| Interviste | |
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Giuseppe Bianco a cura di Gennaro Chierchia
Quando hai cominciato a scrivere e perché?
Avendo ritrovato in vecchi quaderni delle elementari appunti e descrizioni di personaggi, penso molto presto, anche se, fino a cinque o sei anni fa non avevo mai finito nessun racconto, non per incapacità, ma perché distratto da infinite altre cose. Per quanto riguarda il perché, posso dirti che non è stata una scelta, ma un processo naturale avvenuto lentamente negli anni, e poi, come canta Bennato nella sua “Sono solo canzonette”: «Forse è stata una pazzia, però è l’unica maniera di dire sempre quello che mi va’».
La tua prosa è così delicata che sconfina nella poesia. Quanto, e se, quest’ultima ha influito sulla tua formazione di scrittore?
Sono un gran lettore di poesia e quindi qualche influenza può esserci stata. Leggere poesia è come respirare aria pulita. Tempo permettendo passerei delle ore fra i versi dei miei poeti preferiti: Juan Ramon Jimenez, Giacomo Leopardi, Prevert, Pablo Neruda, e tanti altri.
Quali scrittori, se ce ne sono, ti hanno influenzato?
Scrittori che mi piacciono ce ne sono tanti, li leggo e cerco di farne tesoro, stando però attento a ricercare uno stile personale. È comunque molto importante leggere, cosa che pochi “scrittori” fanno.
Le tue storie parlano di sentimenti. Come mai questa scelta?
Non è una scelta: ogni storia è fatta di sentimenti, e sono quelli che cerco di descrivere e trasmettere a chi legge. Mi accorgo molto spesso che i sentimenti che riesco a racchiudere in una pagina sono pochi in confronto a quelli che vivono i protagonisti dei miei racconti.
Hai intenzione di proseguire su questa strada o pensi di sperimentare altri generi?
Creare uno stile proprio certamente. Però crescendo cambia anche lo stile ed il contenuto delle storie e quindi inevitabilmente si parlerà di altre cose. Parlo di stili e contenuti, perché secondo me, lo stile deve variare in funzione della storia che si racconta, come varia il ritmo del cuore in situazioni diverse, pur essendo sempre lo stesso muscolo.
Com’è nato il libro “Lungo la strada del tempo”?
“Lungo la strada del tempo” è stata, ed è una bella esperienza, mi ha permesso di conoscere molte persone e date tantissime soddisfazioni. Come tutte le mie cose è nato abbastanza casualmente: rileggendo alcuni racconti, mi accorsi che avevano due elementi comuni, il tempo e la strada, e quindi decisi di raccoglierli tutti in un solo volume. Lungo la strada del tempo in molti punti, riesce ad essere l’incontro virtuale delle due strade, quella reale fatta di semafori e marciapiedi e quella più immaginata del tempo. Tutte e due egualmente importanti, perché se sulla prima si svolge la vita, la seconda permette che la stessa riesca a sopravvivere alle persone.
Quanto tempo hai impiegato per scriverlo?
Non ricordo precisamente. Direi una bugia.
Ci sono state difficoltà nel trovare una casa editrice?
Con questo primo libro no, sono stato fortunato. Grazie all’interessamento del Professore Eduardo Roccatagliata, l’autore della bellissima prefazione, l’ho trovata quasi subito.
Hai vinto vari concorsi letterari. Che valore hanno per te o, più in generale, per uno scrittore?
Devo dire che è una soddisfazione vedere che quello che hai scritto riesce a trasmettere delle emozioni a chi poi deve fare una classifica. Tuttavia, anche se può sembrare retorica, non bisogna partecipare per vincere, ma per avere un confronto, un termometro. Per questo i concorsi letterari sono importanti, quelli veri però. Anche nel cielo dei concorsi letterari c’è molto inquinamento, molti nascono per secondi fini. È vero che in Italia se ne contano tredici quattordicimila, ma passati al setaccio, sono pochi quelli di cui ci si può fidare. Noi gestori di siti, dovremmo creare uno spazio, dove gli utenti possano raccontare delle fregature o delle fittizie richieste di denaro, così da segnalare quelli più negativi. Riuscire a creare una banca dati comune a tutti, ecco.
Anche quest’anno organizzi il premio letterario nazionale – tra l’altro gratuito – “Città di Caivano”. Cosa ti spinge a cimentarti in un lavoro così impegnativo?
Sicuramente la passione per la parola scritta, ma certamente anche la convinzione che certe manifestazioni riescono a creare momenti di aggregazione pacifici, e riescono a trasmettere molti messaggi, soprattutto a chi non scrive. Anzi, se nel nostro passato la cultura avesse trovato più spazio, adesso ci sarebbero meno priorità da fronteggiare.
Dato che gestisci il sito web “Le parole per te” – www.leparoleperte.it – cosa pensi degli scrittori esordienti?
Premesso che sono un esordiente anch’io, devo dire che ci sono delle belle cose in giro, peccato che gli editori sono sempre un po’ restii con gli sconosciuti.
Cosa deve avere uno scrittore per farti emozionare?
Oltre la tecnica, la storia, il linguaggio. Deve riuscire a coinvolgermi a farmi sentire parte del racconto, provare il batticuore di chi sta vivendo la storia tra le righe… è questo il difficile.
Quale scrittore contemporaneo, secondo te, rimarrà nella storia della letteratura?
Non ho capacità critiche tanto spiccate per dire chi rimarrà nella storia della letteratura, però posso dirti che fra i contemporanei, ce ne sono molti che mi piacciono e mi trasmettono sensazioni come Cristina Comencini, Niccolò Ammaniti, Erri De Luca, Luis Sepulveda, Jostain Gaarder, Andrea De Carlo e tanti altri…
Quando avrò il piacere di leggere un tuo nuovo libro?
…spero presto.
Quali consigli daresti ad uno scrittore esordiente?
Consigli in genere non riesco a darne, penso che ognuno sia capace di sbagliare da sé. Se dovessi poi darli ad uno scrittore esordiente… dovrei cominciare da me.
Intervista rilasciata il 12 giugno 2005. |
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