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donne delitti serpenti
di AA. VV.
a cura di Gennaro Chierchia
Questa
raccolta di racconti si divide in quattro sezioni: “Tra giallo e pulp”, che
raccoglie storie violente e pulp, “Bagliori di follia”, in cui si racconta
il lato oscuro dell’animo umano, “Tra fiction e giallo”, in cui è in primo
piano la letteratura nera con tinte sentimentali e, infine, “Surreale in
giallo”, in cui si fa la parodia del genere noir.
“Niente colpi
bassi” di Maurizio Di Credico. Un racconto lungo che si legge tutto d’un
fiato, scritto bene, con le giuste pause e ricco di ammiccamenti al lettore.
Narra di un pugile che ha perso l’udito e che, pur di disputare l’ultimo
incontro della sua carriera, elimina uno speaker radiofonico che ha avuto la
sfortuna di conoscere il suo handicap e, quindi, in grado di impedirgli di
disputare l’incontro. Ci sono molte cose buone in questo racconto, in primis
la complicità che si crea tra il narratore dei fatti (lo sceriffo) ed il
lettore; caratteristica, questa, influenzata dal più volte citato Alfred
Hitchcock (nel racconto, a proposito del film “Psycho” e nella prefazione al
libro). In secondo luogo i salti temporali tra una vicenda e l’altra,
giostrati con bravura. Alla fine, quando tutti i nodi vengono al pettine, si
vorrebbe che la storia continuasse e ci raccontasse della storia d’amore tra
lo sceriffo e la bella Wendy. Efficace il modo in cui l’autore racconta di
come il pugile sordo “sente” il mondo circostante. Altro elemento azzeccato
è la descrizione dell’incidenza del caso nelle vite dei personaggi.
“Una storia
esemplare” di Andrea Bellucci. Ricorda la prosa di James Ellroy; tesa,
incalzante, a tratti ellittica, priva dell’uso di verbi. La storia è quella
di una rapina; il colpevole fa parte delle forze dell’ordine. C’è molto di
James Ellroy in questo racconto, compreso il fatto che il male sembra
risiedere ovunque, tanto tra chi la delinquenza la sceglie come mestiere,
che tra chi invece sceglie di combatterla. Molto dettagliato nella sequenza
tecnica della rapina alla banca (codici, computer…) che nella descrizione
delle sparatorie, che sono una sorta di balletto sanguinolento. Citazioni
cinematografiche a gogò.
“Gli occhi della
città” di Francesco Solinas. Un racconto noir ben scritto, con la giusta
atmosfera metropolitana (strip-bar, bar-night, l’immancabile pioggia…).
Anche la parentesi semiromantica con la donna del detective è ben riuscita.
Insolita e non del tutto convincente la scelta di far narrare al colpevole
l’intera vicenda.
“Tutto quello che
è stato” di Fulvio Frezza. Frase tratta dal racconto: «La paura e il
coraggio in fondo sono solo aspetti diversi di un temporaneo collasso della
ragione». Un racconto che parla di malavita sfruttando la prospettiva di un
ragazzo; il padre vuole tenerlo lontano dai guai ma non ci riesce. La
descrizione della città è dettagliata, curata nei particolari e poetica. La
storia si segue bene, è lineare ma ciò non ne limita la tensione che è
sempre alta. Necessarie quanto evocative le battute dei protagonisti in
dialetto barese; riuscita la contrapposizione tra il punto di vista dei
grandi e quello del ragazzino.
“Alle sue spalle”
di Daniela Raimondi. La trama di questo racconto ricorda il film “Duel”, di
Steven Spielberg, dove un camion si lancia all’inseguimento di una macchina
senza ragione. Tuttavia, dato il finale del racconto, l’autrice vuole
suggerirci che la paura sta tutta nella protagonista, la quale fugge da un
innocuo vecchietto anziché da uno svitato. La paura è dentro di lei e si
materializza nell’uomo biondiccio dagli “occhi di bue”, prima nel locale,
poi nell’abitacolo della macchina accanto a lei.
“Stop-play” di
Paola Rondini. Un’autoanalisi che porta alla scoperta di un omicidio.
Nonostante la semplicità della trama – tuttavia insolita – la tensione
regge, soprattutto per la narrazione a blocchi, che rimanda ad un conto alla
rovescia.
