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L’amante

Yehoshua e Faenza a confronto

a cura di Simona Vassetti

 

Roberto Faenza tramite un’opera della letteratura israeliana contemporanea, Lamante di Abraham B. Yehoshua, ha deciso di trattare la Shoah. Non nuovo a tematiche consimili, si ricordi Jona che visse nella balena, drammatica rievocazione delle vicende dun bambino olandese nel corso del secondo conflitto mondiale, ed amante della trasposizione cinematografica di testi letterari (da un romanzo di Schnitzler ha girato Mio caro dottor Grasler, dall’omonimo romanzo di Tabucchi, Sostiene Pereira e più tardi dal testo della Maraini, Marianna Ucrìa), il cinquantaseienne cineasta torinese ha qui affrontato problemi consistenti per l’adattamento in celluloide della pagina scritta, forse cagionati dalla preoccupazione di sottolineare il messaggio d’invito alla tolleranza ed alla pacifica coesistenza, che in Yehoshua appare più sfumato.

Nella storia di Adam ed Asya, ebrei di origine inglese giunti in Israele con una pena segreta - la perdita del primogenito di quattro anni in un incidente - legati da un amore che sfiorisce nella malinconia, con una figlia adolescente dolente spettatrice della loro impotenza a comunicare, s’inserisce all’improvviso un elemento di rottura: la comparsa d’un giovane israeliano venuto da Parigi che, con la sua fragilità e bellezza, mette in crisi il precario equilibrio della famigila.

Asya se ne innamora, proprio mentre la sua figliola sente i primi battiti del cuore per un ragazzo arabo suo coetaneo: quando si ha l’impressione che tutto sia sul punto d’infrangersi, ogni cosa parrà infine ricomporsi sotto il segno della comprensione e della solidarietà.

Girato con ampiezza di mezzi, valendosi di un cast cosmopolita e funzionale alle intenzioni registiche, L’amante perduto non è esente da concessioni ad un didascalismo vagamente predicatorio. Tuttavia, in virtù di validi contributi tecnici, risulta uno dei rari prodotti italici pensato per platee più ampie di quelle nostrane.

 

La storia è sorprendente, inattesa, struggente: chi è l’amante scomparso che di colpo sconvolge la vita di Asya e di suo marito Adam? Può un uomo essere a tal punto innamorato della propria moglie da aiutarla nella ricerca del suo amante? Ricerca che servirà ad Adam per comprendere il senso di una passione mancata , della verità di un popolo che solo nell’amore forse potrà ritrovare la suo tradizione e la sua anima. L’amore che verrà, quello tra la figlia adolescente di Adam, Dafi, ed il giovane arabo Na’im, rappresenteranno lo specchio di quel mondo arabo che vive accanto e dentro Israele.

 

Il romanzo, divenuto best-seller internazionale rendendo celebre lo scrittore israeliano in tutto il mondo, è stato tradotto in quindici lingue; esso presenta diversi livelli di lettura. È la storia di un inseguimento, ma é anche e soprattutto la descrizione del conflitto israelo-palestinese. Nel romanzo s’avvicinano mondi che, per quanto vicini geograficamente, nella realtà risultano attraversati da distanze culturali incolmabili. Ma è nella nascita di relazioni amorose di natura diversa che l’autore lascia intravedere una speranza di riconciliazione politica fra i due popoli.


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