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Il dio delle
piccole cose
di Arundhati Roy
a cura di Serena
Pisaneschi
Appena
si inizia la lettura di questo romanzo si viene sorpresi da un linguaggio
particolare, molto infantile in alcuni punti e decisamente descrittivo,
ripetitivo in moltissime immagini e denso di particolari; dopo qualche pagina,
però, il suo stile ricco di magia ci coinvolge totalmente. I personaggi
principali sono due gemelli dizigoti, Estha e Rahel, fratello e sorella
indissolubilmente legati. Estha è un bambino molto sensibile, responsabile e
riflessivo, mentre Rahel è decisamente più disinvolta e scaltra. Attraverso i
loro occhi e moltissimi flashback tra passato e presente, riviviamo l’estate dei
loro otto anni, l’estate che segnerà l’inizio della fine del loro “noi”.
La storia è
ambientata in India alla fine degli anni Settanta e ruota intorno ad una
famiglia benestante di Ayemenem. I componenti di questa famiglia sono molti e
variopinti: c’è Ammu, la mamma dei gemelli, che è tornata a casa dopo il
divorzio dal marito alcolizzato e violento, e si ritroverà a vivere tra le mille
difficoltà che la sua condizione di divorziata, inaccettabile dalla società
indiana dei toccabili, le porrà davanti; c’è suo fratello Chako, maschilista e
politicamente attivo, la loro madre, cieca e attaccata ai valori tradizionali,
la governante, gli occhi della padrona, e una prozia che alla fine del libro
arriverai ad odiare con tutta l’anima. Svariati altri personaggi, poi, compaiono
nel libro lasciando ognuno una traccia indelebile nei nostri sentimenti,
specialmente un “paravan” di nome Velutha, ragazzo dal cuore d’oro ma dalla
condizione sociale sbagliata per poter essere felice.
Fondamentalmente
questo libro parla d’amore. Amore fraterno, quello infinito che provano i
gemelli l’uno per l’altra e che farà tornare Rahel da suo fratello dopo più di
vent’anni, amore di una madre per i propri figli, amore di un uomo per la
famiglia che non ha mai potuto vivere, amore negato, che ha indurito il cuore di
una donna, e amore proibito per colpa di caste assurde, quello che ha spezzato
la vita di tante, troppe persone. Come ho detto il libro è un continuo
alternarsi di passato e presente, e l’ultimo capitolo è l’antefatto al primo,
quella spiegazione che arriva piano piano nello scorrere della storia, che
scopri gradualmente e che divori con gli occhi e con il cuore. È una storia che
commuove, che fa gridare all’ingiustizia ed alla cattiveria che a volte riserva
la vita, una storia che appassiona e coinvolge e smuove i sentimenti del lettore
pagina dopo pagina, una storia che sfido chiunque a non amare.
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