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Il romanzo che sto scrivendo

di Gennaro Chierchia

 

A me sembra una buona idea, quella che sta alla base del romanzo che sto scrivendo, sperando di trovare un editore che l’appoggi, che si appassioni a essa, e che me lo pubblichi (il problema dell’incertezza della pubblicazione che ho affrontato in un precedente intervento). Ci sto sbattendo su da un pezzo, ma il guaio è che non puoi scrivere tutti i giorni come vorresti; in questi giorni di caldo, poi, è praticamente impossibile per me. Perciò devo avere pazienza e tenacia, riprendere e abbandonare finché la tela non sarà completamente tessuta, come è accaduto per il mio precedente romanzo. Quello che sto cercando di fare è migliorarmi, migliorare la mia scrittura, e fare qualcosa di diverso. Per esempio mi sto concentrando di più sulle descrizioni di luoghi e ambienti, non c’è più quel taglio cinematografico che contraddistingueva “Filming Carmelo”; ovvero c’è meno cinecità, meno velocità. Il fatto è che “Filming” era infarcito di dialoghi, che a me, resta inteso, piacciono molto; ma uno scrittore, a mio avviso, deve evolversi, e questa evoluzione nel mio caso sta nell’approfondire certi aspetti che avevo “accantonato” nella mia precedente prova. Sia bene inteso: i dialoghi sono una parte fondamentale anche in questa storia; ma qui, anche questi, hanno uno spessore maggiore, son più particolareggiati. Il fatto è, da quel che ho capito analizzandomi e analizzando la mia scrittura, che ho un bisogno continuo di cambiare, di provare, di sperimentare. Una volta ho scritto un racconto talmente striminzito che solo col senno di poi ho capito che l’avevo ridotto eccessivamente all’essenziale pur di evolvermi, di sperimentare, creando qualcosa che non si poteva definire neanche alla lontana “letteratura”. Così ho imparato che ho bisogno di sperimentazione sì, ma anche di testa e di cervello. Di riflettere prima di buttare giù. Il fatto è, che non so scrivere senza improvvisare, e perciò autoimpormi una certa disciplina, è per me già una grande conquista: sotto questa nuova luce sto scrivendo il mio secondo romanzo. In realtà prima di “Filming” avevo già scritto altri due romanzi, che però non pubblicherò mai perché troppo brevi e immaturi; perché non meritevoli. Ecco, questa consapevolezza sta alla base di uno che si (auto)definisce scrittore: ammettere i propri limiti. Per questo motivo uno scrittore ha l’obbligo di rivolgersi a una casa editrice: per esser giudicato e avere un parere sincero e schietto, che gli faccia aprire gli occhi sul reale valore della sua scrittura.


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