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La città perfetta

di Angelo Petrella

a cura di Gennaro Chierchia

 

Un romanzo-bomba, questo di Petrella. Dopo lo strepitoso e travolgente “Cane rabbioso” e il meno riuscito “Nazi Paradise”, lo scrittore napoletano sigla la sua affermazione nel mondo della letteratura noir con questo racconto lungo di cinquecento pagine da leggere tutto d’un fiato. Chi aveva messo in dubbio che l’autore, dopo le prime due prove “brevi” nella scuderia Meridiano Zero, non fosse stato altrettanto convincente sulla lunga distanza, dovrà ricredersi. Angelo Petrella c’è riuscito, e alla grande. E la cosa straordinaria è che c’è riuscito mantenendo la stessa rabbia e lo stesso stile impetuoso di “Cane rabbioso”. Raccontando una storia a tre, adottando i punti di vista dei singoli protagonisti: l’Americano, poliziotto della Digos arrivista e senza scrupoli; Sanguetta, piccolo delinquente che punta ad arrivare a comandare tutta quanta Napoli; Chimicone, rivoluzionario e terrorista. Le tre storie si incastrano e si accavallano e concorrono tutte a dipingere un quadro a tinte fosche e nere il cui sfondo è una Napoli corrotta e corruttibile, dove nessuno può fidarsi di nessuno e dove non c’è speranza, tranne nell’amore. Sì perché in tutto questo mare di pallottole e di sangue, mai come ora i protagonisti nati dalla penna di Petrella si lasciano rapire dai sentimenti: Chimicone è certamente il più romantico, ma anche l’Americano, nonostante la sua cattiveria e spavalderia, perde la testa per una donna e cerca di salvarla prima di morire egli stesso. Linguaggio potente, con molte intuizioni lessicali carismatiche e di forte impatto, in una commistione tra il corretto Italiano e il dialetto napoletano aggiungono colore a una prosa asciutta e scorrevole, supportata da una storia altrettanto robusta e ben congegnata.

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