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Alta fedeltà
// High fidelity
di Nick Hornby //
Stephen Frears
a cura di Simona
Vassetti
Nick
Hornby è uno scrittore molto amato dalla generazione dei trentenni, perché
attraverso i suoi protagonisti riesce a rappresentarla in maniera efficace.
Gli uomini descritti da Hornby sono costantemente alle prese con le loro
passioni: il calcio per Paul, la musica per Rob e la sindrome da eterno
Peter Pan per Will, protagonisti dei suoi romanzi. Essi cercano di
integrarle, a fatica, nei rapporti con l’altro sesso. Nick Hornby
rappresenta se stesso, ossia l’eterno ragazzo amante della musica e del
calcio – è un grande tifoso dell’Arsenal.
Alcuni dei suoi romanzi sono diventati film di successo: tra questi uno dei
più riusciti è “High Fidelity” diretto da Stephen Frears nel 2000. Rob è
proprio l’alter ego di Hornby, un 35enne che vive la propria vita libero da
ogni responsabilità, gestisce un negozio di dischi rari e si diverte con i
suoi amici/commessi, Dick e Barry, a giocare alla top-5, ossia stilare la
classifica delle cinque canzoni più belle dei Beatles, oppure le cinque più
belle canzoni col protagonista che si va a schiantare con l’auto, ecc.. Tale
gioco diventa una vera e propria ossessione per Rob e gli altri, essendo
vagamente frustrati dell’essere dei fruitori passivi della musica piuttosto
che autori.
Il romanzo ripercorre la vita di Rob attraverso la top-5 che, oltre a
concentrare citazioni di musica pop dagli anni ’60 agli anni ’80, descrive
le più memorabili fregature d’amore vissute, raccontandola in maniera
ironica e divertente, ma questo non è altro che un espediente letterario per
una riflessione sul percorso dall’adolescenza alla maturità.
Che lo scrittore inglese ami una certa musica, è evidente anche da una
raccolta, una top-31 da lui curata, di articoli musicali relativi a vari
generi in “Tutta un’altra musica”. Le sue canzoni preferite Nick Hornby le
sceglie perché lo hanno colpito, o semplicemente perché l’hanno accompagnato
lungo tre decenni di appassionato ascolto. E visto che per lui il pop ed il
rock ricoprono un ruolo di primissimo piano, questo viaggio musicale gli
offre anche delle incursioni nella sua vita professionale e familiare,
nell’Inghilterra pre e post-thatcheriana e nell’America degli anni Settanta
visti con gli occhi di un adolescente. Le canzoni di questa classifica
restano il punto focale della raccolta, seguono un percorso originale e
rigorosamente cronologico, come solo un fan della musica può saper
ricostruire.
Per
quello che riguarda l’ambientazione originale londinese, è stata cambiata e
l’azione è stata spostata negli Stati Uniti, a Chicago, proprio per
l’affollarsi di film ambientati a Londra quali “Notting Hill” e “Sliding
Doors” e per certe affinità di ambienti e personaggi. Comunque lo
spostamento nella città americana si percepisce poco, in quanto Chicago
rimane sullo sfondo e le azioni avvengono in stradine e villette ed i
protagonisti s’incontrano in pub che potrebbero trovarsi benissimo a Londra.
Oltre all’ambientazione nel film è stata cambiata radicalmente la colonna
sonora, portandola dagli anni ’60 e ’70 verso più fruibili autori degli anni
’80 ed oltre, con un ricorso marginale ai classici del soul, country e del
R&B. Sola eccezione è “Let’s Get It On” di Marvin Gaye, che funge un po’ da
motivo conduttore del film e della storia d’amore tra Rob e la sua compagna
Laura. |