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Fragole caramellate con la
panna
di Piergiorgio Leaci
a cura di Gennaro Chierchia
Una
raccolta di racconti come non ne avevo mai lette prima. In effetti Fragole
caramellate con la panna potrebbe essere un romanzo, perché i racconti sono
tutti accomunati dalla presenza di Wilem, protagonista e voce narrante.
Immaginate un ventunenne che arriva in Danimarca grazie al progetto Erasmus
che ha in mente solo di sbronzarsi, scopare e vivere come un senzatetto. Di
fottersene della vita insomma. Be’ questo è ciò che viene raccontato in
questo libro, più o meno. Perché in mezzo c’è tanta “roba” che eleva il
racconto da una semplice versione italiana delle vicissitudini di un
personaggio alla Bukowski. Sembra impossibile, e invece succede che l’autore
inscena per ben 20 volte situazioni simili senza però ripetersi, come se
sbronzarsi e fumare e scopare e masturbarsi sia la norma(lità). Ma
Piergiorgio Leaci ha talento, e lo si nota per come riesce a dare forza ad
ogni singolo gesto, a dipingere ogni singola situazione con frasi corte,
necessarie, spesso servendosi di similitudini colorite e azzeccatissime.
In L’arrivo
Wilem arriva in Danimarca per studiare, si sistema nel proprio alloggio, si
reca ad una festa dove si ubriaca e va a letto con una ragazza frigida per
poi rimanere chiuso fuori della propria camera. In questo primo racconto
sono racchiusi tutti gli ingredienti delle Fragole caramellate con la panna.
Il tono è irriverente e “strafottente”. Non ci viene spiegato perché Wilem
si ubriaca o va a letto con la prima ragazza che gli capita a tiro, egli è
un superuomo mosso dall’istinto.
In Rondò
notturno un amico di Wilem, Riccardo, decide di festeggiare con lui il
suo rientro in Italia ubriacandosi e andando a ballare. Qui la descrizione
di personaggi e luoghi decadenti e nauseanti si inasprisce: la bicicletta in
disfacimento di Søren, la doccia sporca in cui entra Wilem e che Wilem
stesso doveva pulire (da notare l’ironia), la bottiglia di Martini andata a
male, il sorriso di Charlotte «guastato dalla carie».
In Odissee
selvagge Wilem e i suoi amici si dividono tra una visita al museo, un
pranzo offerto dal Comitato di Lingua e Cultura, una visita alla fabbrica
della Ceres (che coincidenza!), un pub e una discoteca. Il museo è presto
abbandonato perché giudicato noioso, al pranzo i nostri si ingozzano e si
ubriacano alla grande e alla fabbrica della Ceres non possono fare altro che
continuare a bere. Nel pub Thimo si prende gioco di Wilem scrivendogli una
frase “carina” in danese da dire alla barista che però, letto il biglietto,
lo prende a schiaffi. Nella discoteca Wilem arriva talmente ubriaco che non
si regge in piedi così resta tutto il tempo sdraiato sul pavimento a
guardare le ragazze sotto le gonne. Nonostante l’ironia in questo racconto
viene sottolineata la solitudine di Wilem, che per ben due volte viene
abbandonato dai suoi amici.
In L’incontro
Wilem narra di come a una festa, corteggiando la stessa ragazza ubriachi,
incontrò il suo amico iraniano Farzam.
In Se non me
la dà mi masturbo si legge: «Ultimamente non mi andava bene. Avevo perso
il posto come lavapiatti, così mi trovavo ogni giorno con cinque ore di vita
in più che non passavano mai. Mi distraevo come potevo, masturbandomi al
buio nella mia camera, fumando una sigaretta dietro l’altra e contando le
macchie di sperma sul muro».
Wilem rimorchia
una ragazza in discoteca, i due vanno a casa di lei e finiscono a letto; il
mattino appresso Wilem va via senza svegliarla. Il sesso è solo uno sfogo,
un temporaneo appagamento dei sensi. Ma anche un modo per dimenticarsi di
tutto il resto, come lo è l’alcol e il fumo.
Infatti nel
successivo Nuovi universi si legge: «Bastava poco per essere felici.
Alcol, amici e donne. Il mondo poteva andare a farsi fottere».
Wilem va a casa
di Farzam per festeggiare il ritorno di Abdullah dal Marocco. Abdullah ha
portato i liquori della sua terra e una specialità chiamata Irshim. Il
gruppo di amici si ubriaca e Wilem sogna che Farzam fa l’amore con una
ragazza.
In Un nido di
uccelli canori Rufus si preoccupa perché ha finito i soldi del sussidio
ma dimentica i propri guai preparandosi per andare ad una festa.
