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E così vuoi fare lo scrittore, sì?

Conversazioni con se stesso.

di Gennaro Chierchia

 

E sì che voglio fare lo scrittore. Il fascino dello scrittore, ma tu te l’immagini? Uno che vive infilando una parola dietro l’altra, un pensatore! Uno che guardano con rispetto, uno che ci pensa un sacco sulle cose, e che sa cogliere gli aspetti ironici della vita; uno capace di riderci sopra, uno che è fuori dal mucchio. Non sto nella pelle. E ma mica è facile diventarci, scrittore: tutti sanno scrivere, tu non sei diverso dagli altri; il guaio è che ti credi, diverso dagli altri. E se pure pubblichi un romanzo o quello che è, mica sei arrivato? Sei cominciato tutt’al più. La strada è tutta in salita e non sai se ci arriverai sicuro alla fine. Così vai avanti a scrivere, merdate o roba buona non si sa, ma vai avanti. E questo è già un punto a tuo favore perché vuol dire che ci credi nelle tue parole. Ancora meglio se sai riconoscere di aver scritto delle schifezze, che riconosci i tuoi limiti. Non complimentarti con te stesso ma lascia che lo facciano gli altri per te (possibilmente gente di cui non conosci la faccia). Sii duro, e spietato con le tue parole, e cerca di migliorarti sempre. Scrivi di quello che sai e che non sai, basta che ti viene dal cuore. Scrivi parole che ti facciano divertire e star bene. Divertiti con la tua scrittura. Non starci a faticare su, altrimenti, abbandona: perché star male per una cosa di cui puoi fare a meno? La scrittura deve essere una liberazione, deve aiutarti a stare meglio e non… È una seduta dallo psicanalista senza lo. Vuoi farlo ancora lo scrittore? Sì che lo voglio. Lo voglio ora e sempre. Ci tieni proprio? Non ci dormi la notte, non è così? Se ti chiedessi qual è il tuo desiderio numero uno son sicuro che mi risponderesti che è di diventar scrittore. Hai visto giusto, proprio quello. Ché io sono uno scrittore, solo che ancora non m’hanno riconosciuto. Questa è bella poi: chi ti deve riconoscere? La gente, tutti quanti. Io cammino per strada, la gente mi indica e dice: «Quello è quello scrittore lì… come si chiama?»; fa niente che non si ricordano di primo acchitto, l’importante è che dicono: «Quello lì…». Allora io sorriderei e capirei d’esser arrivato, d’esser davvero diventato uno scrittore. Ma scrittore ti ci devi sentire dentro: sei sicuro che ti basta l’approvazione della gente? Quando anche il mondo intero legga i tuoi libri, sei sicuro di essere nel giusto?, che non è monnezza quella che dài alle stampe? Su questo non ci avevo mica riflettuto, sai? Ma mi sa che è una questione troppo grossa da parlarne in ’sto momento. Ne parliamo un’altra volta, ti va? Ma sì, chi se ne frega.


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