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Così parlò De Crescenzo di Gennaro Chierchia
Luciano De Crescenzo non entrò dalla porta principale ma da quella secondaria che dava sul piano inferiore della libreria, immagino per evitare la calca che inevitabilmente si sarebbe formata attorno a lui; ma io ero lì che davo un’occhiata ai libri esposti sulle mensole e così sono stato uno dei primi a vederlo. C’erano cinque o sei persone tra uomini e donne agghindati che gli facevano strada e che lo invitavano a prendere l’ascensore per salire al piano di sopra. Io gli gettavo un’occhiata di tanto in tanto, un po’ incuriosito e un po’ intimorito dalla sua persona, la cui fama di scrittore – e non solo – precedeva l’uomo. Stavo attento a non finire nelle fotografie che scattava il tizio al mio fianco. Nonostante sia avanti negli anni De Crescenzo si mantiene bene fisicamente. Vestiva una giacca celeste e pantaloni tipo jeans grigio scuro e scarpe nere con un po’ di tacco – quando salì sul palco per presentare il suo ultimo libro, “I pensieri di Bellavista”, disse che sperava che avesse avuto una scrivania davanti alla sedia perché aveva sbagliato a mettersi i pantaloni ma che sedendosi il pubblico non se ne sarebbe accorto. Avevo già acquistato il suo libro così quando si spostò di sopra e si sedette al banchetto per fare gli autografi gli andai vicino e dissi, col libro aperto e un pochino emozionato: «Signor De Crescenzo, può mettermi un autografo?», e lui: «Certo, come si chiama?», ed io: «Gennaro». Mi ero portato appresso la penna per precauzione ma lui aveva la sua e scrisse su una delle prime pagine: “A Gennaro Luciano De Crescenzo”. «Grazie mille», dissi, indietreggiai e mi mimetizzai tra la folla mentre lui continuava a fare autografi. Poi ci fu la presentazione in una delle sale dove solitamente vengono proiettati i film – e infatti dopo diedero “Così parlò Bellavista”, il film diretto ed interpretato da Luciano De Crescenzo nel 1985, otto anni dopo avere scritto l’omonimo romanzo. Sul palco c’era lui affiancato da due presentatori, un uomo ed una donna ma io capii subito che non aveva bisogno di aiuto, tanto era bravo da solo ad intrattenere il pubblico e a catalizzare l’attenzione su di sé. La sala si riempì in un batter di ciglia – una sala molto capiente – e la gente, seppure non c’era più posto, continuava ad entrare e restava in piedi addossata alle pareti. Si applaudiva e si rideva spesso alle sue battute, alla sua verve comica, ai suoi aneddoti familiari e non; si seguiva con attenzione quello che diceva a proposito della sua vita privata – abita a Roma per motivi di lavoro e “vive” tra il Colosseo e Piazza del Popolo – e si apprezzavano i suoi consigli, come quello di eliminare l’automobile perché si vive meglio. In prima fila era presente Gerardo Scala, l’attore che vent’anni prima aveva interpretato il poeta nel film “Così parlò Bellavista”; alla fine salì sul palco e lodò lo scrittore per avere contribuito a diffondere la filosofia, rendendola semplice e alla portata di tutti – l’autore stesso dichiarò scherzosamente che lui non scriveva i libri, li copiava: prendeva un libro difficile e lo riscriveva con parole semplici perché fosse comprensibile a tutti. Di De Crescenzo mi è rimasta impressa nella mente questa frase: «Io sono tra quei quattro-cinque scrittori che riescono a vivere con la propria scrittura». Una lezione importantissima per me che ci provo a fare lo scrittore e che mi mette in guardia dal farmi inutili illusioni. Devo confessare che non ho mai letto un libro per intero di Luciano De Crescenzo e che comincerò proprio con questo “I pensieri di Bellavista”, una raccolta di pensieri che a detta dello scrittore debbano essere letti uno alla sera prima di addormentarsi – infatti ne sono trecentosessantacinque. «Quindi il libro dura un anno», ha concluso scherzosamente lo scrittore. Già ne ero convinto, ma ora lo sono ancora di più, che incontrare uno scrittore è un’esperienza formativa, soprattutto per chi, come me, ha la passione della scrittura; attraverso le esperienze degli scrittori si possono imparare molte cose. Ad esempio, De Crescenzo ha detto che se non ci fosse stato Maurizio Costanzo a lanciare in televisione il suo primo libro, “Così parlò Bellavista”, ora sarebbe un ingegnere in pensione e non lo scrittore di successo tradotto in diciannove lingue e che ha venduto milioni di copie nel mondo – prima del lancio televisivo lo stesso libro aveva venduto “solo” dodicimila copie, ma dopo essere stato pubblicizzato in TV raggiunse quota seicentomila. Si deduce che la fortuna è fondamentale per chi vuol fare lo scrittore ma, dato il caso, anche il talento e la predisposizione a catturare l’attenzione del pubblico, la personalità. De Crescenzo mi ha stregato per questa sua naturale vocazione al discorso, alla parola, all’aneddoto, che sono importantissimi se si vuole catturare l’attenzione del pubblico, soprattutto durante la presentazione di un libro – me ne sono accorto prendendo parte alle presentazioni del volume collettivo “Faximile, 49 riscritture di opere letterarie” essendo uno degli autori. Ora non mi resta che leggere “I pensieri di Bellavista” ma non credo che riuscirò a leggerne uno alla sera come ha consigliato di fare De Crescenzo, ma è bello pensarlo. |
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