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Racconti |
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Il dettaglio di Paolo Delpino (racconto che ha partecipato al concorso letterario Noir Story)
L’auto era parcheggiata dietro al grill, al termine della rampa che saliva dal distributore, per cui risultava nascosta alla vista di chi entrava nell’area di servizio dall’autostrada. Dentro l’auto, sedevano un uomo e una donna. L’uomo sbirciò l’orologio, sbuffò. «Devo sgranchirmi le gambe, altrimenti mi vengono i nervi», annunciò. La donna gli lanciò un’occhiata spazientita e scosse la testa. «Li stai facendo venire a me, i nervi». Egli alzò le spalle, biascicò qualche cosa tra i denti, accese una sigaretta e si avviò verso il grill. Rimasta sola, la donna guardò a sua volta l’orologio. I loro compiti erano accuratamente distinti: lei era il gabbiere, l’altro il nocchiero (il capo dell’organizzazione era affezionato ai termini marinareschi). Osservare e riconoscere era compito del primo, al secondo toccava condurre l’auto. Sempre in ossequio a tale regola, il luogo dell’appuntamento veniva comunicato solo al guidatore. L’uomo non le sembrava il tipo adatto; poca pazienza e troppe chiacchiere. Quel lavoro, infatti, richiedeva attenzione, calma, rispetto dei ruoli. L’uomo, viceversa, sembrava prendere tutto sottogamba, quasi si trattasse solo di recarsi nel posto convenuto e prendere in consegna la merce. Al contrario, la faccenda era assai più complessa. I carichi venivano da lontano e dovevano attraversare più frontiere, il che significava superare diversi controlli. Inoltre, c’era caso che i passaggi venissero registrati, per cui non veniva mai impiegato lo stesso mezzo per l’intero tragitto. Ogni trasporto veniva gestito attraverso una catena di anelli, ma solo quelli contigui comunicavano tra loro. I membri dell’organizzazione dovevano scambiarsi segnali a distanza, utilizzando gesti quotidiani: chinarsi ad allacciare una scarpa, spiegare un giornale, estrarre un portafoglio per esaminarne il contenuto. Commettere un errore significava essere fuori. E la donna sapeva bene che dall’organizzazione si poteva uscire in un unico modo. Questo pensiero la fece rabbrividire, ma solo per un attimo. Lei aveva un record di tutto rispetto, frutto dell’attenzione meticolosa, quasi maniacale, che poneva nel registrare nel minimo dettaglio ciò che la circondava. Le consegne avevano quasi sempre luogo in aree di parcheggio come quella, di giorno, quando era più difficile destare sospetti. In compenso, in quei posti occorreva tenere d’occhio la gente. La stragrande maggioranza impiegava la sosta per andare al bar o alla toilette, fumare una sigaretta; ma vi erano anche i perditempo, che si fermavano a guardare il panorama, il va e vieni dei veicoli; i curiosi, che si aggiravano qua e là, senza uno scopo preciso; o i topi d’auto, che spiavano le vetture in sosta, cercando di guadagnarsi la giornata con un furto. Di tutti questi, la donna aveva imparato a riconoscere i movimenti, il modo di camminare, perfino certi tic; comunque, nessuno di loro era gente di cui darsi pensiero. Occorreva invece guardarsi da chi non apparteneva a nessuna di queste categorie. In questo caso, infatti, si trattava invariabilmente di poliziotti, oppure criminali.
Aveva ripreso a piovere, una pioggerella leggera, ma insistente. Una Smart metallizzata salì per la rampa a velocità troppo sostenuta, e il guidatore fu costretto a una frenata brusca. La Smart sbandò sulla sinistra e poco mancò che finisse addosso ad una vettura parcheggiata nella prima fila. «Idiota», biascicò tra i denti la donna. In realtà, era contrariata per il fatto che il corriere non si fosse ancora fatto vivo, e che l’assenza del socio si prolungasse da oltre un quarto d’ora. Mentre si stava domandando dove fosse finito, le giunse all’orecchio il rombo di un altro motore in avvicinamento. La donna ebbe la sensazione di un veicolo pesante che si arrampicava lungo la rampa… e, dopo qualche secondo, scorse il muso di un autobus sporgere dalla salita. Falso allarme anche questa volta. Dal pullman sciamò una frotta di turisti che si affrettarono verso il grill per sottrarsi alla pioggia.
