Racconti

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Il club delle donne di serie B

di Barbara Gozzi

 

«Fermati!… Vieni qui!… Giovanna! Se ti acchiappo…».

Le urla della donna rimbombano tra le vetrine del centro commerciale, ma il vociare le assorbe in fretta. I passanti osservano la scena incuriositi, alcuni ridono, altri scuotono la testa mentre quelli più distanti non capiscono bene cosa sta succedendo ma riescono a intravedere, fugacemente, un casco riccio e una gonnellina rossa svolazzante che attraversano la galleria a tutta velocità. La scena sarebbe anche divertente, se non terminasse con una donna corpulenta che corre, a sua volta, stringendo al petto la borsetta e dribblando gli ignari passanti.

«Giovanna, insomma!».

Finalmente l’inseguimento si conclude e la bambina fissa la donna con aria innocente.

«Stai calma mamma, hai la faccia tutta rossa».

La donna la osserva alcuni secondi, indecisa se dar sfogo al nervoso oppure lasciar perdere e proseguire. Opta per la seconda soluzione, la prende in braccio con un gesto rapido e deciso. Ripete lo stesso percorso al contrario, incurante delle occhiate dei passanti.

«Senti un po’ signorinella… hai talento cinematografico? No, perché sembravi lo spot per un film con Will Smith…».

«Non mi piace quello lì. Volevo solo andare da Winnie Pou!».

Giovanna incrocia le braccia al petto e sfodera il miglior broncio della carriera, ma la madre la infila nel seggiolino del carrello senza darle retta.

«Scusate ragazze. Ve l’avevo detto che non era una buona idea».

Due volti divertiti si lanciano un occhiata molto eloquente.

«Ma dai… e poi scusa, non fai più la spesa adesso? Non mangia più nessuno, a casa vostra?».

«Veramente…  a osservarti bene,  proprio non si direbbe sai, senza offesa…».

Alessia e Mariella ridono e l’amica inizia a spingere il carrello animato dagli sbuffi della bambina.

«Molto carine…».

Inizia così, ufficialmente, il giro mensile al centro commerciale.

Mariella le dà un’affettuosa pacca sulla spalla.

«Dai, scherzavamo! Un muso lungo è più che sufficiente per oggi… – strizza l’occhio alla chioma riccia ribelle –  Faccio io».  La sposta con alcuni colpetti affettuosi sulle spalle, per agguantare l’impugnatura del carrello. Mariella si avvia verso i cinquanta ma il portamento e i modi affabili le tolgono qualche anno anagrafico. Alessia, invece, si è già fermata davanti a una vetrina e il carrello viene bruscamente frenato, con lei bisogna sempre guardarsi le spalle perché si rischia di perderla chissà dove, con gli occhi che luccicano davanti a qualcosa di nuovo. Alessia è minuta e curata, i jeans attillati e i capelli scalati sono il trend del momento e il carattere vivace e estroverso la fanno assomigliare a un folletto tentatore.

Finalmente anche Roberta, la mamma del gruppo, si scioglie un po’ e, dopo aver rinchiuso il mal di stomaco nella borsa, si ferma davanti alla vetrina di una profumeria, Alessia la affianca in un batter d’occhio e iniziano a commentare i prodotti in offerta. Balsamo lenitivo per i nervi di Roberta, la più piccola, vent’otto anni compiuti il mese scorso.

«Uffa però! Io voglio andare da Winnie Pou… qui c’è quello più grande, ecco!».

Allontanandosi con il carrello, Mariella rovista nella borsa per estrarre un Chupa chups rosa e bianco, la bambina davanti a lei lo agguanta con un vago sorriso.

«Facciamo così: intanto mangi questo, noi proseguiamo il giro e, quando arriviamo al negozio della Disney, ti prometto che scendi e vai a vedere quello che ti interessa, ok?».

Se qualcuno avesse visto la scena, in quel momento, avrebbe pensato che fosse lei la madre e, in effetti, il tocco era quello. Peccato che il suo utero si fosse rifiutato di fare lo sforzo e, dopo vari tentativi falliti molti anni prima, si è rassegnata e ha smesso di crederci. Così non è arrivato nessuno.

«Mari, non dovevi cercare nuovi completi per l’inverno?».

La donna annuisce mentre stropiccia i riccioli ribelli, a pochi centimetri da lei.

«Perfetto, andiamo là allora! Io voglio assolutamente trovare alcune tute carine… lunedì ricomincio in palestra e non mi và di sembrare una poveraccia che ricicla quelle dell’anno scorso…».

«Non ci credo… parli sul serio Ale? E le altre allora, dove finiscono? Peccato che, con queste gambotte, non ci entrerei neanche smettendo di mangiare per una settimana… altrimenti te le fregavo io, quelle vecchie…».

Roberta osserva l’amica entrare nel negozio di abbigliamento e si lascia scappare un sospiro. Magari avesse anche lei di quei problemi! L’ultima volta che si è comprata qualcosa doveva essere Pasqua, e solo perché erano stati invitati a un matrimonio. Sbircia la figlia che lecca avidamente e si guarda in giro. Se solo potesse avere un quarto d’ora al giorno per “la pausa caffè della mamma”… bisognerebbe proporre una legge apposta. Tutela giornaliera della salute mentale e psicofisica delle donne con figli.

«Vai pure, proseguo io con l’armamentario».

Mariella annuisce e si sposta.

«Come sta Sebastiano?».

L’abituale tono tranquillo e i modi garbati hanno sempre un effetto calmante su di lei. Le fa una smorfia prima di rispondere.

«Il solito, va in giro per l’Italia coi suoi campioncini…». Giovanna ha colto l’allusione al padre e segue attenta la conversazione. Roberta fa un cenno all’amica che capisce al volo e fa cadere l’argomento. Lo shopping riprende.