“La nuvola e la
pietra” di Giovanni Marchioni. Una violenza psicologica fatta da un fratello
ai danni della sorella; l’autore è bravo nel descrivere la situazione di
disagio della protagonista, la quale si fa del male fisico perché non le
importa vivere tranne che per far star male il fratello che la vorrebbe,
appunto, morta. La storia si alterna tra situazioni reali o solo sognate
(vedasi l’immagine della bambina priva della faccia seduta in grembo alla
donna sulla sedia) il che rende la narrazione ritmata da una parte ma lenta
dall’altra.
“Dolce Amelia” di
Daniela Raimondi. Sullo scrittore che vuole sbarazzarsi dei propri
personaggi si è scritto molto (vedasi, uno su tutti, “La metà oscura” di
Stephen King) e, si sa, è sempre il primo a soccombere, come in questo
racconto dalle tinte sentimentali. Tuttavia la protagonista di “Dolce
Amelia” sembra desiderare di morire, non paga di una vita tutt’altro che
felice, soprattutto sul versante affettivo. In questo senso Amelia più che
un avversario è un’amica della scrittrice, che porta via con sé verso
un’esistenza, si spera per lei, migliore.
“Costretti a
scegliere” di Daniela Barbaro. La trama mi ha ricordato l’ottimo thriller
“Non hai scelta” di Harlan Coben, libro anch’esso incentrato sul rapimento
di una bambina. La storia è scorrevole e scritta con mestiere; il ritmo col
quale si susseguono le vicende e il cambio di prospettiva col quale vengono
narrate è ottimo. Tuttavia si intuisce abbastanza anticipatamente il
responsabile del rapimento.
“Cupole” di
Massimiliano Marconi. Un racconto ambientato nel futuro. Niko, ex agente
infiltrato in un gruppo di terroristi, deve decidere da che parte stare,
soprattutto tenendo conto del fatto che tra le file dei terroristi c’è la
persona che ama: Lara. Una storia scritta bene, che sfrutta varie immagini
proprie del racconto di fantascienza (riconoscimenti vocali e digitali,
veicoli elettrici…) e che non perde mai un colpo.
“Reato” di Vito
Parisi. Cosa accade se si uccide l’amore? Si sente il puzzo della morte
addosso, per strada, dappertutto. Splendida metafora della morte dei
sentimenti e inno alla gioia e alla vita (vedasi la scomparsa del puzzo
davanti alla madre che parla del proprio bambino nato da poco). La struttura
del racconto tiene desta l’attenzione del lettore fino allo scoperta finale.
“Il libro delle
necessità” di Paolo Perlini. Un uomo misterioso torna nella sua città dopo
sedici anni; si scopre che ha un figlio e che sua moglie è stata brutalmente
uccisa e lui incolpato ingiustamente del delitto. Per puro caso scova il
colpevole e fa giustizia, a modo suo. Ma non si limitano a questi i segreti
che l’uomo porta con sé… Mi è piaciuto molto il fatto che la storia sia
intervallata dalle perle di saggezza contenute nel fantomatico libretto che
dà il titolo al racconto; mi ha fatto tornare alla mente il bel film di Jim
Jarmusch “Ghost dog, il codice del samurai” dove un killer agisce in base
agli insegnamenti contenuti, appunto, nel codice del samurai. Un pizzico di
ironia, la storia che balza da una vicenda all’altra, i molti personaggi ben
caratterizzati, fanno di questo racconto un piccolo gioiello.
“Harry
Jugendflucht investigazioni private” di Paolo Coppo. Racconto geniale e
divertito, pieno di trovate dissacranti, di brio e di ritmo. I tre
protagonisti sono un trio irresistibile, impossibile non fare il tifo per
loro. Il linguaggio adoperato dall’autore è un misto di neologismi e di
termini strettamente tecnici, sicuramente colto ma anche goliardico. E
pensare che tutta la storia ruota attorno al tentativo di un robot dalle
fattezze di un nano di far diventare omosessuali tutti gli abitanti di San
Francisco…!
“Bart, Zaghi e il
mistero degli orizzontali scomparsi” di Fabrizio Graziani. Che fine hanno
fatto le definizioni orizzontali della settimana enigmistica? A risolvere
questo complicato enigma accorrono Bart, che non è Bart, e suo fratello
Zaghi, che naturalmente non è Zaghi… Una commedia degli equivoci camuffata
da giallo dove nessuno è quello che dichiara di essere; scritta
brillantemente e infarcita di una miriade di… rebus.
In definitiva
un’eccellente raccolta di racconti, varia per stile e per contenuti,
nonostante ruoti essenzialmente attorno a tre generi ormai indissolubilmente
legati tra loro: il thriller, il giallo ed il noir. Da non perdere. |