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L’incontro

di Maria Cristina Buoso

a cura di Monica Florio

 

Dalla bolognese inEdition, nuova realtà nell’affollato panorama editoriale italiano, è in uscita “L’incontro. Dipinti assassini” di Maria Cristina Buoso (Edizioni di Lucidamente, pp. 190, 14.00 euro), thriller di solida fattura ambientato nello spregiudicato mondo dell’arte.

Nel romanzo assistiamo alla contrapposizione di ambienti antitetici, contrassegnati, però, dalla solitudine e dal fallimento esistenziale: da un lato, la cerchia degli artisti, chiusa nell’individualismo e nel bisogno infantile di consensi, dall’altro, la gente comune legata alle convenzioni e ai valori tradizionali.

Ecco che il thriller diviene lo strumento ideale per leggere la realtà, di cui la scrittrice di Rovigo ci offre una visione cupa ed estrema: nella tranquilla Treviso, scossa da una serie di omicidi seriali, non sembra esserci più spazio per i sentimenti e per una sessualità equilibrata e felice.

Se l’enigma da risolvere e la funzione catartica dell’ispettrice Ginny ancorano il libro al giallo di routine, le atmosfere iperrealistiche lo avvicinano, invece, al noir ed ai suoi personaggi perversi, votati al male ed attratti da esso.

Emblematica è, nella sua ambiguità, Livia Mexico, la pittrice che ritrae le vittime dopo averle uccise nel corso di un macabro rituale culminante in un amplesso.

Mai come in questo caso arte e vita si fondono, originando dipinti “assassini”, maledetti per la loro essenza diabolica e per l’amoralità di cui sono intessuti. Gli stessi artisti sembrano immuni da crisi creative e da tonfi commerciali e, nel loro ego smisurato, sono lontani anni luce dal pittore omosessuale vendutosi alle leggi del mercato tratteggiato da Michele Prisco in “Lo specchio cieco” (Rizzoli).

Talvolta l’artista è un ex-allievo, divenuto alla morte del maestro un suo clone; solo chi ha mantenuto la propria identità è approdato ad una produzione originale e libera da ingombranti influssi esterni.

Nonostante l’identità dell’assassino sia nota sin dalle prime pagine, la vicenda si snoda in modo plausibile anche quando si tinge di venature orrorifiche, scivolando gradatamente nel fantastico. Il libro è corredato dall’introduzione di Rino Tripodi, direttore della collana di narrativa “La scacchiera di Babele” nonché della rivista di cultura etica e civile www.lucidamente.com.


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