Racconti

http://www.gcwriter.com

 

L’approssimazione

di Rosa Corvo

 

Che sciocchezza! Alla mia età e a quest’ora di notte arrampicarmi fin quassù, pare proprio che le disgrazie vado a cercarmele. Sassi e pietre sconnesse e luce di stelle e pioggerellina e terreno impaludato: chissà cosa spero.

Quassù e a quest’ora mi ha guidato Uberto. Uberto è il mio segugio, un cane di Sant’Uberto appunto.

Però il cane non ha deciso niente. Gli ho dato oggetti da annusare, li ha annusati ed il suo naso ha deciso per lui ed anche per me. La conseguenza è che mi trovo, ora e qui, ad aspettare che Uberto scovi gli oggetti dei quali ha seguito le tracce per tutto il giorno e così lontano.

Quali oggetti? Un guanto spaiato e un cestino che aveva contenuto tartufi. Il guanto aveva contenuto la mano di Benedetta. Siccome ora i contenitori sono vuoti ho dovuto rimettermi ad Uberto e a sant’Uberto, affinché mi aiutassero a ritrovare chi li aveva riempiti. Mi è tornata una gran voglia di Benedetta e di tartufi, più che una voglia, una frenesia da oppiomane.

Benedetta è, è stata, mia moglie; per sessanta anni, che non è poco.

Quando lei è morta, io mi sono meravigliato e anche Uberto. Si è meravigliato come si meravigliano i cani: non ha smesso di cercare neppure quando ha capito che lei non poteva tornare.

Noi capiamo che gli altri sono morti prima da altri segni e poi dall’odore. I cani girano la frittata. Sentono subito l’odore della morte, subito e prima di tutto. Quando qualcuno muore o è morto e loro l’annusano innanzitutto starnutano, poi scartano da un lato poi uggiolano poi se ne vanno.

Se ne vanno, ma se erano affezionati, ritornano e ritornano. Ritornano per annusare vicino e nei pressi. Forse sperano di essersi sbagliati, forse il naso si è sbagliato.
E i tartufi? Cosa c’entrano i tartufi? Benedetta non amava i tartufi, non ne tollerava l’odore. Era un gusto che ci divideva, a me i tartufi sono sempre piaciuti, soprattutto per l’odore.

Poi i tartufi non muoiono mai; non ho mai visto un tartufo morto. Quando mi è tornato il desiderio di Benedetta e di tartufi mi sono consegnato a Uberto che è un cane molto giovane e forte e che, se non avesse saputo ritrovare lei, almeno i tartufi ho creduto sarebbe stato capace di scovare.

C’è voluto un giorno intero, infine, poco prima dell’alba, Uberto ha smesso di salire e di inoltrarsi nella forra ed ha preso a girare tra la pietraia e il laghetto, come se fosse giunto all’osso della ricerca.

Ora gira intorno, ficca il naso tra i sassi e vicino l’acqua che riflette stelle e non si quieta e non si stanca mai. Non si ferma mai, non sembra gli interessi che il tempo volga al brutto e che il paesaggio sia sconfinato, sfocato e senza contorni. Credo che lo spinga la gioventù e l’olfatto; il fatto dell’olfatto. Il naso non ha bisogno di luce.

Oppure sono io che mi stanco, che sono stanco e non mi tiene su neppure la voglia dei tartufi e di mia moglie. Alla mia età una camminata lunga l’intero di un giorno è un’esagerazione e poi età o non età… è che non ci spero più. Nessuno mi restituirà Benedetta a meno che il cielo non si capovolga e tutto quanto è annodato si sciolga e tutto quanto continua in questo modo, cessi di continuare nello stesso modo. I tartufi si possono comprare dappertutto.

Il cane deve aver trovato perché ha smesso di girare intorno e raspa nel terriccio vicino al laghetto. Anche alla luce di poche stelle capisco che il cane ha trovato, ma non l’esatto che cercavo. Capisco anche meglio quando Uberto corre da me e pretende che lo segua alla buca che ha appena scavato, come neanche un bambino. In tanti anni, di stranezze ne ho viste e sentite però questa non me l’aspettavo. Nella buca delle meraviglie ritrovo il guanto gemello che mia moglie aveva perso tanto tempo fa e un altro cestino di tartufi vuoto, ancora odoroso di tuberi. Il cielo non si capovolge, mai per intero. Al massimo si approssima, al capovolgimento, voglio dire.


 Stampa questa pagina

 Segnala questa pagina a un amico