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Blackout

di Gianluca Morozzi

a cura di Gennaro Chierchia

 

Aldo Ferro, Claudia e Tomas. Tre persone: un serial-killer spietato dalla doppia vita ineccepibile; una giovane ragazza che si mantiene all’università facendo la cameriera in un bar di dubbio gusto; un adolescente innamorato perso della propria fidanzata con cui sogna di andare ad Amsterdam. Tre esistenze diverse prigioniere di un luogo chiuso, stretto, claustrofobico quale il vano di un ascensore; il quindici di agosto, di domenica. Nessuno che viene a soccorrerli, nessuno che ascolti le loro grida di aiuto. Soprattutto, c’è una bomba a orologeria in mezzo a loro, una bomba fatta di carne e ossa che sta per scoppiare: Ferro. A mano a mano che passano le ore il controllo che Ferro ha sulla propria persona cede, la corazza di uomo perbene si allenta e lui non può che essere ciò che è realmente: un assassino. È solo questione di tempo. Il tempo che i tre occupanti dell’ascensore passano provando a tirarsi fuori della cabina, a studiarsi a vicenda, a pensare, a immaginare per cercare di non uscire di testa. Tempo che non passa mai. Eppure tutto non è come sembra, c’è qualcosa altro che sfugge loro e sfugge a noi lettori. Qualcosa che Gianluca Morozzi ci indica qua e là durante la narrazione ma che è abile a non svelare, che ci è chiaro solo nelle ultime pagine. E che rivela un mondo cinico e spietato quale quello che noi viviamo; un mondo dove l’uomo non conta nulla e che è solo un mezzo per la propria affermazione personale. Romanzo thriller-sociologico, dunque, che mette a nudo le debolezze di noi esseri umani di fronte alle situazioni ostili e alle nostre aspirazioni personali-professionali. Un romanzo che fa ottimamente il suo lavoro; di intrattenitore, di critica. Con un linguaggio camaleontico, che cambia a seconda delle situazioni che si prendono in esame, a seconda dei personaggi che si analizzano di volta in volta, passando dalla mente folle di Ferro a quella ingenua e obnubilata dall’amore del giovane Tomas. Un romanzo da leggere assolutamente, che ridà una botta di vita (e di morte) alla narrativa italiana.


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