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Camminanti
di Fabio di
Majo
a cura di
Gennaro Chierchia
Io credo che in poesia bisogna cogliere l’attimo, il momento, l’eccitazione
che produce bellezza, quella scarica elettrica che non sai da dove viene e
produce energia, energia e mentale e poetica, che mette in fila uno due tre
versi che suonano da dio, che riletti ti lasciano a bocca aperta e per suono
e per significato. In questa silloge di di Majo ho trovato questo: l’attimo,
lo sprazzo giusto, il tocco di un momento che ti resta dentro, e per sua
natura circoscritto a versi brevi, come: “un amore si misura / anche alla
sua deriva” (da “Bufere d’amore”) o “parola / qualcosa che / è troppo
rumore” (da “Abusi di parole”) o “Quanto ci separa ancora / da noi stessi?”,
“ma lo splendore è sempre pronto / a nascere dove / l’amore è puro atto di
fede”, “la scelta di farlo ugualmente / questo è anche l’amore” (da “Una
storia”). I “camminanti” siamo noi, in perenne movimento verso cosa, verso
chi? Nel libro si fa spesso riferimento al nomade, al vagabondare, alla
ricerca. Il libro è sicuramente una metafora dell’esistenza, una perenne
ricerca di risposte a cui di Majo oppone infiniti interrogativi e cerca le
sue risposte, attraverso la rabbia di versi che sembrano slogan, che
andrebbero letti come una canzone, una canzone rap. Versi che chiedono di
essere ascoltati, che gridano un bisogno e che hanno dentro la
rabbia-rassegnazione di sapere di non essere ascoltati, di essere incisivi
finché stanno sulla carta. Si passa dall’amore al cammino di ciascuno di noi
alla denuncia politica (si veda la poesia “Contro”) in questo libro di versi
semplici che potrebbero leggersi come prosa se non fossero abilmente
interrotti nella forma poesia. Un libro scritto con l’anima senza dubbio, la
voglia di comunicare un malessere ma anche la gioia di vivere nonostante le
brutture del reale, che ha la forza delle cose scritte col cuore, senza
tanti artifici né maschere e timori. |