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Animal factory
di Edward Bunker
a cura di Gennaro
Chierchia
Ron
Decker viene rinchiuso a San Quentin perché spacciava droga. È un tipo
intelligente ed è pure carino, particolare da non trascurare per i carcerati
della prigione, che vedono in lui una checca.
Fortunatamente
Ron incontra subito la persona giusta, Earl Copen, un galeotto avanti negli
anni ma con la forza di una tigre.
Superata la
diffidenza iniziale (anche Earl, quand’era più giovane, se la spassava con
un carcerato) Ron inizia a frequentarlo tutti i giorni e a fare amicizia con
i suoi amici.
A San Quentin è
importante decidere da che parte stare, dato che nella prigione è scoppiata
la guerra razziale. Da una parte ci sono i bianchi ed i messicani,
dall’altra i neri. Ogni giorno scoppia una lite, ogni giorno ci scappa il
morto.
Grazie ai
consigli di Earl Ron sconta la sua pena senza intoppi, finché un galeotto
grosso quanto un armadio non decide di fargli delle avance.
Ron non può
rivolgersi alle guardie, perché fare la spia è l’infamia più grande che
possa commettere e non vuole coinvolgere Earl, al quale deve già molto. Non
ha altra scelta: deve ammazzare l’energumeno.
Earl riesce a
sapere del guaio in cui si è cacciato l’amico. Crede che basta spaventare
l’uomo per evitare a Ron, che tra l’altro sta per uscire di prigione, di
commettere l’omicidio. Ma le cose vanno storte perché l’uomo reagisce e Earl
viene accusato di averlo accoltellato, mentre è stato Ron…
Edward Bunker è
stato in prigione per molti anni e in prigione si è appassionato alla
lettura e ha cominciato a scrivere. Tutti i suoi romanzi sono incentrati sul
carcere e sulla delinquenza. La sua grandezza di scrittore sta proprio nel
narrare i fatti senza falsi moralismi e senza fronzoli. Nei suoi scritti la
prigione diventa lo specchio della condizione umana.
Egli narra la
violenza, certo, ma narra sopra tutto l’amicizia ed il rispetto. |