Racconti

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Invidia

di Maria Vittoria Morokovski

 

Oggi ho percepito cos’è questo peccato capitale, anzi ho proprio capito cos’è un peccato capitale, prima non riuscivo ad intendere il significato di peccato, tanto meno di capitale.

L’invidia è fatta di silenzi, di cose non dette, assenze artificiose, sorrisi ipocriti, questa di cui parlo è l’invidia semplice, ma, quella capitale, è un’altra cosa, colpisce al cuore chi la subisce e fa dannare chi la prova, costui è talmente impotente contro il rodimento che lo assale, che non riesce più neppure a fingere, tace, si nasconde per timore che glielo si legga in faccia, il suo male, eppure è un male invisibile, che coglie all’improvviso e per i più banali dei motivi e lo si prova nei confronti di esseri che forse hanno meno di colui che la prova.

Ma è inutile far ragionare costui, egli nega a se stesso di esserne colpito, le budella gli si torcono, il viso scolora, il cuore cessa di battere, la vigliaccheria, fedele compagna dell’invidia, lo fa nascondere e si crede invisibile, sciocco malato fosforescente, visibile come un semaforo, credi di non essere visto e ti arrovelli nel tuo squallido silenzio, fingendo di non conoscere la causa della tua malattia.

Ciò che è strano, è che l’invidia ti fa star male per cose che desideri e, in egual modo, per cose che non desideri, invidi anche chi ha qualcosa che tu non vorresti avere, c’è qualcosa di più sciocco?

Eppure non può essere sciocco ciò che produce dolore in entrambi, in chi la prova e in chi la subisce, in genere chi la prova o soccombe o tenta in tutti i modi di far soccombere l’altro, a volte ci riesce, solo con il pensiero, altre con il delitto.

L’invidia non lascia scampo, come la pena capitale, uccide, a volte uno dei due, a volte entrambi, ecco perché si chiama peccato capitale.


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