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Crepe imperfette
di Andrea Renaldi
a cura di Gennaro Chierchia
Il
libro si compone di poesie e racconti.
“Truccato di silenzio”. Si può dividere in due parti questa lirica: nella
prima si descrive una chiusura, un muro eretto tra un ragazzo e una ragazza:
“e solo ieri non eri di plastica”; nella seconda, tutto il male di vivere
del protagonista: “ma la morte continua a danzare… / Sul cemento / Sul
deserto / Su ogni angolo dove si poteva respirare”.
“Vendetta”. Il protagonista pare volersi vendicare di una persona che ha
manovrato i fili (si veda la similitudine della “ragnatela”) della sua vita.
“…Una notte come tante”. La notte è il luogo della paura, le sensazioni sono
quelle di un bambino “tra prede e predatori”.
“Proiettili fuori bersaglio”. Una relazione alla deriva, che nonostante gli
sforzi della coppia, si sa essere destinata ad affondare: “Mi obbligavo a
respirare. / Ti obbligo a respirare. / … e affogavamo tinti in un alcolico
rosa”.
“Show di marionette”. Ancora una donna che non è in grado (o non lo è più)
di dare emozioni: “Osservo sbocciare fiori di plastica / sulle tua labbra
lucidate di rosa”. Ritorna il tema della vita “manovrata”, in balìa della
volontà del destino, stavolta: “Ma la vita è uno show di marionette… / Ci
sono quelle belle / Brutte / Buone / e cattive / … ma tutte pilotate da fili
d’esaltazione”.
“Domenica mattina”. La desolazione della spiaggia: “La spiaggia seminata di
sassi e conchiglie / sembra una fanciulla con le lentiggini, / trascurata
dalle mani ancora in vacanza / sfioriva tra bottiglie e cartacce” riflette
quella del protagonista che naufraga in “progetti incompiuti”.
“Un ciao speciale”. L’ineluttabilità della morte: “e tutto quello che era
stato scritto ora aveva un punto”.
“Un giorno estivo”. Una poesia molto enigmatica, da cui si evince il male di
vivere del protagonista, che “sospira” e “graffia” senza pausa, che “nutre
invida e rancore” e che cerca nell’odore del mare la sua quiete.
“Solo un ricordo sfogliando album di vita”. Si analizza quello che c’è dopo,
il sentimento del dopo-sentimento. Come la nostalgia dopo la fine di una
relazione amorosa, o il pentimento per aver fatto del male a una persona che
ora non c’è più.
“Neutro”. La “voglia di esistere / tra il non essere / e l’essere”. In
pratica il rifiuto della vita, lo scomparire, la resa di fronte a
un’esistenza che non si sa come affrontarla.
“Giorni eterni”. La fine di un amore coincide con il suo abbruttimento: “La
bellezza profanata / si eclissa abusata / dopo un giorno… / sembrato
eterno”.
“Buona notte”. La necessità della menzogna: “Mentivo ed ero sincero”.
“Ustioni verbali / colano nascoste, / ornano il pozzo dell’anima / vittima
della paura mentale”.
“Senza titolo”. La fine di una relazione ha la stessa drammaticità della
morte: “Ossa annerite / stesso peso della morte”. “ –lei uccide un passo
indietro–“.
“…?...”. Quando si è presi dal sentimento di “rabbia” allora il mondo sembra
prendersi gioco di te: “Fantasmi di cera al luna park / e niente immagini di
contorno / … ironia di un gioco sregolato”.
“Il giardin di parole e una panchina”. La futilità di un’illusione, il
pericolo in agguato (“pioggia di vetri nell’ombra”) e un cattivo ricordo, o
pensiero, che “schiaffeggia la memoria”.
“Lui e lei”. Più che una poesia, un racconto. Di una coppia in crisi, di un
tradimento, di una morte. Il linguaggio qui si semplicizza ma la scelta
delle parole è azzeccata e commovente.
“Un fiore nella notte”. Ancora una storia d’amore finita male, e l’invito ad
andare avanti, nonostante il ricordo pungente.
“Un suono muto”. Prendere tutto quello che si può dalla vita perché “Siamo
candele che bruciano veloci”. Tuttavia non si può eludere la coscienza, così
“Preghiamo di essere perdonati” dopo che si è preso di tutto. La necessità
di godere, ma anche di costruire qualcosa che abbia un senso.
“Vorrei non perdermi”. Quando uno si sforza di essere parte della vita,
rinnegando se stesso, facendo quello che non è, mettendosi in gioco quando
non vorrebbe: “Ritorno bambola in vetrina, / faccio conoscenza, / faccio il
simpatico, / dipingo un quadro senza sfondo, / (nel vetro un riflesso)”.
“Sognare per cambiare”. Il solo modo che si possiede per realizzare se
stessi è il sogno: “In sogno / il mio volere mi sfiora / e io di nuovo /
scappo al risveglio”. Ma in fondo, realizzarsi, non è la cosa più
importante.
“Angeli tristi”. Sono i drogati, quelli che sono paragonati a un “cupido con
arco senza frecce…”. Quelli che non riescono a dare amore perché non ne
hanno per se stessi.
“Arrivederci”. La tristezza della consapevolezza che “Apparire / Mentire”
sono la “–password del successo”. Che il tempo scivola troppo veloce tra le
mani: “troppe candeline catalogano il tempo perso”. Che bisogna fingere
nonostante tutto: “Io che sorrido a catena senza sbriciolare le labbra…”.
L’ultima poesia è un sunto di tutte le tematiche affrontate nei componimenti
precedenti.
“Un viaggio scomodo”. Un ragazzo, una ragazza, lo scompartimento di un
treno. Un omicidio. La rabbia sgorga improvvisa e senza motivazione. Come
pure il sesso.
“La signora al capolinea”. La morte si presenta, inaspettata, al
protagonista, sotto forma di donna.
“Un giorno qualsiasi per partire”. Un uomo sposato progetta di andare via
con l’amante, che ha rubato un’ingente quantità di denaro e l’ha versata su
un conto all’estero intestato a lui. Ma l’uomo scappa da entrambe le donne,
in più, ricco.
“Un amore morboso”. Un angelo deve “liberare” le anime di una coppia di
suicidi, rimaste intrappolate nel luogo dove i due sono morti. Lui era un
cattolico fanatico che aveva preso con sé la ragazza, che però continuava a
fare la prostituta.
“Avidità”. Il miglior racconto finora letto. Comincia come una storia
generazionale e si trasforma in un noir. Al finale avrebbe giovato
un’attenzione maggiore, la stessa che pervade le sequenze precedenti. La
storia è architettata bene.
“Un risveglio nel buio”. L’anima di un uomo in fin di vita deve scegliere
tra la vita e la morte. La prima intesa come sofferenza, la seconda come
pace.
In generale i racconti si fondono alle poesie per certe tematiche
“mistiche”, che permettono all’autore di interrogarsi sul senso della vita e
su che cosa c’è dopo la morte. E per le storie d’amore che risultano sempre
problematiche. |