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Donne in noir
di Simonetta Santamaria
a cura di Gennaro Chierchia
Undici
storie di donne, undici storie di deliri.
In “La chiesa
bianca” un pescatore va a pesca di polpi ma cade vittima di una maledizione
in cui c’entra il fantasma di una donna.
In “Il mio tempo”
una donna, vittima delle violenze del marito, si fa giustizia da sé.
In “Nata libera”
una donna viene data in sposa, per cinque pecore ed un maiale, ad un pastore
che la maltratta, ma decide di ribellarsi.
In “L’angelo del
focolare” una donna, spinta dalla fame, uccide ignari passanti.
In “Laura” una
bambina, che ha due sorelle, desidera l’amore dei propri genitori tutto per
sé, fino alle estreme conseguenze.
In “Mi amerai con
tutto te stesso?” un uomo incontra una donna dopo averla conosciuta in una
Chat-line. Se ne innamora follemente fino ad esaudire il suo perverso
desiderio di cibarsi di lui fino alla morte.
In “La buona
oasi” una ragazza decide di partorire in segreto e di abbandonare il bambino
così si ricovera nella clinica del titolo ma scopre che il personale è fatto
di vampiri che si ringiovaniscono succhiando il sangue dei bambini che fanno
nascere.
In “Ospedale
psichiatrico - settore 3/bis” una donna affetta da necrofilia è rinchiusa in
un ospedale psichiatrico dopo essere stata scoperta a fare all’amore col
cadavere di un camionista.
In “Incubo” una
donna sogna di essere inseguita dagli zombie ma, svegliandosi, scopre che
ella è uno zombie…
In “La serra
della signora Piccini” una donna nutre gli alberi della sua serra col sangue
umano.
In “Crema di
bellezza alle alghe marine” un’adolescente cicciona e piena di brufoli,
grazie ad un unguento miracoloso a base di alghe donatole da una strana
vecchia, trasferisce sulle compagne che la prendono in giro la propria
bruttezza.
Scrivere racconti
di violenze o “horror” è un’arte complicata ma la Santamaria sa il fatto
suo.
A parte certe
storie di cronaca nera – “Il mio tempo”, “Nata libera” – che lasciano ben
poco spazio alla letteratura se non, appunto, alla pura descrizione della
violenza familiare, le altre sono guarnite da una scrittura felice, che
raggiunge il proprio vertice quando il tono è leggero, addirittura spassoso
– “L’angelo del focolare”, “Crema di bellezza alle alghe marine”.
Oppure quando la
suspense sale di pari passo col procedere del racconto – “Mi amerai con
tutto te stesso?”, “La buona oasi”.
“Laura” è
sicuramente un racconto riuscito, per la bravura con la quale la Santamaria
si cala nei “panni” e nella mente di una bambina.
Altro punto a suo
favore è l’innesto del dialetto – e dell’ambiente – napoletano in alcune
storie, che magicamente si sposa con l’orrore, soprattutto quando il tono
usato per raccontarle è leggero, rendendole, se possibile, ancora più
“appetitose”.
In definitiva una
succulenta raccolta di racconti, tutti accomunati, come suggerisce il
titolo, dal fatto che le protagoniste sono donne. |