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La morale da Portland di Gennaro Chierchia
Nel momento in cui sto scrivendo questo pezzo sto terminando di leggere “Ninna nanna”, di Chuck Palhaniuk. È il secondo romanzo dello scrittore americano che prendo in mano, dopo “Fight Club” e devo dire che mi piace. Sì, sono proprio contento di essermi deciso a comprare questo autore della cui vita privata si sa poco e niente. Perché nonostante descriva una società aberrante, dedita al consumismo e cinica, Palhaniuk è in fin dei conti un moralista, uno che “castiga” la società moderna, a colpi di descrizioni raccapriccianti e comportamenti deviati. C’è bisogno di scrittori come Palhaniuk per comprendere il mondo in cui viviamo, il mondo che abbiamo plasmato con le nostre mani, per sbatterci in faccia la realtà. Se il modo per riuscirci è attraverso uno stile personale e nichilista che a qualcuno potrebbe far storcere il naso, ben venga. D’altronde è il solo modo efficace per inculcare nel lettore l’idea che, forse forse, non ci stiamo comportando proprio bene; che non stiamo conducendo le nostre vite al meglio. Lungi dunque dal fare la morale nonostante sia un moralista egli stesso, Palhaniuk ci guida nei meandri della giungla che è diventata la vita moderna, dove le persone sono individui fuori di testa, soli e fondamentalmente insicuri. Questo senso di morte, di caducità di cose e di persone; questa nube bassa e nera che ci cammina sopra le teste ovunque andiamo; questa spada di Damocle perennemente calata sul collo, ci aiuta ad avere maggiore comprensione di noi stessi e del nostro inevitabile destino. Ci sprona, in un modo amaro e duro, a fare di ogni nostro giorno un giorno migliore del precedente; a non sprecarlo. |
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