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Ho voglia di… tre metri sopra il cielo.

I romanzi di Federico Moccia.

a cura di Gennaro Chierchia

 

Chi non ha letto il romanzo d’amore “Tre metri sopra il cielo” e il successivo “Ho voglia di te”, entrambi di Federico Moccia? Be’, dato lo stratosferico numero di copie vendute (soprattutto del primo, diffuso in tutto il vecchio continente, e da cui è stato tratto un film) credo siano rimasti in pochi. La storia del “selvaggio” Step (col portafoglio sempre pieno, però…) e dell’ingenua e perbenina (almeno nel primo romanzo) Babi ha preso proprio tutti, romani e non, visto che la vicenda è ambientata interamente nella capitale, con tanto di inserti di parlate romanesche. Chi non ha visto la scritta che dà il titolo al primo libro, “Io e te… tre metri sopra il cielo”, disegnata da qualche parte sui muri della propria città? È diventato un vero tormentone, e chissà se non lo diverrà anche quella che dà il titolo al secondo libro: “Ho voglia di te”; me l’immagino gli adolescenti che si messaggiano inserendo alla fine questa frase, o magari all’inizio, come premessa a un appuntamento romantico. Ma veniamo ai romanzi. “Tre metri sopra il cielo” all’inizio affascina, soprattutto per la presentazione dei personaggi: Step è davvero il ragazzo che ogni adolescente vorrebbe essere: pazzo scatenato, pieno di muscoli, strafottente e intelligente e con una moto da urlo sotto il sedere. Babi è la ragazza che ogni adolescente vorrebbe avere per fidanzata: bella, bellissima, ostinata, orgogliosa, perbene. Ma anche i personaggi di contorno non sono niente male, uno si riconosce in essi, o sa che esistono per davvero dei tipi così (si veda la compagnia scapestrata di Step). Ma è sugli adulti, per restare tra i personaggi di contorno, che poi tanto di contorno non sono, assumendo essi “ruoli” importanti in storie parallele a quella dei due protagonisti/amanti, che Moccia dà il meglio di sé: a partire dal fratello di Step, Paolo, il commercialista che pensa solo ai soldi e che è imbranato nella vita di tutti i giorni, alla madre, con la quale Step ha un rapporto di conflitto da quando l’ha beccata a letto con un altro. Alla famiglia di Babi, che ha una sorella che vorrebbe essere più grande di quello che è, ai genitori-modello. Dicevo “all’inizio affascina”, perché poi si entra in un circolo vizioso di situazioni e incontri e scontri, già troppe volte visto (o letto), che si salva solo grazie alla grande inventiva (non dimentichiamo che Moccia è uno sceneggiatore) dell’autore; mi riferisco ai mille modi che Moccia “escogita” per rendere appetitosa la storia d’amore tra Step e Babi: il lungo corteggiamento e i numerosi colpi di scena che danno sempre una marcia in più alla storia. Se c’è una cosa che proprio non mi convince in questo primo romanzo è la fine della storia tra Babi e Step, liquidata troppo velocemente, e poco “chiara”. Così arriviamo al secondo romanzo, “Ho voglia di te”; credo che tutti quelli che l’abbiano letto abbiano creduto che la ragazza che spia Step quando torna a Roma dall’America sia Babi, e ci si aspetta inevitabilmente che prima o poi i due si incontrino di nuovo, invece… Questa è stata per esempio un’invenzione ottima dell’autore, perché la ragazza che spia Step non è affatto Babi, ma quella che prenderà il suo posto nel suo cuore, ovvero Ginevra, o Gin, come la chiamano tutti. Solo nel finale si scoprirà il “pedinamento” ossessivo della ragazza nei suoi confronti, la sua “voglia” di Step. Questo seguito della storia mi ha convinto meno, nonostante Moccia, da grande “intrattenitore” quale è (e la letteratura è intrattenimento), riesce sempre a tenere la tensione alta. Non mi ha convinto perché essenzialmente denigra i personaggi che ha costruito con tanto affetto nel primo libro: a partire da Step, che se nel primo romanzo aveva ragione d’essere famigerato per le sue scorribande, nel secondo è un eroe, sembra che tutto ruoti intorno a lui. Come se non bastasse, dato che la maggior parte della storia viene raccontata dal suo punto di vista, Step giudica tutto e tutti e pare solo lui avere la risposta esatta a ogni cosa. Insomma, è così pieno di sé che per forza di cose ti sta antipatico. Cosa che, nel primo, non accadeva, forse perché non giudicava, era il suo modo di vivere e non quello degli altri. Fortunatamente questa boriosità si smorza a mano a mano che si innamora di Ginevra. È, lei, il personaggio più positivo. Difatti la stessa Babi è irriconoscibile (e non si capisce perché), appena ne ha l’opportunità scopa con Step (che la lascia fare, nonostante abbia giurato amore eterno a Gin: ricordate la storia del lucchetto?) a pochi mesi dal suo matrimonio. Insomma, da brava ragazza a… avete capito. Anche Daniela, la sorella di Babi, non scherza: a una festa si impasticca e va a letto con uno sconosciuto e resta incinta. Il padre di Babi, invece, tradisce la moglie con una brasiliana di 24 anni meno di lui… Pallina, la ragazza del miglior amico di Step morto nel primo libro, Pollo, si invaghisce di lui e lo bacia ma Step (almeno questo!) la respinge… Se i personaggi nel primo libro agivano, nel bene o nel male, secondo le circostanze, nel secondo sembrano un po’ tutti impazziti ed egoisti. L’unico personaggio positivo è Gin, ragazza che ha trovato l’amore della sua vita e che cerca di mantenerlo. Altro appunto, la lunghezza del libro: sono davvero troppe 400 e passa pagine per una storia d’amore tra ragazzi. Anche “Tre metri sopra il cielo” era molto più lungo della versione che poi è stata messa in circolazione (ma poi è stata pubblicata anche la versione integrale, immagino grazie al suo enorme successo), ma là la storia era tutta da scrivere mentre in quest’opera seconda c’è molto di già scritto e di superfluo. Tuttavia Moccia è molto abile nel creare “attesa”, per dirla in italiano. Per esempio conserva l’incontro tra Step e Babi per le ultime pagine, ma anche qui l’incontro delude, perché avviene in un modo banale e si chiude in un modo squallido, con Babi che salta addosso a Step (per “togliersi lo sfizio...?”) prima di sposare un altro. Altra caduta di stile è la vacanza che Step fa con Ginevra in Thailandia appena questa ha subito violenza dagli autori del programma televisivo in cui fa la ballerina. Per non parlare della violenza con la quale Step si accanisce sui tre aggressori, a uno dei quali glielo spilla…! Anche questa storia, come in “Tre metri sopra il cielo”, finisce con i due protagonisti che si lasciano, ma si intuisce un loro ritorno insieme. Finale aperto per un ipotetico seguito? D’altronde non abbiamo ancora visto Babi salire sull’altare!


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