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Chiedi alla polvere
di John Fante
a cura di Elena Liguori
«L’ho
intitolato “Chiedi alla polvere” perché in quelle strade c’è la polvere
dell’Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una
cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di
un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una
pace che non potrà mai raggiungere. E c’è una ragazza ingannata dall’idea
che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro».
Così John Fante, nel prologo del suo più famoso romanzo, motiva il titolo
scelto, in cui chiama la polvere come testimone di una storia, quella di
Arturo Bandini. La polvere diviene, in fondo la componente fondamentale di
tutto il romanzo, una specie di co-protagonista, perché intreccia alla
storia di Bandini tutte le altre storie di cui è stata testimone. «Polvere,
vecchie case e vecchia gente seduta alle finestre, vecchi che uscivano
traballando dalle porte, e che si trascinavano lungo le strade buie. Vecchi
condannati a morire al sole, e qualche dollaro in banca, abbastanza per
abbonarsi al “Los Angeles Times”, abbastanza per tenere viva l’illusione che
questo fosse il paradiso e che le loro casette di cartapesta fossero
castelli. Eccoli i miei concittadini, i nuovi californiani. Con le loro
camiciole a colori vivaci e i loro occhiali da sole erano in paradiso e si
sentivano a casa». Fra queste “persone-polvere” si muove Arturo Bandini;
cercando di diventare scrittore, provando a vivere «nonostante il fatto di
essere cattolico» (Baricco), e tentando di sposare Camilla Lopez, la ragazza
ispano-americana che voleva assolutamente far parte di quelli che si
affannavano perché li riteneva felici. Di questi tre tentativi, solo uno gli
riesce: diviene realmente uno scrittore e pubblica un libro. Camilla invece
la perde. La perde per il semplice fatto che in realtà lei non gli è mai
appartenuta: la sua piccola “principessa Maya” appartiene ad un altro mondo.
Se ne rende conto, Bandini, quando va per la prima volta a casa sua e la
trova in pessimo stato: «lei apparteneva alle terre ondulate, ai deserti
sconfinati, agli alti picchi, avrebbe devastato qualsiasi abitazione, fatto
scempio di una piccola prigione come quella». Un sognatore, un ossessionato,
un romantico: tutto questo è Bandini. «Diventare un uomo migliore: sempre
quella era l’idea di Arturo Bandini, di diventare un grand’uomo, di
scrollarsi la polvere della strada, di amare uomini e bestie nello stesso
modo».
Chiedetelo alla polvere. |