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La casa dell’ospite

di Barbara Giambartolomei

a cura di Elena Liguori

 

“Fu in una fredda mattina di novembre”. Potrebbe capitare a chiunque. Per una vita intera una persona vede le cose in un certo modo, ricorda le cose in una maniera che le sembra la più corretta possibile; ma, ad un certo punto, senza preavviso, si spalanca davanti a lei una prospettiva del tutto diversa.

Questo è quello che accade al protagonista di questa storia (che, tra l’altro, ha un nome assurdo). Questa persona pensava che il suo passato, proprio in quanto trascorso, non potesse rivelargli più nulla di sorprendente; invece non aveva idea di quanto i suoi ricordi dovessero mutare forma, di quanto velocemente avrebbero mutato forma e di quanto questo cambiamento avrebbe coinvolto anche lui.

Questi cambiamenti lo porteranno a fare un viaggio nella Firenze del dopo guerra che rimane intrisa, in ogni suo angolo, di guerra. Questa difficoltà a dimenticare questo periodo appena trascorso farà sprofondare anche il nostro viaggiatore dal nome assurdo in una sorta di raccordo tra l’ieri e l’oggi, dove il passato non è poi tanto trascorso.

Veicolo utilizzato per questo viaggio è la Casa dell’Ospite che, superato lo stato di rovina esterno, conserva al suo interno ancora intatti i suoi segreti e che da una parte sembra volerli condividere, dall’altra sembra sigillare ermeticamente entro le sue rovine il suo passato – passato che si trasforma in nuovo inizio e nuova storia.

Attraverso ricerche, libri, incontri o semplici casualità ci vengono presentati una serie di strani personaggi (un vecchio mezzo matto, uno zingaro strano, una serva non più giovane ma sempre attraente) che sono legati tra loro con un sottile filo rosso; indecifrabile per chi non conosca l’intera storia, e gettano più di un’ombra nei ricordi del nostro viaggiatore.

Uno dei personaggi più imperscrutabili è sicuramente Vanni, che tutti continuano a prendere per il fratello del nostro viaggiatore, ma che lui sente profondamente diverso. “Io ero disperso nella mia sanità mentale, lui era integro nella sua sommessa follia”. Le ricerche, i libri, gli incontri, le semplici casualità di questo viaggio entreranno a far parte di un viaggio più profondo, quello che ognuno di noi ha paura di affrontare. Un viaggio alla scoperta della sua famiglia, del suo passato e quindi, di riflesso, alla scoperta di sé stesso.

Viaggio che richiama alla mente altri viaggi, lontani nel tempo e nello spazio, ma tutti contrassegnati da emozioni forti.

Viaggio come cambiamento. E dato che la vita, come un misterioso caleidoscopio, cambia velocemente, allora la vita può essere considerata un viaggio.

Viaggio come ritorno. Ritorno a fatti e persone che sembravano scomparse e che riemergono con una consistenza che sembravano aver perso. Ritorno a sé stesso. A quel bambino che viaggiava sperduto e immusonito.

Ho letto da qualche parte che la memoria degli squali dura solo quarantotto ore…

E se fosse un bene?


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