Dopo due ore, con la testa in fiamme e sporte ovunque, il trio e mezzo si ferma nel fast food per riempire lo stomaco.

«Mamma, c’è il menù col pesce! Voglio quello…».

La bambina saltella avanti e indietro, tenerla ancora sul carrello è impensabile ma lasciarla libera di scorazzare è ancora più pericoloso. Roberta posa le borse sul primo tavolino libero e tira fuori il portafoglio.

«Altre ordinazioni, signore?».

Dopo venti minuti di fila alla cassa – d’altra parte alle diciassette era impossibile che nessun altro avesse fame – mamma e figlia tornano al tavolo, coi vassoi stracolmi di panini fumanti.

Alessia spilucca un’insalata greca di malavoglia, si vede lontano un chilometro che ha qualcosa in testa.

«Perché quella faccia Ale? Allora? Hai scaricato le batterie con le strisciate della carta di credito?».

La donna sorride ma non troppo, beve un lungo sorso di tè allungato e sputa fuori, tutto d’un fiato, il rospetto che le saltella nella gola.

«Mauri mi ha lasciato».

Entrambe le amiche sussultano sulla sedia, mentre Alessia scrolla le spalle con noncuranza.

«Niente di che, in realtà. Sapevo che eravamo alla frutta, solo non mi aspettavo una scenata del genere. Così, all’improvviso».

La più anziana del gruppo cerca di pungolarla, l’amica non ama troppo condividere i problemi, specialmente quelli più dolorosi. Dietro la facciata di imprenditrice rampante si nasconde un cuore fragile.

«Spiegati meglio, avete litigato?».

Un’altra sorsata spezza il discorso, finché la donna posa il contenitore vuoto sul tavolino traballante e inizia a giocherellare con alcune ciocche chiare.

«Non c’è bisogno di fare una riunione, ragazze. Lo sentivo che iniziavamo a viaggiare su due onde non proprio coincidenti… è sempre la solita vecchia storia. La serie B».

Roberta sospira. «Non è possibile, dai… Ancora? Eppure credevo non fosse anche lui strapieno di impegni…».

«Infatti. Però vuole anche un figlio e senza compromessi. Dice che quarantacinque anni sono l’età giusta per diventare padre, dopo sarà troppo vecchio e rincoglionito. E in questo non posso dargli torto».

Di nuovo Mariella cerca di arrivare al nocciolo della questione. «D’accordo, lui vorrebbe un bambino e tu no. Ma il vostro legame? Dov’è finito?».

I capelli continuano a muoversi tra le dita nervose.

«Non fare la romantica per favore, non so se reggerei… cosa vuoi che c’entrino i sentimenti! Se non voglio bambini sono una di serie B e Mauri, come tutti gli altri prima, a un certo punto non si accontentano. E forse fanno bene».  Le proteste all’ultima affermazione vengono zittite in fretta.

«No, sentite. Parlo sul serio. Se io volessi qualcosa di molto importante e sapessi di non poterla ottenere con il Mauri di turno, farei lo stesso. Ci ho pensato bene e sono convinta che sia tutta una questione di scelte. Io ho deciso di tentare il salto con un attività mia, sono sempre in giro e un figlio proprio non saprei come viverlo. Nero su bianco. Scusa Mari, non vorrei…».

L’amica scuote la testa. «Figurati. Te l’ho già detto altre volte, se per te và bene così, non vedo perché dovrei avere dei problemi io. Alla fine, siamo sulla stessa barca, io sono una forzata mentre tu una volontaria, ma entrambe risultiamo tesserate onorarie del club delle donne di serie B».

Alessia annuisce ma, anziché proseguire, si volta verso Roberta che, nel frattempo, con la testa sotto il tavolino, raccoglie pezzi di carta buttati per terra dalla figlia. «Senti un po’ Robbi, non è che vuoi fare l’esclusa, vero? Lo so che il club non è proprio dei più “in”, ma anche tu mi sembri una candidata ideale, tutto sommato. Vero Mari?».

Il momento distensivo è d’obbligo, quando c’è nell’aria una separazione e Roberta sta volentieri al gioco.

«Come no! Io sono il presidente fondatore!».

«Mamma, posso andare dentro il cubo con le palle colorate? Dai, dai, dai…».

Come sempre quando inizia un discorso, Giovanna interviene, così alla donna non resta che valutare la richiesta e rispondere.

«Ok, ma guarda che ti controllo, quindi non fare cretinate o andiamo via subito».

La chioma leonina scompare dentro il gioco del fast food, a pochi metri dal loro tavolino.

«Dicevamo signore? Ah sì! Il club della serie B. Se mi vietate l’ingresso sfondo la porta. Con una figlia che chiamare peste è un eufemismo, un marito che, se torna a casa durante il tg serale di raiuno, facciamo una festa seduta stante… poi c’è il lavoro in ufficio dove, a forza di beccare sgomitate, ho dovuto comprarmi un giubbotto antiproiettile… direi che ho le carte in regola!».

Mariella ride mentre ripulisce il vassoio dentro al secchio. «E la casa da tenere in ordine, la spesa da fare, il bucato, le bollette e i vicini che non vogliono sentire rumori… dove li metti?».

Roberta si butta sulla schienale con gesti teatrali. «Così mi uccidi però… credevo fosse un raduno di merce fallata, non avariata del tutto!».

Le risate coprono per alcuni secondi il viavai di gente alle loro spalle. Buttando l’occhio, vedono Giovanna che lancia palle di gomma a un malcapitato bambino di qualche anno.

«Mamma! Guardami! Lo prendo al primo colpo!».


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