L’uomo aveva preso un caffé e si era poi aggirato tra i banchi del grill, tanto per passare il tempo. Aveva anche pensato di acquistare qualche cosa, ma alla fine vi aveva rinunciato. Rifletté che si stava annoiando, e che ne aveva tutte le ragioni. L’appuntamento era stato fissato per le tre del pomeriggio, presso l’area di servizio, ed erano ormai le tre e mezza passate. Decise di ritornare alla macchina, perché sapeva che alla donna non piaceva restare da sola ad aspettare. La donna doveva avere una decina d’anni più di lui, parlava poco e non gli era troppo simpatica, ma doveva lavorarci insieme. Pazienza. Uscì dalla porta girevole del grill e fece per avviarsi verso il parcheggio, quando si arrestò, con il cuore in gola.
La donna aveva visto il muso della gazzella affacciarsi alla rampa, ma sul momento non se ne era data pensiero: dopotutto, anche gli equipaggi delle pattuglie avevano diritto a una sosta. Ma il suo umore cambiò di colpo quando vide che uno degli agenti si stava dirigendo verso di lei: senza fretta, ma anche senza esitazione.
Il poliziotto sembrava avercela proprio con loro, rifletté l’uomo. Esitò. D’un tratto, ebbe l’impressione che tutti quelli che si trovavano nell’area di servizio gli tenessero gli occhi puntati addosso. L’istante successivo, il cervello gli trasmise un unico comando: scappare. Ma si frenò, perché comprese che quello sarebbe stato l’errore più grave che avrebbe potuto commettere.
L’agente si era portato la mano alla visiera del berretto e si era piegato verso il finestrino. «Può farmi vedere i documenti, per favore?». La donna annuì, sforzandosi di rimanere calma. Il corriere non era ancora arrivato, nel parcheggio vi erano decine di auto, la loro era pulita. Possibile che qualche cosa fosse andata storta? «Può aprire il portabagagli, per favore?». «È aperto». Fece per scendere, ma l’agente le fece segno che non importava. Dopo un paio di secondi, udì il tonfo del portabagagli che veniva richiuso. Quando levò gli occhi, davanti all’auto si era materializzato l’uomo. «Ci sono problemi?», chiese l’uomo al poliziotto. Il poliziotto fece un sorriso strano. «L’auto è sua?». «Sì». «Potrebbe farmi vedere la patente?». Il poliziotto sbirciò il documento che l’uomo gli tendeva e annuì. «Potrebbe seguirmi un istante, per cortesia?». Con un cenno del capo, indicò la gazzella sulla quale si trovavano gli altri due agenti. «Che succede?». L’agente sorrise di nuovo. «Niente, un controllo di routine».
L’uomo era salito sulla gazzella e la portiera si era richiusa dietro di lui. «Cristo», imprecò la donna tra sé. La sua mente prese a lavorare a tutta velocità. Che l’uomo fosse un ricercato? In fondo, lei non lo conosceva troppo bene… O che fosse d’accordo con la polizia? O, addirittura, un agente infiltrato? In tal caso, come mai non si era accorta di nulla? L’osservatore, il gabbiere della situazione (per dirla con le parole del capo) era lei… perciò lei avrebbe dovuto capire! Quegli strani atteggiamenti dell’uomo, tutte quelle chiacchiere, quello sbuffare…! Ma certo! Erano segni d’impazienza… per la polizia che tardava a farsi vedere, o magari di disagio nei confronti della compagna che aveva tradito… o di malessere, per aver dovuto custodire un segreto, ciò che era così contrario alla sua natura! Rivide come in un film l’intera giornata, da quando l’uomo era venuto a prenderla in macchina, fino all’arrivo nel posto convenuto, la lunga attesa. Che cosa le era sfuggito? Dove aveva sbagliato? Si sentiva la testa vuota. Comunque fosse, ora si trovava in trappola… e, involontariamente, le balenò il pensiero che sarebbe stato peggio vedersela con l’organizzazione, piuttosto che con la polizia…
L’agente tornò indietro, senza affrettare il passo, si fermò davanti alla portiera e le tese i documenti. «Può andare», disse. La donna rimase interdetta. «Ma… e lui? Qualche cosa fuori posto?». L’agente fece di nuovo quello strano sorriso. «Un dettaglio. L’appuntamento era all’area di servizio della corsia ovest. Questa è la est». Solo allora la donna si accorse che sull’altro lato dell’autostrada sorgeva una seconda area di servizio, simmetrica rispetto a quella presso cui loro si erano fermati. |
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