| Interviste | |
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Giuseppe Bianco su “Le parole per te” a cura di Gennaro Chierchia
Hai curato un’antologia di poesie, “Le parole per te”. Perché?
Perché penso che la poesia, come qualunque altra espressione artistica, contribuisca ad ingentilire gli animi, ed a portare al mondo l’armonia che un po’ manca; quindi, ogni piccolo verso, una frase scritta su di un muro, un libro di parole come questo, se pur in modo impercepibile, rappresenta un piccolo passo verso una società più giusta. L’editore romano Giulio Perrone ce ne ha dato la possibilità, e questo vuole essere il nostro piccolissimo piccolissimo contributo. Voglio precisare una cosa: con Monica Schiaffini sono il curatore ufficiale del libro, ma senza l’essenziale contributo di Aldo Putignano e Chiara Tortorelli questo progetto non sarebbe mai stato realizzato. La bravissima Tiziana Brondi poi, ha messo su uno spettacolo di lettura stupendo ed interpretato magistralmente dai ragazzi della compagnia Homoscrivens.
Sbaglio o il titolo non mi è nuovo?
In modo abbastanza casuale poi, “Le parole per te” divenne un sito. Un passaggio molto importante questo, perché proprio grazie al sito, siamo stati notati dall’editore Giulio Perrone e siamo arrivati a questa pubblicazione.
Come si è proceduto alla sua realizzazione?
Gli autori di leparoleperte.it e homoscrivens.it sono stati invitati ad inviare tre poesie, da un’accurata selezione ne è stata scelta una per ogni poeta, ed il risultato mi sembra ottimo.
Nella prefazione al libro l’altra curatrice del volume, Monica Schiaffini, scrive: “Le poesie sono istantanee del cuore, dove la parola diventa per il poeta lo strumento necessario per immortalare i propri stati d’animo e fissarli, attraverso i versi, nella cornice di una pagina. La poesia è un momento di raccoglimento personale in cui il poeta riesce ad eternizzare un ricordo, una sensazione, un’emozione… solo così la gioia, il dolore, l’amore, la solitudine, la rabbia, la confusione vivranno per sempre fra quelle righe d’inchiostro”. Qual è il tuo personale punto di vista su cosa sia la poesia?
Bella questa! J. D’accordissimo, tanto che nel citato racconto “Le parole per te” un verso recita: “È quell’espressione in quell’attimo ciò che la foto conserverà nel tempo. Le parole, le nostre parole e quelle delle nostre canzoni e delle nostre poesie cercavano di fare la stessa cosa: proiettare nel “domani” i tanti attimi vissuti lungo la strada del tempo. Adesso è chiaro. Per noi le parole erano fotografie, fotografie di sentimenti, espressioni facciali dell’anima”. Mi sembra ci siano molte affinità con quello che ha scritto Monica. Sì, condivido il concetto.
Esiste, secondo te, una spaccatura, tra scrittore e poeta o sono due facce della stessa medaglia?
Sono due facce di una medaglia che ne ha tante, basta pensare a tutte le espressioni artistiche. Nascono tutte da sentimenti che lavorano per una stessa causa.
Quanto Giuseppe Bianco è scrittore e quanto è poeta. Quando, per esprimersi, utilizza la prosa e quando la poesia.
Giuseppe Bianco è un “raccontastorie”. Uno scrittore è preparatissimo, ha padronanza del linguaggio, conosce tutte le tecniche. Uno scrittore si dà un tema e ne partorisce un libro di trecento pagine, io non sono capace di farlo. Sono solo uno che attraverso le parole cerca di raccontare la vita, e prima di farlo ho bisogno di sentire le storie, di capire i sentimenti dei miei personaggi, di guardare la loro vita dall’interno. Tante volte ho come l’impressione di non essere nemmeno io a scrivere i miei racconti. Sono da qualche parte già belli e fatti e mi arrivano all’improvviso, a me non resta che scriverli. Non decido mai qual è la storia che scriverò, mi arrivano a sorpresa, un po’ come fa un temporale estivo, ed io invece di correre al riparo mi lascio bagnare… Sono un accanito lettore di poesia e mi piacerebbe esprimermi in versi ancor più che in prosa, ma la poesia è per pochi eletti.
In “Le parole per te” le poesie affrontano argomenti disparati: l’amore, la natura, la droga, la guerra, la morte. Cosa li accomuna in poesia?
Quello che li accomuna anche fuori della poesia: la vita!
Nel tuo componimento “Stanche parole” mi ha colpito questo verso: “Un futuro proscritto ci fa rabbrividire”. Lo trovo di un’enigmaticità affascinante.
Bisogna collegarlo al verso successivo “sono già vissute anche le cose che devono ancora venire”. Se le cose future sono già vissute e quindi già ricordi prima ancora di viverle per davvero, il futuro diventa, purtroppo, proscritto. Ed in quest’epoca che va di fretta spesso veniamo superati dalla velocità di sentimenti costruiti dalle pubblicità e dai reality show.
Puoi riportare una poesia che ti sta particolarmente a cuore spiegandone il motivo?
Le poesie sono tante e forse i motivi non sono spiegabili a parole. Ma quando sento la parola POESIA subito dopo, come un eco sento arrivare… “sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”. Dopo questi versi, cosa dire di più?
Intervista rilasciata il 3 marzo 2006. |
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