| Ipse scripsit | |
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Chiudersi nei generi di Gennaro Chierchia
Mi chiedo se uno scrittore debba per forza identificarsi in un genere letterario per avere successo e se ciò risulti essere una sorte di prigione. Io per esempio spazio dal pulp al sentimentale senza pormi problemi. A proposito: uno scrittore in un forum sul web ammetteva di eccellere nei concorsi letterari di fantascienza pur ignorando praticamente tutto di questo genere e si chiedeva se fosse questa la strada giusta per scrivere. È una considerazione che trovo appropriata; perché chi non sa proprio niente di un determinato genere letterario può trovare nuove chiavi di lettura col quale affrontarlo, rinnovandolo e al contempo rimanendo alla larga dai clichè che esso impone. Inoltre, se è vero che uno scrittore deve essenzialmente scrivere di sé, di ciò che sente in un preciso istante della propria vita, di ciò che la vita gli dà e gli porta via, possibile che scriva sempre di determinati argomenti piuttosto che di altri? Ovvero: cosa succede se uno scrittore che ha sempre scritto storie sanguinolente di punto in bianco – magari perché è innamorato – decide di scrivere una storia d’amore? Si trattiene? E se la scrive viene messo alla gogna dai lettori? In parole povere: uno scrittore deve essere coerente con ciò che scrive o con ciò che è? |
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