In La
disperazione è tanta se la fica manca a una festa Wilem incontra una
ragazza e se la porta a casa per farci l’amore ma sul più bello lei lo
informa che ha il ciclo così Wilem, irato, torna alla festa e si stordisce
con la marijuana che compra dal suo amico Rufus. Quando si incontrano Wilem
e Rufus si salutano così: «Ehi, stronzo di un italiano. Quanti bocchini hai
sparato con quelle labbra da gran puttana» […] «Lo stesso numero di scopate
che mi sono fatto con l’olandese di tua madre» […] «Non ti conviene. Quella
troia è vecchia e ha la fica incrostata. Potresti rimanerci incollato!».
«Meglio rimanere incollato alla sua fregna incartapecorita, che sopportarti
un solo minuto!».
Il male di vivere
che affligge Wilem è esplicato in passi come questo: «Lei mise la testa tra
le mie gambe e succhiò così forte che inghiottì pure la mia stessa pena. Mi
sentii più alleggerito che presi subito sonno», presente in Angoscia
estrema. Dørte dà una festa e Wilem si ubriaca. Lei lo tradisce con
Thomas e lui viene portato via a casa di una ragazza dove passa la notte. Il
giorno appresso picchia Thomas e con Sadi va in un Irish pub. Incontra
Magreet e ci va a letto senza farci l’amore.
In Come salvai
un culo da un culo Wilem e Farzam vanno a ballare. Farzam incontra un
suo amico gay e chiede a Wilem di ospitarlo nel suo alloggio per la notte;
Wilem acconsente ma poi se ne pente così, per evitarlo, va via con una
ragazza conosciuta in loco.
In Delirium
tremens viene dato qualche indizio in più sul male che attanaglia Wilem:
«Non sopportavo nessuno. La gente non mi diceva nulla ed io ero niente per
loro. Mi sentivo stupido, confuso e insignificante. Anche quello che facevo
mi sembrava stupido, confuso e insignificante e non veniva mai bene. Era
meglio starsene per i fatti propri a bere, lasciando gli altri giocare».
Wilem è a letto con una donna su cui sfoga tutto il proprio male di vivere
insultandola.
Addio è il
racconto che più stride con gli altri perché parla di sentimenti, quelli che
Wilem prova per la sua amata Dørte, che non c’è più perché si è uccisa. Qui
il tono si fa dolce. Il dialogo che fa da cornice all’incontro tra Dørte e
Wilem è molto più che un semplice scambio di battute: «Che fai in
Danimarca?». «Mi godo la vita».
In Dietro la
cortina di ferro Wilem va ad una festa a casa di una ragazza russa di
nome Nadia. Viene abbordato da un’altra ragazza russa e va a casa sua a fare
l’amore; ma il senso di solitudine che ha addosso non va via. In questo
racconto si nota l’ossessione che l’autore ha nel ritrarre personaggi
sdentati, le donne con le tette mosce e la cellulite e la pelle
incartapecorita. Il mondo malato si riflette sull’aspetto delle persone,
sembra suggerire.
In Rascid ha
baciato la mia donna Wilem rimorchia una ragazza ma mentre si assenta
per andare a prendere il giubbotto suo e di lei la ragazza si concede al suo
amico Rascid.
In Ad Aleksander
con amore il personaggio del titolo muore con un’overdose di eroina dopo che
ha assistito alla morte di Brigitte, la donna che amava.
In Aspettando
Kyra Wilem è innamorato cotto della ragazza del titolo e, quando Sadi lo
porta a casa di Mia e di Kirsten, egli si rifiuta di andare a letto con
Kirsten per rispetto dell’amata e se ne torna a casa, dove scopre Kyra a
letto con un altro uomo. È una parabola contro la fedeltà e l’amore. Un
racconto compiuto, che per certi versi si discosta dai precedenti, per il
tono pacato per esempio. Tra i racconti più riusciti.
In Lo
scorreggione alla marijuna Wilem e Mohammad terminano il turno di
lavapiatti ed escono con Marja e Ingrid e vanno in uno strip-bar. Wilem si
bacia con Marja e Mohammad con Ingrid. Perché il racconto abbia quel titolo
è un mistero.
In Tutti a
casa di Mohammad Rufus va a casa di Mohammad dove, tra gli altri, c’è
anche Wilem e un certo Leo che, ubriaco, una volta cadde a terra tagliandosi
la lingua con i denti. A un certo punto arrivano le ragazze e comincia
un’orgia supportata da spinelli e alcol. Un racconto felice, ironico,
succoso. Come al solito le donne sono disgustose.
In La mia
follia è forse diversa da quella degli altri? Wilem lascia il lavoro di
lavapiatti, incontra il suo amico Bill che sta in compagnia di due ragazze,
Lotte e Lone, e con loro va a casa di Bill, dove bevono. Bill vuole un po’
di intimità con Lotte così Wilem va via con Lone. Il seguente dialogo fa
ulteriore luce sulle ansie di Wilem: «Quando pensi di tornare in Italia,
Wilem?» […] «Non lo so. Ho paura che una volta tornato, impazzirò». |