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America oggi,
le versioni di Raymond Carver secondo Altman
di Raymond Carver
// Robert Altman
a cura di Simona
Vassetti
L’originalità
del film di Robert Altman, presa dagli splendidi racconti di Raymond Carver
è nel suo sguardo disincantato, nel modo di ritmare gli otto episodi del
film, nei tagli dati alle storie intrecciate e nella conduzione di una
squadra di attori diversissimi, ma tutti fantastici e pienamente nel ruolo.
Per Altman in “America oggi“ regna sovrana l’inciviltà, tutti i mali della
società sono presenti alla loro massima potenza e non ci sono speranza,
normalità e sensibilità; niente e nulla si riesce a salvare, soprattutto i
pochi personaggi positivi del film, perché quest’America pensa solo a
divertirsi ed ubriacarsi, e riesce solo ad essere nervosa, egoista, venale,
negativa, vendicativa. L’abilità di Robert Altman sta nel metterci davanti a
storie solo negative e riuscire anche a farci sorridere, oltre che piangere,
arrabbiarci e farci restare fortemente sdegnati, senza però giudicare,
perché nella vita reale tutto va avanti e persino il terremoto atteso da
tutti non spaventa più nessuno. Tutti i personaggi/protagonisti delle
storie, sono diventati fatalisti e pronti ad accettare il cambiamento che
avverrà nella loro vita; tutti sono disincantati ed hanno perso la voglia di
lottare e costruirsi una vita diversa da quella che l’orribile società
americana gli ha confezionato.
Questo film di
Robert Altman supera le sue prove migliori (ricordiamo infatti “Mash” e
“Nashville”) con un capolavoro assoluto della storia del cinema, riuscendo a
tradurre visivamente l’allucinante realtà descritta da Raymond Carver nei
suoi racconti.
Racconti
in cui sono le piccole cose ad essere protagoniste, così come le persone
“piccole” che s’inseriscono in grandi tragedie, in drammi sociali
quotidiani, come l’incomunicabilità e l’isolamento della società americana.
Trionfa in queste
storie la banalità, il grigiore d’esistenze incolori che si trascinano
pesantemente, che fanno luce su una realtà americana fatta di minidrammi ed
angoscia, una realtà che sfata il mito edulcorato del paese perfetto e
meraviglioso. La realtà che solo Raymond Carver, più realisticamente di
altri scrittori contemporanei, ha saputo descrivere. Gli eroi carveriani,
infatti, restano tragicissimi uomini e donne in bilico, svuotati dentro,
sospesi. Una sospensione esistenziale che è metafora dell’incompiutezza
perpetua dell’uomo e di ogni suo atto.
Forse una
traduzione sullo schermo che risulta troppo amara, impietosa e persino
disperata, ma che si allinea perfettamente alla sensazione del lettore dopo
un racconto di Raymond Carver: i dialoghi dello scrittore restano reali,
così come il finale di ogni storia resta sospeso. Carver, genialmente,
conduce il lettore sull’orlo di un precipizio invisibile, ed Altman,
passando da un’ambientazione di una storia ad un’altra, rende
meravigliosamente la sensazione di questo precipizio immaginario,
trascinando lo spettatore lì dove non avrebbe immaginato: nel vuoto,
appunto. |