Ipse scripsit

http://www.gcwriter.com

 

Come ti racconto Napoli

di Gennaro Chierchia

 

Stai andando alla presentazione di un libro pubblicizzata sul depliant che con fare ammiccante ti ha porto una hostess molto carina quando hai varcato l’ingresso di Castel dell’Ovo. Pensi: sarà la solita storia: tre-quattro persone di mezza età seduti dietro a una scrivania che parlano a turno di un libro. A proposito, come si intitola questo? Vedi Napoli e poi scrivi.

Ne hai viste così tante di presentazioni che questa te la figuri uguale a tutte le altre: una sala stracolma di sedie e un pubblico che occupa solo le prime due file; una scrivania lunghissima al di là della quale emergono i busti dell’editore e del curatore e del giornalista – o politico – amico dell’editore. Quelli parlano e il pubblico si dà i pizzicotti per non addormentarsi.

Dove sta la Sala Maestrale?, ti chiedi guardandoti in giro. Alla tua destra c’è un tizio travestito da… gufo e il tuo primo pensiero nel vederlo è che a Galassia Gutenberg quest’anno hanno fatto le cose in grande: hanno messo su una sala per intrattenere i bambini mentre i genitori vanno su e giù per il castello a guardarsi gli stand e a sfogliarsi i libri con tutta calma. Ma quel nome, «Homo Scrivens», scritto a caratteri cubitali sulla maglietta del gufo non ti è nuovo, così apri il depliant e nel riquadro dove è riportata la notizia della presentazione di Vedi Napoli e poi scrivi leggi che «intervengono il curatore Aldo Putignano e la compagnia di scrittura Homo Scrivens». A questo punto ti domandi a che razza di presentazione ti accingi ad assistere che ti accoglie con un gufo – tra l’altro fa un caldo bestiale e sei in pena per il povero cristo che sta dentro al costume.

Capisci subito che non è la solita presentazione perché innanzitutto non c’è nessuna scrivania e dietro, non ci sono persone in giacca e cravatta che parlano e parlano e parlano… Altra cosa che ti salta subito agli occhi la gente presente in sala: così tanta che sta in piedi, per un libro!, ti dici stupito. Per la prima volta nella tua vita ti senti orgoglioso di fare parte di un pubblico e già che ci sei dài uno sguardo al banchetto alle tue spalle e sborsi dieci euro per comprartelo ’sto Vedi Napoli e poi scrivi, ché sennò ti senti fuori del gruppo, come quel Frusciante Jack. Poi scopri che questi Homo Scrivens hanno pubblicato pure un libro tutto loro, un certo Faximile - 49 riscritture di opere letterarie; la copertina è accattivante, il volume è bello grosso nonostante sia un tascabile e alla fine te lo compri. Nel portafogli non ti è rimasto un centesimo e ti ricordi che quella sera devi offrire il cinema a quella ragazza che tanto ti piace a cui finalmente hai strappato un appuntamento…

Non hai mai visto tanti scrittori tutti assieme. Non hai mai visto scrittori con indosso un drappo bianco o un vestito da strega. Non hai mai sentito scrittori recitare parole con tanto trasporto. Non hai mai sentito, né visto recitare la città di Napoli in un modo così originale, e coinvolgente.

Il pubblico è attento, nell’aria echeggiano solo le parole del libro, a volte di una voce, a volte di un’altra. E non ti stupisci quando, da un racconto, vengono fuori un sacco di parolacce anzi, ti dici di tenerle a mente per usarle quando ti capiterà di essere imbottigliato nel traffico come il tassista protagonista della storia.

Arriva il momento dei ringraziamenti, Aldo Putignano congeda i presenti ma tu vorresti gridargli di non farlo, che ne vorresti ancora.

Fuori fa un caldo che ti scioglie i vestiti addosso. Potresti andare a qualche altra presentazione ma ti accorgi che lì, nell’angolo, c’è un po’ di ombra. Allora ti siedi e apri Vedi Napoli e poi scrivi e cominci a leggere: «Si potrebbe dire un giorno: “Sapete che c’è di nuovo? Visto che di Napoli non si può tacere, allora parliamone tutti, però non parliamone a vanvera, proviamo a riflettere, proviamo a guardare, prima di parlare…”».


 Stampa questa pagina

 Segnala questa pagina a un amico