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Cento lettere a uno sconosciuto
di Roberto Calasso
a cura di Gennaro Chierchia
Un libro che ho
letto per motivo di studio, non di piacere, questo devo
specificarlo. Perché esso non è né un romanzo (nonostante il titolo sia così
suggestivo da suggerirlo) né una raccolta di racconti o saggi o altro. È
invece una cernita di cento, appunto, tra i 1068 risvolti di copertina che,
il direttore editoriale della casa editrice Adelphi, Roberto Calasso, ha
scritto tra il 1965 e il 2003, pubblicata in occasione del quarantesimo anno
dell’uscita del primo libro Adelphi e il numero 500 della collana “Piccola
Biblioteca” in seno alla stessa casa editrice. Ebbene, a parte la bella
prefazione, qui intitolata ironicamente “Risvolto dei risvolti”, in cui
Calasso chiarisce la funzione “esplicativa” dei risvolti di copertina e la
difficoltà nel comporli (giacché essi sono tra le prime “cose” che leggono
coloro i quali intendono comprare un libro, e grazie ai quali si fanno
un’idea del suo contenuto), il libro è un susseguirsi di trame, di resoconti
e riassunti che, letti l’uno dopo l’altro (così sono “posizionati” nel libro
per ovvi motivi di spazio) spiazzano il lettore per l’enorme quantità di
informazioni, di dotte informazioni, che essi contengono. L’autore ha
una cultura vastissima, che gareggia con quella che deve illustrare, e per
forza di cose mette insieme le idee degli scrittori e le proprie, creando
quasi dei saggi brevissimi su argomenti quali il Buddhismo piuttosto che la
psicanalisi o la filosofia. Se da una parte la lettura risulta, per certi
“risvolti”, di difficile comprensione data la natura degli argomenti
trattati, dall’altra è piacevole, giacché ci si immerge, anche se appena
appena sotto il filo dell’acqua, in ognuno dei libri presi in esame. Così si
ha una panoramica vastissima, anche se solo accennata, di due cose
essenzialmente: la Storia, coi suoi personaggi, noti e meno noti, e il
genere di libri preferiti, e quindi pubblicati, dalla casa editrice Adelphi.
Ed è fatto straordinario (almeno così è a me apparso), accorgersi che tutti
questi titoli, seppure sono una “scelta” fra tanti, siano tutti accomunati
da una corsa verso la verità, verso una chiarezza definitiva sul senso della
vita, sia che siano essi saggi, romanzi o biografie. Così si comprende il
progetto editoriale dell’Adelphi, che è quello di pubblicare opere che diano
innanzitutto risposte (non importa quanto vere o esatte, purché abbiano il
coraggio di indicare un cammino), che non siano fini a se stesse, che
siano “impegnate” ma non prive di ironia (anzi, questa sembra essere la dote
più richiesta per entrare nella “scuderia” Adelphi), insomma che facciano
pensare. Leggere Cento lettere a uno sconosciuto (tra l’altro
titolo bellissimo, e azzecatissimo, essendo i risvolti delle vere e proprie
lettere indirizzate agli sconosciuti-lettori, come spiegato nella
prefazione) è come sfogliare le prime pagine di cento diversi libri:
un’operazione non affatto “scontata”, che anzi può celare inaspettate
sorprese. |