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C’è bisogno di stupirsi

di Gennaro Chierchia

 

L’altro giorno sono andato al cinema a vedere il film “Le cronache di Narnia”, tratto da un libro scritto da un autore amico del più famoso Tolkien, quello de “Il signore degli anelli”. Confesso di non sapere nulla del libro, né tanto meno dell’autore e di non prediligere nemmeno questo tipo di pellicole, il genere fantastico. Ma quando vado al cinema non sto a preoccuparmi di cosa vedrò ma con chi ci andrò: per me l’importante è essere in buona compagnia, tutto il resto non mi importa. Il film, che parte bene, con un’atmosfera – quella della foresta di Narnia – incantata e incantevole, con la bambina protagonista che più dolce non si poteva trovare, con la comparsa dell’ambiguo fauno, con degli effetti speciali stupefacenti – ma oggi, si sa, con la computer grafica, nulla più è impossibile – con una storia così così con delle evitabili cadute di stile – la comparsa in incognito di Babbo Natale che consegna le armi ai protagonisti per combattere l’illegittima regina di Narnia, il doppiaggio di Aslan, il leone/eroe, piuttosto ridicolo, il modo poco originale con cui esso resuscita, il finale scontato – mi ha portato a fare la seguente considerazione: che avevo bisogno di stupirmi. Infatti vedendo il film, io che sono un adulto e che, quindi, sono smaliziato, combattevo tra il farmi rapire dal fascino fiabesco della storia e il mio senso critico, che notava i punti critici/ridicoli – vedi sopra – del racconto. Ma è durato poco, allorché mi sono detto: o guardi il film come lo guarderebbe un bambino o abbandoni la sala. Così sono rimasto per godermi lo spettacolo, perché di questo si trattava, e l’ho guardato facendomi avvolgere dalla magia della storia, dalla sua innocenza. E sono rimasto soddisfatto, di avere chiuso per un attimo i ponti con la realtà, di avere vissuto una vita straordinaria, di essere tornato bambino per un paio d’ore. Perché c’è bisogno di tornare a stupirsi oggigiorno, per essere in grado poi di sopportare un mondo sempre più brutto, sempre più al centro della strada verso l’autodistruzione.


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