| Interviste | |
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Giancarlo Marino a cura di Gennaro Chierchia
Puoi dire come sei arrivato a pubblicare il tuo primo racconto?
La mia prima pubblicazione è stata on-line, con il racconto “Lanterne” sul sito www.homoscrivens.it. Da poco meno di un anno frequentavo il laboratorio di Homo Scrivens, quando Aldo Putignano mi chiese di scegliere tra uno dei miei testi prodotti durante il laboratorio da destinare al sito. Scelsi un racconto surreale, ambientato in un reame dove i pipistrelli erano schiavizzati dai rapaci. Una vera e propria favola moderna, nella quale c’era anche una dichiarazione di poetica. Uno scritto programmatico in cui era presente un primo omaggio ad alcuni dei poeti che maggiormente hanno influenzato la mia formazione letteraria. Mancava ancora un anno e mezzo ma si trattava, probabilmente, di una sorta di “presagio” di quel che sarebbe stato Faximile.
Scrivi anche poesie, vero?
Sì, i miei primi lavori sono state delle poesie. Conservo ancora il mio primo testo, una sdolcinatissima poesia d’amore scritta nell’estate 1997, avevo 12 anni. Attualmente ne scrivo sempre più raramente, la maggior parte come sfogo personale, a livello quasi diaristico insomma. Inoltre ritengo che la vera poesia sia quella codificata dalla tradizione, con una struttura metrica e figure retoriche determinate. Soltanto dopo una padronanza totale di quest’ultime si può decidere di attuare, “consapevolmente” e sottolineo non a caso, delle innovazioni. Un po’ come Picasso che aveva totale padronanza della maniera classica di dipingere. Ebbene, tale competenza non è frutto solo di una serie di regole, che più o meno chiunque può acquisire con un minimo di impegno, ma consta di un vero e proprio ritmo interno, di una musicalità particolare che invece credo sia una qualità innata. Un po’ come le persone intonate e quelle stonate. Ed io mi annovero senza dubbio tra le seconde.
Puoi fare una carrellata delle tue pubblicazioni?
Per quanto riguarda le pubblicazioni on-line ho pubblicato vari testi su homoscrivens.it e sul webmagazine Napoli on the Road. A Natale 2004 è uscito il primo libro di Homo Scrivens “Faximile-49 Riscritture di opere letterarie”, nell’ambito del quale ho pubblicato due testi: “Il naso” adattamento teatrale dell’omonimo racconto di Gogol’ ed il “Dialogo del Re borghese e di un pellegrino” vera e propria “nuova Operetta Morale” leopardiana. Poi “Cameroon” racconto finalista per la sezione brevissimi del concorso letterario “Vedi Napoli e poi scrivi”, incluso nell’omonimo volume. Infine “Buona sera professore” racconto presente nell’antologia San Gennoir.
A quale sei più affezionato?
Senza dubbio ai testi di Faximile. Per l’operazione e “l’idea” che c’è dietro tutto il libro, e per le modalità di revisione “collettiva” dei testi fatta tra tutti i membri della Compagnia di Scrittura, ma soprattutto perché quando ho visto il libro per la prima volta ho avuto la prova tangibile che quella fosse la mia strada.
La tua è una scrittura che trasuda mestiere e il tuo linguaggio è appropriato e dotto. Eppure i tuoi testi sono scorrevoli, ironici, insomma si fanno leggere con piacere. Ti ritrovi in questa descrizione?
Sicuramente pongo un’attenzione particolare alla parola. Forse si potrebbe definire un vero e proprio culto. Scrivo sempre con i dizionari alla mano e ogni qual volta leggo una parola di cui non conosco il significato, subito vado a cercarlo. Operazione che consiglio a chiunque si appresti alla scrittura. Se tutto questa ricercatezza si coniughi con l’efficacia e la scorrevolezza è certamente la mia speranza, ma su questo lascio il giudizio ai lettori.
Collabori con siti web e riviste letterarie? Se sì, quali e perché.
Sono redattore di homoscrivens.it ed in particolare membro del Comitato di Lettura del sito. Sempre per conto di Homo Scrivens, curo la rubrica “Letteratura indipendente” della rivista Miniver. Ed infine l’anno scorso ho pubblicato un racconto sulla rivista multimediale dell’Associazione Culturale Tuttuguri, “Per versi… diversi...”
Cos’è “La bottega della scrittura” e quale ruolo ricopri in questo progetto?
La Bottega della Scrittura è il laboratorio di Scrittura di Homo Scrivens che da quest’anno è condotto da Sonia Scarpa, esperta di comunicazione ed insegnante che si occupa della parte teorica e il sottoscritto, al quale, data l’esperienza di editing per il Comitato di Lettura di homoscrivens.it, è affidata la revisione testi. Le lezioni si tengono a Napoli, tutti i venerdì dalle 20:00 alle 22:00, più un martedì al mese in cui intervengono scrittori ed esponenti del mondo dell’editoria.
Scrittori si nasce o si diventa?
Tramite i laboratori e con tanta pratica si possono acquisire tecniche e metodologie per migliorare sensibilmente la propria scrittura. Ma ciò che fa uno scrittore vero sono essenzialmente: costanza nello scrivere e soprattutto “visione”. Quello sguardo speciale sulla realtà che distingue un artista da un buon mestierante, insomma il famigerato talento.
Il libro o i libri che ritieni un aspirante scrittore debba leggere e perché.
“La coscienza di Zeno” perché insegna come anche da una trama insignificante possa venir fuori un capolavoro. Ed i racconti di Salgari, il primo libro che ho letto, pura avventura, una vera manna per far fiorire l’ispirazione.
Cosa pubblicherai prossimamente?
Ho vari testi sparsi tra concorsi e progetti antologici che non rivelo per motivi di scaramanzia. Poi c’è sicuramente la prossima antologia targata Homo Scrivens, dedicato alla scrittura breve. Infine sto lavorando ad un progetto personale ma anche per questo preferisco non sciogliere la riserva.
Intervista rilasciata il 25 febbraio 2007. |
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