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Baudolino

di Umberto Eco

a cura di Gennaro Chierchia

 

La storia, colossale, di un mentitore. Le prime pagine faticano a prenderti, grazie alla pergamena su cui Baudolino – il personaggio protagonista – scrive in un italiano e in un latino non proprio corretto anche se spiritoso. La forza di questo romanzo “storico” sta proprio nel non prendersi troppo sul serio; d’altronde come trattare seriamente una storia che si basa quasi esclusivamente sulla bugia? È un romanzo di formazione: Baudolino è un poveretto che viene ceduto dal padre Gagliaudio al sacro romano imperatore Federico detto il Barbarossa per garantirgli un futuro migliore ma anche per avere una bocca in meno da sfamare in casa; al suo seguito gira il mondo, studia a Parigi, assiste alla capitolazioni di decine di comuni, all’eterna lotta tra il papato e l’impero per la conquista del potere. Ed è proprio per garantire al padre adottivo la supremazia sul papato che Baudolino spaccia la scodella di legno in cui beve il padre morente per il Gradale, ovvero la coppa in cui bevve Gesù durante l’ultima cena; essa infatti sarà la reliquia che il Barbarossa dovrà portare al Prete Giovanni per ottenerne la benedizione e accrescere i propri poteri. Ma il viaggio per raggiungere il regno del prete si presenta colmo di insidie naturali e di esseri bestiali; è questa la parte più bella del romanzo: le pagine scivolano via veloci nonostante le consuete minuziose descrizioni di luoghi e di creature e le appetitose sottostorie; gli intrighi e i misteri che via via si presentano accrescono il desiderio della lettura. Il Barbarossa muore ucciso involontariamente da Baudolino e il regno del Prete Giovanni non sarà mai raggiunto; tuttavia Baudolino trova l’amore in una creatura dei boschi che si fa chiamare Ipazia. Messo in fuga dagli unni bianchi approda a Costantinopoli dove racconta la propria storia al saggio Niceta mentre i crociati saccheggiano la città. È un finale amaro, che non arreca alcun beneficio a Baudolino, che anzi appare così insoddisfatto della propria vita che parte di nuovo alla volta del regno del prete per riabbracciare, semmai ci riuscirà, la sua amata Ipazia da cui ha avuto un figlio. Un finale così triste – tra l’altro aperto – stride col tono picaresco e giocoso del romanzo e lo si vorrebbe diverso. Arduo discernere – a meno che non si possieda una cultura pari a quella dell’autore – i fatti dalla finzione; tuttavia il messaggio finale di “Baudolino” sembra essere proprio quello di non fidarsi della Storia.


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