a
livello. Una raccolta di poesie onesta, a tratti capace di cogliere a fondo
aspetti della vita che sono di tutti.
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